Nikola Tesla

Nikola Tesla, il genio perduto

Molti ne conoscono solo il nome, altri ne hanno sentito parlare in riferimento all’energia elettrica, ma Nikola Tesla fu un fisico e ingegnere meccanico ed elettrico dalle grandi capacità intellettuali unite ad una estrema dote pratica. Di nazionalità serba, nacque nella cittadina croata di Smilijan il 10 luglio 1856 da un rigoroso sacerdote ortodosso ed una donna poco istruita ma dotata di grandi doti inventive. Entrambi gli trasmisero un profondo rigore morale, che lo portò ad interessarsi di scienza e tecnica fin dai quattro anni, quando si accorse della carica elettrostatica che si produceva strofinando la mano sul pelo del proprio gatto.

Quarto di cinque figli, frequentò il liceo a Karlovac, terminando il periodo previsto di quattro anni nel giro di soli tre anni. Si iscrisse alla facoltà di Ingegneria Elettrica presso il Politecnico austriaco di Graz nel 1875 e secondo alcune fonti ricevette qui il Baccalaureato; secondo l’Università sembra invece che non continuò oltre il primo semestre del terzo anno, durante il quale smise di frequentare lezioni. I pareri sulla sua laurea sono tuttora discordi in merito, anche se viene a tutti gli effetti definito ingegnere.
Nel 1880 fu convinto dal padre a frequentare la Charles-Ferdinand University di Praga, dove venne influenzato da Ernst Mach. Alla morte del padre, lasciò di nuovo gli studi.

Quello che ancora oggi è sepolto sotto un certo strato di oscurità, sembra tuttavia essere stato uno dei più grandi geni al mondo, ed al quale dobbiamo parecchie invenzioni, delle quali usufruiamo ai giorni nostri, e che hanno contribuito ad inaugurare la Seconda Rivoluzione Industriale.

Nicola Tesla nel laboratorio di Colorado Springs

A partire dalle prime scoperte, come quella del campo magnetico rotante, avvenuta nel 1882, all’invenzione del motore a induzione con l’accompagnamento della corrente alternata a lunga distanza di trasmissione elettrica, avvenuto nel 1888, i brevetti di Tesla diedero un supporto decisivo alla nascita dell’energia elettrica commerciale e agli sviluppi dell’elettromagnetismo tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo. Altri dispositivi elettrici e meccanici costituirono le fondamenta dell’attuale wireless, ma ve ne furono altri che passarono per molto inosservati, come la bobina e la candela; alcuni di questi furono utilizzati poi da Guglielmo Marconi (ed a quest’ultimo ingiustamente attribuiti), diventando noti solo con lui.
In pieno XX secolo la fama di Tesla, che parlava anche correntemente otto lingue, era in grado di rivaleggiare con quella di qualunque altro scienziato o inventore tipico della cultura popolare. Elementi di robotica, radar, telecomando ed informatica, per l’espansione della balistica, di fisica nucleare e fisica teorica sono contenuti in nuce nelle sue teorie ed invenzioni.

Vera Di Donato

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Fonti di riferimento:

http://www.crystalinks.com/tesla.html
http://en.wikipedia.org/wiki/Nikola_Tesla

 

Benjamin Solari Parravicini

Benjamin Solari Parravicini, Buenos Aires, 8 agosto 1898 - Buenos Aires, 13 dicembre 1974

Benjamin Solari Parravicini (Buenos Aires, 8 agosto 1898 – Buenos Aires, 13 dicembre 1974) è stato un pittore e scultore argentino, apprezzato per le sue grandi doti artistiche e per una lunga serie di disegni che costituirono delle vere psicografie profetiche.

Maggiore di otto figli, era soprannominato Pelón e trascorse tutta la sua infanzia e la giovinezza ne “La Casona”, una casa colonica di Vicente Lopez, ad Olivos, a 10 km a nord di Buenos Aires.

Realizzatosi fin da giovanissimo nella pittura, espose anche a Liegi, in Belgio, dove vinse una medaglia d’oro e re Alberto acquistò uno dei suoi quadri. Rientrato a Buenos Aires, insegnò presso il Liceo di Spagna e divenne responsabile del Dipartimento delle Arti presso la Banca Municipale della città, infine direttore artistico della Galleria d’Arte di Buenos Aires e, dal 1948, segretario della Associazione per lo Sviluppo delle Arti.

Proprio ad Olivos iniziarono le prime manifestazioni legate alla sua particolare intuizione: fin da giovanissimo, infatti, Parravicini era solito trovare una collocazione ad oggetti ma anche a persone scomparse, anche se fu solo nel 1938 che manifestò appieno le proprie capacità. Svegliatosi all’improvviso, percepì un forte odore di salsedine e di alghe, e poi una voce femminile che raccontava come si stesse staccando dalla realtà terrena e fosse al contempo circondata da immagini meravigliose. Parravicini, inizialmente ignaro, stava assistendo, in una sorta di semi-trance, alla morte della poetessa Alfonsina Storni, che proprio quella notte di ottobre del 1938, si suicidava, annegando nelle acque di Mar del Plata, a 450 km da lì.
Già qualche anno prima l’uomo aveva manifestato un’espressività artistica del tutto inconsueta, quando le sue mani, senza controllo, erano lasciate libere di scrivere e disegnare cose che sarebbero accadute – sembra – molti anni dopo. Le psicografie di Parravicini non furono accolte con grande gioia dall’artista, che inizialmente ne fu intimorito, al punto da strappare numerosi disegni. La maggiore attività si espresse soprattutto tra il 1936 e il 1940, anche se le psicografie profetiche lo accompagnarono per tutta la vita.

L’amore per l’arte e l’espressione delle sue capacità profetiche avvenivano principalmente attraverso degli schizzi, che rappresentavano vere e proprie profezie, tanto che fu definito il Nostradamus d’America. Fabio Zerpa, l’autore che ne curò la biografia, seppe dallo stesso artista del suo primo contatto con gli UFO. Parravicini era seduto su una panchina sul marciapiede di Avenida Nueve de Julio, nel centro di Buenos Aires, quando due persone si avvicinarono. Una luce enorme, proveniente da un’astronave aliena, li avvolse, trasportando tutti e tre in una stanza  circolare con pannelli luminosi e un tubo centrale. Lì vi erano altri esseri simili a quelli che lo avevano condotto al suo interno. La comunicazione avvenne telepaticamente; uno dei due personaggi gli avrebbe detto “Tu devi predicare l’amore. L’universo è armonia. Noi stiamo guardando. Il comportamento umano è aggressivo. Abbiamo molti eletti. Ci rivedremo”. Il viaggio, una vera e propria abduction, sarebbe durato per più di tre ore, a bordo di una navicella che sorvolava molte terre, tra le quali il poeta riconobbe il Giappone, la Francia e poi il Cile, per poi tornare nello stesso luogo da cui era stato “prelevato”, la piazza centrale di Buenos Aires. L’entità bionda con la quale aveva parlato, e che aveva una voce gutturale, dal linguaggio incomprensibile, aveva un aspetto nordico e occhi chiarissimi. I suoi modi erano piuttosto amichevoli. Da quel momento, la sua vita sarebbe stata dominata da un’entità superiore, come l’artista la definiva, che gli avrebbe donato la capacità di eseguire disegni profetici, quelli che lui chiamava psicografie premonitrici, tra il 1936 e il 1972.

In quegli anni Parravicini produsse oltre 700 psicografie, molte delle quali avevano ad oggetto proprio la sua terra, l’Argentina. Le immagini erano accompagnate sempre da un breve messaggio esplicativo, che ne delineava il tratto preciso, realizzando profezie che coprivano tutti i campi dell’attività umana: politico, sociale, culturale, spirituale, metafisico, scientifico, tecnologico, e che contraddistinsero la sua figura, almeno in patria, come quella di un abile visionario e profeta di vita. Purtroppo questo non bastò a farlo conoscere subito in tutto il mondo, ma l’artista tornò in auge soprattutto dopo il verificarsi delle profezie presumibilmente contenute in alcuni suoi disegni.

Dagli schizzi emerge la sua profonda spiritualità, e quello strano rapporto che lo legava agli “esseri dello spazio”, quegli “estranei”, come li definiva il poeta, o “esseri azzurri” provenienti dal pianeta Ki-En-Ki, che tenevano d’occhio la Terra già da migliaia di anni e sarebbero tornati su enormi navi rosse a forma di pesce. Secondo l’artista, gli stessi esseri avevano contribuito alla nascita di molte civiltà, tra cui quella sumera, quella egizia, quella greca e quella romana. Gli “estranei” avrebbero cercato anche di aiutare l’uomo durante le due Guerre Mondiali, cercando di fortificarlo nella mente e nello spirito. Molte delle sue profezie si riferiscono proprio ad un contatto futuro con esseri alieni, che sarebbero venuti in pace.

Benjamin Solari Parravicini - uno dei disegni

Le sue mani, che realizzavano schizzi senza alcun controllo da parte dell’artista, disegnavano e poi scrivevano cose che con il tempo, dopo molti anni, sarebbero arrivate ad avere un senso. La cosa interessante è che ogni messaggio contiene sia un disegno visivo – simbolico, il cui tracciato “parla” alle nostre emozioni ed intuizioni; la prosa scritta è invece fissata dall’artista, completamente sveglio, che si rivolge più al nostro intelletto.

Tante le premonizioni che potremmo dire avveratesi:

B. Solari Parravicini - il presunto disegno sull'attentato alle Twin Towers

Dalla morte di Mussolini e della sua amante Claretta Petacci in un momento in cui il dirigente era ancora in auge, alla caduta di Hitler in tempi non sospetti. L’ascesa di Castro a Cuba, le comunicazioni via satellite, il lancio del primo animale nello spazio – il cane – previsto nel 1938 e realizzatosi nel 1957, quando la cagnetta Laika fu la prima a volare; i trapianti di cuore artificiale previsti per il 1966: idea racchiusa in una profezia datata 1938; la bomba atomica, l’assassinio di JFK, la distruzione delle Torri Gemelle del World Trade Center a New York City, la decadenza della Chiesa cattolica.

Molti dei suoi messaggi si riferiscono all’Argentina, per la quale Parravicini prevedeva nel 1971 miserie e disavventure a livello nazionale, con una profonda caduta verso il basso, spingendosi ad avvertire che il Paese avrebbe subito la propria sanguinosa “rivoluzione francese”, sprofondando in una crisi grave se gli argentini non avessero riconosciuto ed accettato l’Uomo Grigio che avrebbe potuto rimettere l’Argentina sulla retta via, dalla quale si era allontanata. Se ciò fosse successo, il sud America in generale sarebbe stato, a detta del poeta, un “faro per il mondo intero” dopo le prossime catastrofi di origine artificiale e naturale immaginate da molti. Si è detto e scritto tanto su chi potesse essere questo Uomo Grigio, se una figura individuale come un riformatore sociale e politico sconosciuto, oppure una metafora per indicare la classe media, l’uomo o la donna comune capaci di condurre il Paese verso una nuova epoca. Sembra però che questa profezia non si sia ancora avverata, come molte altre, del resto.

Llega la unificación de ideas - de procederes - de razas - Unificación de la Babel mundana en la Cruz Orlada - 1972

Le sue fonti in merito alla conoscenza di quanto disegna e scrive sono, per Parravicini, “esseri superiori” che gli hanno trasmesso grandi preoccupazioni per il futuro dell’umanità. In particolare, ha parlato di José de Aragón, un monaco che il poeta considerava il suo Angelo Custode, e che lo ha incitato a disegnare e parlare alle generazioni future. Da lui deriverebbe la creazione del simbolo nato per ispirare la Nuova Umanità, quella che ancora oggi sta nascendo e porterà l’uomo a livelli superiori di coscienza, ad una vita sana ed all’allineamento armonico con le forze cosmiche. Il simbolo fu la “Cruz Orlada”, o “Croce Rasata”, il cui simbolismo mistico gli sarebbe stato dettato dallo stesso Fratello Aragón:

La Cruz Orlada“Molto semplicemente, caro figlio, perché Dio è l’universo e l’universo è circolare, quindi abbiamo che Dio è un cerchio: così Dio è universale. La croce all’interno del cerchio che può essere semplice o “tagliata” con le fiamme, simbolo del Sole, e anche di Dio – cioè il Dio-Cristo – deve essere di amore, fede, luce, è portato al centro di unione … Invia al nostro fratello Sigurd (von Wurmb), che può diffondersi attraverso la sua penna nella stampa qui e all’estero …. Digli che il tempo della Croce Rasata è venuto. “

La maggior parte delle psychographies furono raccolte dai coniugi Sigurd  (morto nel gennaio 2007) e Ana María Von Wurmb, amici del poeta: catalogate e poi pubblicate in quattro volumi dalla Casa Editrice Kier, a Buenos Aires. Un’altra parte dei disegni è invece contenuta nell’archivio della signora Bibiana Bryson, che continua a fare attività di ricerca sulle modalità di interpretazioni in merito allo svolgimento dei vari eventi mondiali. Proprio Bibiana Bryson, nel suo sito www.freewebs.com / bibianabryson / parravicini.htm (sito che al momento non risulta essere attivo) ammonirebbe gli eventuali interpreti delle profezie di Parravicini a porre molta attenzione in merito ai presunti “significati” e “interpretazioni” dei messaggi del poeta.

Sia Sigurd von Wurmb che la sig.ra Bryson fecero notare che il Parravicini andava quasi in trance, e che tutte le interpretazioni dei suoi disegni sono di esclusiva responsabilità delle persone che le intuiscono,  e non vanno attribuite al poeta stesso. Von Wurmb sosteneva che il poeta si considerasse solo un messaggero,canale di più voci, a guardia di pericoli imminenti e che poteva guidare l’uomo verso l’alto. Ecco perché i suoi schizzi non potevano essere costretti in un cerchio di sensazionalismo.

Malgrado ciò, uno degli esempi più eclatanti è una psicografia che chiaramente fa riferimento agli attacchi al Trade Center del 2001, sia per quanto riguarda l’immagine e il testo, che dice: “La luce di libertà del Nord America perde la sua lucentezza, la sua torcia non illuminerà come ha fatto ieri, e il monumento sarà attaccato due volte”. Questa psicografia è datata 1939, quasi trent’anni prima che le Torri Gemelle fossero costruite.

Olimpiadi Londra 2012 - B. Solari Parravicini

È evidente che il monito sia volto a porre attenzione ad eventuali interpretazioni riguardo le Olimpiadi di Londra del 2012.

Esistono due psicografie che si presterebbero ad interpretazioni.
Una prima contiene una serie di immagini che non riguardano solo le Olimpiadi, ma sarebbero legate alla mappa del sito principale dei Giochi Olimpici, in quanto le due immagini sarebbero perfettamente sovrapponibili. Il disegno in questione, che sembrerebbe riferirsi alle Olimpiadi di Londra, fu composto nel 1938 ed è contenuta nell’archivio privato della sig.ra Bryson. Sembra mostrare una serie di simboli e immagini di Londra, Gran Bretagna e le Olimpiadi, e porta un messaggio inquietante: “L’ora della Grande Tribolazione è venuta”.

L’altra psicografia, datata 1972, mostra la scultura a forma di spirale progettata dall’architetto indiano Anish Kapoor, e chiamata Orbit ArcelorMittal. Si trova nel Parco Olimpico e secondo la BBC è di 22 metri superiore a quella Statua di New York della Libertà, alta 114,5 metri. Seguono la campana olimpica da 27 tonnellate, molto più grande di Big Ben così come la Torcia Olimpica. In modo allarmante, si vede una falce, tradizionalmente un simbolo di Saturno e della Morte.
Il testo associato al messaggio recita: “Fuego, hambre, pestes, muerte repite la campana justiciera que se acerca al mundo, más aun el mundo no escucha ni ve. Viene la tiniebla del dragón que pareció dormido. Viene el terror del oso que fingió amor y hermandad. Viene el demócrata humilde que no lo fue nunca, y viene con él la pobreza, el sin albergue y con elos todas las explosiones de la disgregación. Viene la oscuridad y luego ¡La luz del Sud! ¡Y la cruz!”

Forse solo una intuizione errata, o un’interpretazione troppo ambiziosa per un accadimento diverso o futuro, di una tra le tante profezie di Benjamín Solari Parravicini che ancora non sono accadute e che, se dovessero verificarsi, avrebbero un impatto senza precedenti per l’umanità intera…

 

 

 

Vera Di Donato

Questo articolo è riproducibile indicando chiaramente il nome dell’autore, il sito e linkando la fonte www.ilpuntozero.com

Fonti citate:

http://www.newdawnmagazine.com/articles/the-amazing-prophecies-of-benjamin-parravicini

http://farandulamexicana2.blogspot.it/2012/06/benjamin-solari-parravicini.html

http://www.guerrerocruzorlada.com.ar

http://www.edicolaweb.net/nonsoloufo/pav_proi.htm

 

Zecharia Sitchin

Zecharia Sitchin, fonte www.sitchin.com

Zecharia Sitchin è uno scrittore e ricercatore che ha fatto molto discutere gli archeologi più tradizionalisti e con il suo piglio deciso e la sua enorme sete di conoscenza ha aperto scenari apparentemente inverosimili sulle origini della razza umana. Le sue ricerche, le sue controverse teorie, basate – sembra – su una troppo personale interpretazione dei testi sumeri, di cui è ancora oggi lo studioso più rappresentativo, lo hanno imposto all’attenzione del grande pubblico e lo hanno eletto a fondatore di una letteratura pseudoscientifica di tutto rispetto. Continue reading

Gregg Braden, il Punto Zero e la Risonanza di Schumann

“Risvegliarsi al punto zero” è il titolo di una conferenza tenuta da Gregg Braden il 25 febbraio 1995 a Washington. La stessa fu tradotta e resa pubblica e oggi è consultabile sul sito di Stazione Celeste, al link http://www.stazioneceleste.it/articoli/braden/risvegliarsi_al%20punto_0.pdf.

Perché questa conferenza è così importante nella valutazione del ricercatore?
Braden nel 1995 era ancora poco conosciuto, e da qualche tempo aveva lasciato il proprio lavoro di informatico presso il Martin Marietta Aerospace per dedicarsi allo studio di argomenti diversi che lo appassionavano e lo resero un precursore in materia. Da allora ebbe il talento e la fortuna di sapersi imporre all’attenzione pubblica, gestendo con capacità i successi derivanti dalle numerose conferenze tenute dapprima solo in America, e poi nel resto del mondo.

Rotoli del Mar Morto, frammenti

Proprio nel settore tecnico aveva iniziato a svolgere le sue ricerche, passando dall’essere uno dei primi attuatori del “programma internet” ad una stesura più ampia, che comprendeva uno studio sulla religione delle culture mesoamericane, e le conoscenze degli antichi saggi, custodite in lontani monasteri tibetani e boliviani. Braden sostiene che all’origine dei tempi, circa quaranta testi furono sottratti e alcuni andarono distrutti, e che la consapevolezza della tecnologia interiore in essi racchiusa rimase nascosta per un tempo immemore. Fu in parte possibile rilevarne traccia nei manoscritti esseni ritrovati tra le dune di Qumran e antichi testi custoditi nei monasteri tibetani e in Bolivia. Purtroppo, degli stessi manoscritti esseni per anni fu vietata la divulgazione e solo di recente si sono resi consultabili – anche online – gli oltre ventimila frammenti ritrovati.

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Gregg Braden

Gregg Braden

Nato il 28 giugno 1954, Gregg Braden è oggi uno dei maggiori rappresentanti di teorie che hanno ad oggetto la data fatidica: 21 dicembre 2012, e tiene conferenze in tutto il mondo, a frutto di una lunga ricerca. Formatosi come geologo e impiegato presso una importante azienda del settore informatico, Braden ha lavorato per molti anni nel campo dei computer e dei sistemi di rete, tanto da essere stato uno dei primi fondatori del “progetto internet”. Partendo da una formazione scientifica, ha allargato i propri orizzonti al settore totalmente opposto del mondo spirituale, tanto da essere considerato oggi il primo precursore di un linguaggio nuovo e affascinante, che crea un ponte tra scienza e spiritualità.

I suoi viaggi lo hanno portato nei lontani monasteri del passato, alla ricerca di verità perdute che, coniugate al sapere dei nostri tempi, porterebbero l’uomo moderno ad avere maggiore conoscenza di sé e dalla propria tecnologia interiore, oltre che alla padronanza di quella esterna. Guaritori e mistici, profondi conoscitori del corpo e dell’anima, esponenti di culture lontane dalla nostra e protette dal segreto delle antiche mura dei monasteri tibetani e boliviani, trasmettono le proprie conoscenze alla civiltà del progresso. Braden sostiene che l’uomo stia vivendo un’epoca unica, un’esperienza singolare, perché mai in altre Ere del passato è stato possibile coniugare la consapevolezza e gli strumenti del presente con le profonde conoscenze degli antenati.

E forse non è un caso che popolazioni così avanzate come i Maya, pur così esperte nell’astrologia, non conoscessero neppure l’uso della ruota…

È, allora, come se quei libri sacri andati persi migliaia di anni fa tornassero a vivere, riscoperti sotto la coltre di polvere della nostra tecnologia, e, alla luce della nuova civiltà, assumessero il ruolo di protagonisti. È solo attraverso la nuova – per noi – scienza della compassione che si può sperare di vivere in un futuro di consapevolezza, in cui noi tutti ci percepiamo come esponenti di un’unica famiglia. Nascono così i suoi libri, frutto di un misto tra esperienze di vita vissuta, saggezza scientifica abbinata al miracolo della guarigione e della pace, e il potere salvifico della preghiera. Il ricercatore mostra chiaramente come una preghiera detta da un singolo in una stanza possa vere effetti di risonanza in tutt’altra parte del mondo. Basta solo aprire il nostro cuore a qualcosa che ci era stato sottratto. Superando i confini della scienza per entrare nel mondo spirituale serve a capire come siamo arrivati fino a qui e ci apre gli orizzonti per affrontare le sfide del futuro.

A Braden si deve il merito di esser partito da assunti certi, oggettivamente provati, e averne valutato la mutazione a cui quale sono stati soggetti nel tempo. Il periodo che viviamo ora, secondo il ricercatore, è una fase di passaggio, un “non tempo” la cui percezione da parte nostra è accelerata, al punto tale che le giornate sfuggono al consueto controllo e appaiono della durata di circa 16 ore. Secondo Braden, come molti altri autorevoli scienziati, tra cui Dmitrev – che parla di plasma magnetizzato – la Terra, spostandosi lungo la cintura fotonica, muove verso il centro della galassia, la Via Lattea, sollecitata da una forza sconosciuta che sta mettendo repentinamente a disagio tanto i campi magnetici quanto la sua frequenza, quello che è riconosciuto come il “battito cardiaco del pianeta”.

Questo influisce non solo sul pianeta in quanto tale, ma anche sul nostro corpo, sul cervello, sulla capacità di gestire le emozioni. Gli stessi picchi solari influenzano i nostri flussi di energia. Le tempeste solari degli ultimi anni, aumentate dalle 30/40 l’anno alle oltre 300 al mese sono solo l’espressione di come il nostro universo sia in continua evoluzione, coinvolgendo in un effetto a cascata il nostro piccolo mondo. Ne sarà così influenzata la realtà di ogni giorno, dal battito cardiaco alla risposta ormonale, dal sistema nervoso ai conflitti sociali.

Caral, in Perù

Risvegliarsi al punto zero è solo una delle conclusioni alle quali il ricercatore sia approdato. Anni di studi lo hanno condotto a dimostrare come sia possibile una retrodatazione della nostra civiltà e che quella che viviamo adesso sia solo l’ultima di una serie di civiltà, succedutesi nel corso di epoche lontane, e di cui difficilmente si trova traccia. Una delle più recenti testimonianze è data con serie probabilità dall’insediamento di Caral, a nord di Lima, dove il ricercatore ha verificato l’esistenza di 6 lastre di un materiale sconosciuto per quel luogo, e che testimonierebbero l’esistenza di 6 grandi Ere. Quella che stiamo vivendo è solo la quinta, iniziata nel 3114 e che terminerà il 21 dicembre 2012.

Le lastre in pietra ritrovate in Perù sono la dimostrazione pratica di come la previsione dei Maya e di altre culture fosse esatta. Il non tempo che stiamo attraversando è un’epoca di passaggio tra la fine della Quinta Era, e di una Sesta, e che non siamo prossimi alla fine del mondo, ma del “nostro” mondo, vale a dire del mondo come noi lo conosciamo.

Calendario di Dendera

Secondo Braden le civiltà nascono, crescono e muoiono, e la loro presenza sul pianeta non è altro che il risultato di un fenomeno naturale a cui è soggetta la Terra stessa: la ciclicità. Non a caso, i Maya, come gli Atzechi, gli Incas, e prima ancora gli Olmechi, percepivano il tempo nel modo ciclico in cui lo avevano rappresentato nei diversi calendari che ci sono pervenuti. Anche il calendario di Dendera, espressione di una civiltà geograficamente lontana da quelle mesoamericane, si allinea sulla stessa  idea.

Quello che stiamo vivendo è solo uno dei tanti cicli, e siamo giunti ormai al termine. La sua conclusione avverrà, per Braden, come è accaduto in epoche passate, con sconvolgimenti e catastrofi, ma sono mutamenti fisici che in realtà stiamo già vivendo. Il 21 dicembre è solo l’apice di un cambiamento epocale già in itinere che spinge anche gli uomini ad un mutamento.

Cambio di coscienza, consapevolezza di sé e compassione potranno portare gli esseri umani ad una svolta che garantirà mille anni di pace. Quello che avevano visto i Maya, gli Hopi, il Mahabaratha e la Bhagavad-Gita degli Indù non sono altro che espressioni della svolta epocale che si attende da migliaia di anni, e sulla quale anche molte discipline New Age hanno fondato i propri assunti.

Sta però all’uomo comprendere sé stesso e i suoi simili come esponenti di una famiglia unica, legati dallo stesso DNA e da una fitta rete di legami, quella che Braden chiama Matrix Divina, e tentare di accettare il cambiamento. Solo calandosi in quest’ottica, secondo lo scienziato, è possibile vivere il mutamento e non esserne travolti.

Bendandi e la scomparsa di Atlantide

Sulla scomparsa di Atlantide, il continente mitologico inabissatosi migliaia di anni fa, si sono avvicendati studiosi di tutte le epoche, e anche Bendandi disse la propria.
Di fatto, le uniche fonti scritte alle quali rifarsi per individuarne la realtà storica sono alcuni dialoghi di Platone, vissuto ad Atene tra il 428/427 a.C. e il 348/347 a.C., e che raccolgono le narrazioni di Solone, vissuto però almeno cento anni prima. Lo stesso Solone avrebbe a sua volta riportato dei racconti recepiti forse dagli Egizi, e non vissuti in prima persona. Anche in questo caso non si può parlare, pertanto, di fonti dirette, ma solo di tradizioni orali, poi trascritte. Né ci si può basare sulle letture di Edgar Cayce, nonostante l’abbondanza della documentazione trasmessaci, poiché il profeta dormiente, pur fornendo pagine e pagine di informazioni sul mitico continente, visse nel XX secolo.

Atlantide secondo l'immaginario

In Timeo e Crizia Platone descrisse Atlantide come un’isola ricca e felice, in cui tutto abbondava. Estesa più di quanto fosse immaginabile, oltre le Colonne di Ercole, era “un’isola più grande della Libia e dell’Asia messe insieme”. Dai suoi racconti emerge un continente così pacifico che ricorda il paradiso terrestre, ma abituato a combattere per difendersi. Atlantide possedeva una flotta militare immensa, che – sembra, anche se le fonti non concordano per via un anacronismo storico – combatté anche contro la stessa Atene. Secondo alcuni ricercatori, fu proprio la brama di potere degli atlantidei a far perdere loro il controllo e a farli soccombere, in una serie di battaglie scatenate tra gli abitanti. Altri sostengono che Atlantide si inabissò nel giro di un giorno e una notte in seguito ad enormi cataclismi. Altri ancora che in parte si sgretolò e che la parte rimanente fu avvolta dalle acque.

Tante le teorie, e molteplici le date ipotizzate per la scomparsa del leggendario continente. Alcuni, come il Filippoff, sostennero che il cataclisma si sarebbe verificato nell’anno 7.256 a.C., altri tra il 9.400 e l’8.400 a.C. Tra questi, lo stesso Platone, che collocava l’inabissamento del continente nel 9.500 a.C. circa.
La più comune credenza si attesta però intorno al 10.500 a.C. e sembra che anche il Bendandi vi si sia associato. Tornando indietro nel passato, come era sua abitudine fare nello studio dei terremoti e adottando la sua metodologia, Bendandi stabilì con precisione il luogo e l’ora della catastrofe, avvenuta il 10.431 a.C.

“La garanzia che il metodo è buono si ha guardando nel passato”, sosteneva Bendandi.

Atlantide secondo una collocazione immaginaria

Atlantide sarebbe stata collocabile, secondo i calcoli dello studioso faentino, in una precisa zona di terra emersa tra la costa del Portogallo e le isole Azzorre.
Per spiegare la scomparsa dell’isola, Bendandi ricorse ai capisaldi della sua idea di base: La Terra è influenzata da forze gravitazionali interplanetarie che agiscono ciclicamente e in quel particolare momento sarebbe stata soggetta allo spostamento dei poli geografici e al rigonfiamento equatoriale. Una sorta di dislocazione della crosta terrestre, dunque. Conseguenza diretta di questo evento, l’allagamento di alcune regioni emerse, tra cui Atlantide.

Cataclismi di dimensioni  notevoli, ma inferiori, si sarebbero registrati, per il Bendandi, nel 2687 a.C. in coincidenza del diluvio universale, quando il concorso delle forze gravitazionali avrebbe investito un minor numero di corpi celesti, mentre un evento analogo – per intensità – a quello di Atlantide, Bendandi lo avrebbe ritenuto possibile solo nel 2.521 d.C.

Tutte ipotesi, è ovvio, per le quali il condizionale è d’obbligo. Non si può sottovalutare, tuttavia, il fatto che la data 10.500 a.C. ricorra piuttosto di frequente quando si parla di studi riguardanti il prossimo 21 dicembre 2012.

Secondo numerose ricerche, infatti, proprio in quella data si assistette a cambiamenti climatici netti e repentini, violenti terremoti, eruzioni vulcaniche e scioglimento dei ghiacciai. Nel giro di vent’anni o poco più, a cavallo del 10.500 a.C., si registrarono mutamenti meteorologici che portarono a violente alluvioni con estinzioni di massa. Contestualmente, le odierne ricerche sui picchi raggiunti dal Sole hanno evidenziato un’intensa attività solare proprio in concomitanza con quella data e il picco che si registrò all’epoca è identico a quello che si registra oggi. Stranamente, retrocedendo nella storia, troviamo questi picchi del Sole proprio in coincidenza con ciascuna delle quattro grandi Ere del passato, ogni 5.125 anni. E sembra che ciascuna di queste Ere sia terminata con grandi catastrofi naturali.

Dobbiamo allora parlare di pure e semplici fantasie o le intuizioni di Bendandi su Atlantide potrebbero nascondere qualcosa di reale?

Sicuramente si tratta di asserzioni personali da parte di un uomo che non fu “dottore” in materia. L’osservazione scientifica dei fenomeni, inoltre, ci porta a sposare solo quelle teorie seguite poi da una sperimentazione pratica: una sorta di prova “provata”. E nel caso di Bendandi non fu così. La teoria “sismogenica” restò per sempre confinata nei saperi di un uomo che non volle divulgarla per intero, forse  per il timore di non essere preso sul serio. Solo dopo la morte dello studioso ebbe inizio l’opera di catalogazione dei documenti raccolti nella sua casa – osservatorio da parte di sismologhi e ricercatori appartenenti all’associazione “La Bendandiana”.

Osservando le ricerche di Bendandi secondo un’ottica comparativa, possiamo rapportarle a quanto Gregg  Braden, scienziato e ricercatore, ha sostenuto in una conferenza tenuta in Italia lo scorso marzo 2011 e che molto ricorda quanto asserito dallo studioso faentino. Braden sostiene infatti che “Il 2012 si è già verificato nel passato perché fa parte di questa ciclicità, dei cicli di cui stiamo parlando. Diciamo che rappresenta un frattale del passato”. Stando a questa affermazione, e rifacendoci alla ciclicità del fenomeni, tra cui anche il prossimo allineamento dei pianeti previsto al 21 dicembre, non sarebbe poi così lontana quell’ipotesi secondo la quale Atlantide, continente reale e non mitologico, si sarebbe davvero inabissata, come sostenuto dal Bendandi, e che ciò sarebbe avvenuto in coincidenza di un particolare evento planetario durante il quale le forze dei pianeti avrebbero agito sulla crosta terrestre, modificandone la struttura.

Se tutto ciò fosse vero e dimostrabile, l’uomo dei terremoti avrebbe fornito una bella prova sulla quale poggiare la propria teoria e la “sismogenica”, designata a lungo come teoria psicoscientifica, diventerebbe scienza a tutti gli effetti.

Edgar Cayce

Edgar Cayce

(Hopkinsville, Kentucky, 18 marzo 1877 – Virginia Beach, Virginia, 3 gennaio 1945)

Edgar Cayce è uno di quei personaggi che rivestono un ruolo chiave nel settore “profezie”, intendendo con questo termine una conoscenza ampia sui diversi aspetti del futuro dell’uomo, grazie alla sua profonda sapienza nel campo dell’astronomia nello specifico, ma, in generale, dell’animo umano.

Nato nel 1877, si formò come fotografo, ma si dedicò soprattutto al settore delle profezie e del paranormale. Passò alla storia con lo pseudonimo di profeta dormiente poiché interpretava il futuro entrando in uno stato di trance, una sorta di sonno auto ipnotico, nel quale Cayce affrontava i più disparati temi. Dapprima i suoi interventi furono esclusivamente a carattere medico (ben nota è la “dieta Cayce per una perfetta salute”), e lo studioso fu uno dei precursori nel prediligere un’alimentazione prevalentemente a base di frutta e verdura, che escludesse poco alla volta le proteine animali.

Indubbio è il fatto che la posizione di Cayce dal punto di vista spirituale puntasse alla purificazione delle nostre coscienze, e al rapportarsi al proprio corpo come ad un tempio da custodire al meglio.

Al di là delle presunte doti di chiaroveggente, Cayce fu certamente un precursore nel lanciare un ponte tra l’atteggiamento solido ed empirico della scienza e quello della spiritualità. Successivamente, i suoi studi e le sue previsioni ebbero ad oggetto soprattutto gli aspetti cosmici, legati al futuro dell’uomo.

Secondo numerose fonti, ad Edgar Cayce sarebbero ascrivibili ben 7 profezie, tutte regolarmente avveratesi. Tra queste, la crisi del 1929, lo spostamento dei poli terrestri, la scoperta del sangue come mezzo diagnostico e anche il ritrovamento dei Rotoli del Mar Morto. In particolare, avrebbe descritto nel dettaglio la comunità degli Esseni prima ancora del ritrovamento dei frammenti, il primo dei quali vide la luce solo nel 1947, a distanza di due anni dalla morte di Cayce. Lo studioso anticipò i tempi sul ruolo che la scienza olistica avrebbe avuto molti anni dopo nel vedere l’uomo come parte di un tutto cosmico, e nel trattamento di diverse malattie, dall’epilessia alla psoriasi.

Le doti di chiaroveggenza di Edgar Cayce non passano certo inosservate, anche se molti preferiscono limitarsi a considerarle pure e semplici intuizioni.

Edgar Cayce morì nel 1945 e fu ritenuto il fondatore ufficioso della New Age, nonostante fosse vissuto prima della nascita ufficiale del movimento.

I precetti di Cayce furono raccolti in una serie di letture che oggi appaiono molto utili anche ai più miscredenti, soprattutto nel campo della salute. Le letture, circa 14 mila, fanno parte di una serie di scritti datati tra il 1901 e il 1944 e anticipano i tempi su nozioni importanti, quali l’effetto delle emozioni sulla salute umana, il ruolo della preghiera e la guarigione spirituale.

Una per tutte, che riguarda il DNA (scoperto solo negli anni ’50) è la lettura 283-2, che cita:

“Presto si determinerà la condizione fisica delle persone da una sola goccia di sangue”.

E, su questo, pare che proprio non possano essere avanzati dei dubbi.

Raffaele Bendandi

Nato a Faenza nel 1893, e morto nella stessa città nel 1979, Raffaele  Bendandi, detto “l’uomo dei terremoti”, è oggi uno dei personaggi italiani più controversi per quanto riguarda il campo dei sismi.

Raffaele Bendandi e il suo telescopio

La sua formazione personale non era scientifica, a causa delle origini modeste che lo costrinsero fin da giovanissimo a lavorare dapprima come orologiaio e poi come intagliatore di legno. La grande passione per l’astronomia, però, lo accompagnò per tutta la vita. Il primo telescopio, costruito a soli 13 anni, gli permise di studiare il Sole.

Il 28 dicembre 1908 un terremoto dell’undicesimo grado della scala Mercalli colpì Messina e Reggio Calabria, e morirono 80 mila persone. Bendandi, che allora aveva 15 anni, fu talmente toccato dall’evento che decise di dedicarsi da autodidatta a quella materia così complicata.

Nel terremoto che colpì la Marsica e parte del Lazio il 13 gennaio 1915 accadde qualcosa di strano. Bendandi si accorse di aver annotato, il 27 ottobre dell’anno precedente, proprio la data dei un forte sisma che, secondo i suoi calcoli, si sarebbe verificato nell’Italia centrale.

Da quel momento, di previsioni, Bendandi ne fece davvero tante. Non tutte verificatesi, però.

Circa un secolo fa il terremoto era considerato quasi un castigo divino dalla gente comune, pertanto c’era una sorta di rassegnazione e non si pensava a come tutelarsi, tanto meno a prevederlo.

Nell’800 i movimenti tellurici erano studiati e segnalati solo da una rete di osservatori privati. Alla fine del secolo, su queste basi, nasceva il primo Ente Nazionale per lo studio sismologico.

Bendandi stesso sostenne che per molti anni la spiegazione dell’attività tellurica in Sicilia era stata attribuita all’Etna, quella in Basilicata al Vulture, un antico vulcano spento, e per molti altri sismi si erano trovate spiegazioni analoghe. La spiegazione diventava più problematica quando un terremoto accadeva in Abruzzo, dove l’assenza di riferimenti vulcanici non bastava più a giustificare il sisma con una teoria di quel tipo. Le ipotesi avanzate dalla scienza ufficiale per spiegare i terremoti non erano più in grado di soddisfare lo studioso.

Raffaele Bendandi si era collocato in un vuoto teorico e scientifico della sismologia in quegli anni, e fu uno degli ultimi studiosi, prima della nascita dell’Ente, ad elaborare una teoria che definì “sismogenica” in grado di spiegare scientificamente i terremoti. Purtroppo la stessa non sarebbe mai stata riconosciuta dalla scienza ufficiale.


Le teorie di uno scienziato “senza titolo”

L'uomo dei terremoti

Grazie alla sua esperienza di artigiano, Bendandi mise a punto dei sismografi che gli permettessero di stabilire in modo scientifico, quindi sempre valido, come avvenisse il sisma. Diversi modelli di sismografo sarebbero stati venduti soprattutto in America. Strumenti ancora oggi funzionanti sono conservati nella vecchia casa-osservatorio, come sostiene Paola Lagorio, presidente dell’associazione “La Bendandiana”.
Di questi, al momento, uno solo è attivo, ed è il più potente: permetterebbe infatti di rilevare terremoti fino ai Poli.

Durante la Prima Guerra Mondiale, Bendandi fu mobilitato in una squadriglia a terra poco lontano da casa. Una sera, sul litorale Ravennate, osservando il mare, ebbe una prima intuizione, che avrebbe cambiato il corso delle sue ricerche. Il mare si muoveva assecondando la forza dell’attrazione lunare. Non poteva la crosta terrestre comportarsi nello stesso modo?

Da allora, l’osservazione del moto ondoso avrebbe costituito il punto nevralgico di tutti i suoi studi facendogli elaborare la teoria che sarebbe stata, secondo i suoi calcoli, alla base di ogni sisma.

Nel 1923, in un teatro di Faenza, Bendandi tenne una conferenza nella quale spiegava pubblicamente come fosse proprio la Luna che, oltre a provocare le maree, influenzava la crosta terrestre, determinando i terremoti, e come fosse dunque possibile prevederli.

Sempre nel 1923, il 20 dicembre, presso il notaio Savini di Faenza, stilò e depositò un atto nel quale prevedeva che le manifestazioni telluriche da quel giorno fino al 10 gennaio1924 sarebbero state due:
• la prima, il 21 dicembre dello stesso anno (il giorno successivo alla stipula), giorno per il quale paventava un sisma di origine americana;
• la seconda, più importante per intensità, il 2 gennaio del 1925, per la quale prevedeva un probabile epicentro nella penisola balcanica.

Terremoto previsto da Bendandi in un giornale dell'epoca - 1

Terremoto previsto da Bendandi in un giornale dell'epoca - 2

Osservando le cronache dell’epoca, appare chiaro che il primo terremoto intuito dallo studioso fosse esatto. Il secondo, pur verificatosi alla data prevista, era dislocato rispetto alla zona indicata. Se le date erano giuste, le localizzazioni geografiche erano troppo generiche. Previsioni vaghe, collocate in uno spazio troppo ampio, non potevano avvisare, ma avrebbero creato solo inutili allarmismi.

Fu a quel punto che Bendandi decise di non rivelare il contenuto della sua teoria e si rimise a studiare, nonostante censure e detrazioni.

La sua figura usciva dal mondo accademico e si collocava al di fuori di convegni specifici. Le sue affermazioni rischiavano di diventare pericolose e gli scontri con la scienza ufficiale avvenivano tramite carta stampata. Diatribe a distanza che acuivano un clima già teso tra la scienza cosiddetta ufficiale e lo studioso.

Nel 1926 la Società Sismologica Italiana (di cui era membro), nei panni del prof. Agamennone, suo direttore, e appoggiata dal Ministero dell’Interno, diffidò formalmente Bendandi dal pubblicare altre previsioni sui terremoti in Italia, pena l’esilio. La nomina a Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia, attribuitagli da Mussolini, gli fu revocata. Bendandi, però, ormai conosciuto oltre oceano, continuò pubblicare le sue previsioni sui giornali americani.

Bendandi studia l'attività del Sole

La sua ricerca, intanto, continuava, portandolo a scoprire un ciclo undecennale del Sole e l’esistenza di un altro corpo celeste situato tra quest’ultimo e Mercurio, pianeta che denominò Faenza.
In realtà sullo stesso pianeta erano state già eseguite ricerche nel secolo precedente e il matematico Le Verrier aveva formulato l’ipotesi della sua esistenza, chiamandolo Vulcano, ma senza riuscire a dimostrarne la presenza oggettiva.

Bendandi e gli effetti del Sole sulla criminalità

In merito alle macchie solari e all’attività più o meno intensa del Sole, invece, Bendandi valutò le interferenza che queste potevano avere sulla mente umana, quali effetti anomali sulle persone, in grado di spiegare atteggiamenti improvvisi di violenza o pazzia. Lo studioso riteneva che le macchie potessero essere una conseguenza dell’attività gravitazionale dei pianeti che circondano il Sole.

Nel 1929 Bologna fu colpita da uno sciame sismico che si protrasse per mesi. Bendandi tentò di avvisare il prefetto della città, ma rimase inascoltato.

Nel 1963 Bendandi previde un terremoto a Faenza, la sua città, ma anche lì non gli fu data retta. In seguito Stefano Servadei, ex deputato, venuto a conoscenza per puro caso della previsione, sollevò la questione in parlamento per riabilitare la figura di Bendandi agli occhi di chi si sentiva danneggiato dalla sua attività. Un Bendandi ricercatore e scienziato a tutti gli effetti, secondo il parlamentare, pur se privo di un titolo di studio.

In realtà, la diffidenza verso Bendandi era anche di altra natura.

“La scienza ufficiale è rimasta perplessa” sosteneva egli stesso “in quanto che è ancorata al concetto che il terremoto sia un fenomeno di natura puramente geologica. Invece, in realtà il terremoto, sì, avviene sotto terra, ma chi turba l’equilibrio tellurico sono le masse planetarie esterne”.

Tettonica a placche

Fino a quell’epoca, in effetti, lo studio dei terremoti aveva trovato spiegazione unicamente basandosi sulla teoria della “tettonica a placche”, elaborata da Alfred Wegener e accettata ufficialmente intorno al 1915 quando lo studioso, nell’opera La formazione degli Oceani e dei Continenti espose la sua teoria sulla Deriva dei Continenti.

Durante una testimonianza originale rilasciata nel 1968, Bendandi affermava: “L’origine dei terremoti, secondo le mie teorie, è prettamente cosmica. Il terremoto avviene, secondo i dati da me raccolti e controllati, avviene quando, nel giro mensile di una rivoluzione lunare, l’azione del nostro satellite va a sommarsi a quella di altri pianeti” e, dice con convinzione, i terremoti sarebbero “prevedibili esattamente”.

È del maggio 1976 l’ultima e inascoltata previsione di cui i giornali parlarono solo a posteriori. Il 6 maggio tutto il nord Italia, in particolare il Friuli e la Slovenia, furono colpiti da un sisma catastrofico che, oltre a un migliaio di morti, lasciò 45 mila persone senza tetto. Ancora una volta, “l’uomo dei terremoti” non era stato ascoltato. I giornali parlarono di una ripresa tellurica che Bendandi aveva previsto fin da dicembre proprio in quelle zone dell’Italia settentrionale. Perché nessuno gli aveva creduto?

“La previsione vuol dire: luogo, tempo e magnitudo del terremoto. Se una di questa viene a mancare, o è molto ampia, ci si prende sempre” afferma Graziano Ferrari, sismologo dell’INGV. Purtroppo, le previsioni del ricercatore non erano sempre precise sui tre fattori contemporaneamente.

Bendandi aveva parlato di una specie di “parallelogramma delle forze”, chiuso dalla luna e nel quale scattava un meccanismo che dava origine ad un evento sismico, che poi aveva luogo sulla Terra.

Secondo quanto afferma Paola Lagorio, Bendandi vide che la “risultante” non tornava, finché non si accorse della presenza di quattro elementi che perturbavano il sistema solare: i trans nettuniani, di cui determinò massa, periodo di rotazione e di rivoluzione e che chiamò Rex, Dux, Roma e Italia. Includendo questi corpi nel parallelogramma, intuì che la sua teoria funzionava.
L’effettiva presenza di questi corpi celesti, però, non fu mai dimostrata.

Giordano Cevolani, astrofisico, sostiene che il lavoro di Bendandi è pionieristico, ma non è stato l’unico a ipotizzare la presenza di corpi giganti al di là di Nettuno.
Secondo Marco Mattina, geofisico, per Bendandi questi pianeti si muovono nel tempo e fanno sì che si ripeta con periodicità il loro passaggio all’interno di quella posizione.

In una testimonianza successiva, del 1979, Bendandi sostenne di essere sicuro della sua teoria, poiché nei suoi studi era “andato negli anni remoti, fino all’era volgare e ho trovato più di ventimila fenomeni” e ancora “la garanzia che il metodo è buono si ha guardando nel passato”.

Nonostante la fermezza con la quale continuava a perseguire le sue idee, Bendandi non pubblicò mai una esposizione scientifica e dunque verificabile delle sue teorie, limitandosi a studiare il movimento dei pianeti e delle stelle e sostenendo fermamente l’effetto gravitazionale che la Luna ha sulla crosta terrestre, oltre che sulle maree.
Lo studioso affermava che i terremoti fossero il risultato delle sollecitazioni che la crosta terrestre subisce in seguito agli assetti planetari. Strati profondi della superficie terrestre, allo stato semiliquido, erano soggetti a rigonfiamenti e slittamenti dovuti a movimenti che avvengono nella nostra galassia.
Quella che Bendandi ipotizzava, per così dire, era una sorta di tettonica a placche della nostra galassia.

Troppo, probabilmente, per una società ancora impreparata ad affrontare dinamiche così distanti dal suo piccolo mondo, e sicuramente troppo per una persona che non aveva una formazione scientifica, ma solo delle – seppur grandi – intuizioni.

Ipotesi, dunque, e non teorie enunciate pubblicamente. Nessuna delle sue scoperte poggiava su basi geologiche concretamente dimostrabili.

Fu proprio questo forse il limite maggiore di Bendandi.

Le sue affermazioni furono osteggiate e censurate, fino a diventare oggetto di scherno da parte di chi non credeva alle sue previsioni. E la sua teoria sismogenica, per la quale ancora oggi non si è ancora stabilito alcun riscontro scientifico a livello geologico, è considerata ancora una teoria psicoscientifica.

Le accuse di carenze o mancanza di precisione che le sono state mosse, infatti, sono davvero tante.

Da un documento di Voyager del 2009 si evince che secondo Enzo Boschi, presidente dell’INGV, la teoria sviluppata da Bendandi avrebbe un grosso punto debole: il non rispetto del principio di conservazione dell’energia. “La Luna o i pianeti in genere influenzano la Terra, però le energie in gioco sono piccolissime, rispetto all’enorme quantità di energia che ci vuole per fare un terremoto”.

A dispetto di ciò, tuttavia, va detto che possono esserci anche cause concomitanti nei terremoti.

“L’effetto gravitazionale, soprattutto quello della Luna, è visibile con le maree. – sostiene Rodolfo Console, sismologo presso l’INGV – Si vede che sposta gli oceani, di metri. Ma sposta anche la Terra solida, il suo interno. Ci sono variazioni di forma della Terra, ogni circa dodici ore, per effetto delle maree terrestri, nell’ordine di metri, come allungamento e accorciamento. E queste variazioni, soprattutto a causa della Luna, meno del Sole e meno ancora degli altri astri più lontani, hanno un effetto anche sulla tensione elastica che c’è all’interno della Terra. Quindi esiste una realtà di tipo gravitativo nell’interazione tra gli astri e la Terra”.

Forse ancora troppo poco, tuttavia, per dar credito ad uno studioso “senza titolo”.

Bendandi morì nel 1979, a 83 anni, nella sua casa. In quella che era diventata una vera e propria biblioteca-osservatorio, tutto venne trovato in ordine, ma poco tempo dopo, qualcuno penetrò di nascosto, lasciando dietro di sé grande disordine tra le carte.

Non si è certi di cosa sia stato sottratto, fatto sta che molti pensano al trafugamento di documenti importanti. Ci si chiede ancora chi e per quale motivo possa aver messo mano alla sua documentazione e se qualcuna di quelle carte riguardasse il terremoto che Bendandi sembra avesse previsto nell’Italia centrale tra maggio e giugno del 2011.

In realtà la data diffusa nel web corrispondeva all’11 maggio, ma quella prevista da Bendandi sarebbe stata un’altra. Non si sarebbe parlato inoltre di Roma, ma di una zona imprecisata dell’Italia centrale. Ricordiamo però che proprio l’11 maggio un terremoto ci fu, ma in Spagna, e morirono 5 persone. Che relazione ci sarebbe, allora, tra il terremoto di questa data, che pare diffusasi erroneamente in internet, e il terremoto effettivo dell’Andalusia?

Flessibilità della crosta terrestre, attrazione che i pianeti del sistema solare esercitano sulla Terra, la periodicità dei loro allineamenti, la periodicità dei terremoti: sarebbero questi i punti cardine della teoria di Bendandi. Ipotesi suggestive per molti, ma forse funzionali a spiegare quanto accade sempre più spesso sul pianeta.

Raffaele Bendandi , 1893 – 1979

Le ricerche di Bendandi mostrano gli studi di un uomo che non volle fermarsi alla pura realtà geologica del terremoto. La sua teoria trasgrediva la finitezza tutta umana e terrestre, della quale riconosceva i limiti con un’obbiettività necessaria e forse maggiore rispetto ai “veri” scienziati.

Lo stesso approccio Bendandi lo ebbe anche per quanto riguarda la scomparsa della “presunta” mitologica Atlantide. Retrocedendo in un’epoca che fino ad allora non era stata neppure presa in considerazione, e basandosi su assunti simili a quelli identificati nei terremoti, fornì una spiegazione che poggiava proprio sul gioco delle forze interplanetarie e sulla periodicità degli spostamenti dei poli geografici.

Leonardo Fibonacci

Leonardo Fibonacci

Nato a Pisa nel 1170, Leonardo Fibonacci era figlio di un mercante pisano dedito ai traffici nel Mediterraneo e fu abituato fin da piccolo a vivere nei paesi arabi, dove apprese i principi dell’algebra e del calcolo. Spesso presente alla corte dell’imperatore Federico II di Svevia, divenne presto tra i principali creatori delle cosiddette “scienze esatte”, che riportavano in auge gli stati italiani dopo l’oscurantismo medioevale.
A lui si deve  l’ideazione di un principio, detto la “sequenza di Fibonacci”, secondo il quale si ha una serie di numeri, ciascuno dei quali rappresenta la somma dei due che lo precedono.

Tale scoperta rappresentò la prima progressione logica della matematica, e trovò grande applicazione nelle sue successive composizioni. Tra le sue opere più importanti, va ricordato il “Liber abaci”, che raggruppava tutte le conoscenze algebriche ed aritmetiche, oltre ad essere fondamentale per lo sviluppo della matematica nell’Europa occidentale e nella semplificazione dei commerci.

Il nuovo sistema di numerazione, quello indo-arabico, attribuiva alle cifre un determinato valore a seconda del posto che occupavano. Fu per questo che Fibonacci introdusse un nuovo simbolo, lo zero o “0”, atto a designare le posizioni vacanti.

La sequenza risultava allora composta da una serie di numeri ed era simile a questa: 0,1,1,2,3,5,8,13,21,34,55,89,144 ecc. e presentava diverse proprietà.

Perché la serie di Fibonacci ha un ruolo così importante?
Si tratta di una sequenza che ritroviamo, dapprima a livello matematico, e che successivamente trova riscontro in ogni campo di applicazione: dal disegno all’architettura, dalla biologia all’economia, ai sistemi informatici, fino ad arrivare al segmento aureo.

Dalle forme naturali, quali la spirale delle conchiglie, al numero dei petali di un fiore, sembra che i numeri del matematico pisano tornino sempre  in tutto ciò che ci circonda. Nel corpo umano, in misura diversa tra l’uomo e la donna, la serie di Fibonacci governa i rapporti in una proporzione che è sempre la stessa, e che ritroviamo alla base di tutte le popolazioni. Il codice che si ottiene dividendo questi numeri uno per l’altro sarà un rapporto sempre identico, perché la proporzione che ci governa, sia dentro che fuori dal nostro corpo, è sempre la medesima.

Se ci sforziamo un po’, riusciamo a trovare dei collegamenti utili all’argomento che trattiamo, e in modo particolare con il 21, che sembra essere un numero che si ripete più volte, sia in campo astrologico che profetico. Basti pensare al numero dei frammenti che colpirono Giove nel 1994, alle 21 onde d’urto che attraversarono lo spazio e colpirono la terra, alla quartina indicata da Nostradamus come profezia di fine anno, e proprio alla data che ci è cara: il 21 dicembre 2012.

Per un articolo molto interessante su questa serie numerica e le sue curiosità, vi rimando al seguente link: http://www.nonsolocittanova.it/fibonacci.htm.


Nostradamus

Michel de Notre-Dame, astrologo, scrittore e speziale di Francia, viene comunemente chiamato Nostradamus, ed è considerato, al pari di san Malachia, uno dei maggiori scrittori di profezie.

Nostradamus

Vissuto intorno al 1500 in Francia, si dedicò allo studio di molte discipline, quali matematica, astronomia e astrologia, ma fu costretto a lasciare gli studi universitari a causa della peste. Studi che riprese anni dopo presso l’Università di Monpellier, non riuscendo però a conseguire la laurea in Medicina a causa della sua precedente formazione da speziale, per la quale non era visto di buon occhio e che non era riconosciuta nella formazione universitaria. Negli anni della peste, infatti, pare che Nostradamus si fosse dedicato alla ricerca delle erbe: suo obbiettivo era quello di trovare dei medicinali a base di erbe, quelli che oggi definiremmo fitoterapici, per curare questa terribile malattia.

Determinato da un forte spirito visionario, Nostradamus scrisse una vasta opera in rima, Les Propheties, della quale ci sono pervenute delle quartine in rima, raccolte in gruppi di cento. Purtroppo, le ultime 48 quartine non ci sono pervenute. Obbiettivo dello scrittore era quello di comporne mille.

Le rime avrebbero dovuto essere scritte dapprima in francese, ma poi, visto il fanatismo religioso che rischiavano di scatenare, lo scrittore preferì corredare i versi di termini presi in prestito dal greco, dal latino, dall’arabo e dall’italiano, ma anche dal provenzale e dall’ebraico. Deriva da questa commistione una delle principali difficoltà interpretative del testo.
Da un riscontro storico successivo, secondo alcuni, queste profezie sarebbero più che attendibili, proprio perché molti degli eventi previsti dallo scrittore si sarebbero verificati regolarmente, nel periodo stabilito. Tra questi, la Rivoluzione Francese nel 1789, la bomba atomica e l’ascesa di Hitler al potere. Non da ultimo, l’attentato dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle.

Si tratta, in realtà, di riscontri fatti sempre a posteriori, e le quartine hanno pochi riferimenti identificabili oggettivamente, oltre al fatto che l’interpretazione del testo è legata a pareri discordi tra gli stessi studiosi.
Cosa scrive Nostradamus a proposito del 21 dicembre 2012?

Nella quartina 41, Nostradamus parla dei due soli, ed in questo pare rinviare alla profezia hopi:

C2:Q41

Nuee fera deux soleils apparoir:
Le gros mastin toute nuit hurlera,
Quand grand pontife changera de terroir.

The great star will burn for seven days,
The cloud will cause two suns to appear:
The big mastiff will howl all night
When the great pontiff will change country.

Lo scrittore parla, del termine di un ciclo, e dell’inizio di una nuova Era. Nulla di diverso, a quanto pare, da quello che ci viene detto da altre profezie, enunciate da personaggi di epoca storica diversa e geograficamente lontani. Il comune denominatore è un tempo di crisi, che porterà ad un conflitto al termine del quale si avrà un periodo di pace sulla Terra.

Nonostante i numerosi dubbi sulla validità delle sue profezie, molti ritengono le quartine di Nostradamus sempre molto attuali, e collocabili in diverse epoche storiche, anche se molte volte “adattate”. Altri ritengono che il limite della loro validità stia nell’incapacità di tradurle nel modo più corretto. In realtà, la figura di Nostradamus è, ancora oggi, una di quelle più apprezzate.


Leonardo Fibonacci

Nato a Pisa nel 1170, Leonardo Fibonacci era figlio di un mercante pisano dedito ai traffici nel Mediterraneo e fu abituato fin da piccolo a vivere nei paesi arabi, dove apprese i principi dell’algebra e del calcolo. Spesso presente alla corte dell’imperatore Federico II di Svevia, divenne presto tra i principali creatori delle cosiddette “scienze esatte”, che riportavano in auge gli stati italiani dopo l’oscurantismo medioevale.
A lui si deve l’ideazione di un principio, detto la “sequenza di Fibonacci”, secondo il quale si ha una serie di numeri, ciascuno dei quali rappresenta la somma dei due che lo precedono.

Tale scoperta rappresentò la prima progressione logica della matematica, e trovò grande applicazione nelle sue successive composizioni. Tra le sue opere più importanti, va ricordato il “Liber abaci”, che raggruppava tutte le conoscenze algebriche ed aritmetiche, oltre ad essere fondamentale per lo sviluppo della matematica nell’Europa occidentale e nella semplificazione dei commerci.

Il nuovo sistema di numerazione, quello indo-arabico, attribuiva alle cifre un determinato valore a seconda del posto che occupavano. Fu per questo che Fibonacci introdusse un nuovo simbolo, lo zero o “0”, atto a designare le posizioni vacanti.

La sequenza risultava allora composta da una serie di numeri ed era simile a questa: 0,1,1,2,3,5,8,13,21,34,55,89,144 ecc. e presentava diverse proprietà.

Perché la serie di Fibonacci ha un ruolo così importante?
Si tratta di una sequenza che ritroviamo, dapprima a livello matematico, e che successivamente trova riscontro in ogni campo di applicazione: dal disegno all’architettura, dalla biologia all’economia, ai sistemi informatici, fino ad arrivare al segmento aureo.

Dalle forme naturali, quali la spirale delle conchiglie, al numero dei petali di un fiore, sembra che i numeri del matematico pisano tornino sempre in tutto ciò che ci circonda. Nel corpo umano, in misura diversa tra l’uomo e la donna, la serie di Fibonacci governa i rapporti in una proporzione che è sempre la stessa, e che ritroviamo alla base di tutte le popolazioni. Il codice che si ottiene dividendo questi numeri uno per l’altro sarà un rapporto sempre identico, perché la proporzione che ci governa, sia dentro che fuori dal nostro corpo, è sempre la medesima.

Se ci sforziamo un po’, riusciamo a trovare dei collegamenti utili all’argomento che trattiamo, e in modo particolare con il 21, che sembra essere un numero che si ripete più volte, sia in campo astrologico che profetico. Basti pensare al numero dei frammenti che colpirono Giove nel 1994, alle 21 onde d’urto che attraversarono lo spazio e colpirono la terra, alla quartina indicata da Nostradamus come profezia di fine anno, e proprio alla data che ci è cara: il 21 dicembre 2012.

Per un articolo molto interessante su questa serie numerica e le sue curiosità, vi rimando al seguente link: http://www.nonsolocittanova.it/fibonacci.htm.