Mauro Biglino

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Mauro Biglino: la bibbia non parla di Dio
Mauro Biglino,
grande esperto di storia delle religioni, studioso, è stato per molti anni il traduttore ufficiale di testi in ebraico antico per conto delle Edizioni San Paolo. Tale proficua collaborazione si è interrotta quando, dopo circa trent’anni di accurata analisi dei cosiddetti “testi sacri”, Biglino ha deciso di iniziare a scrivere,  riportando alla luce delle scoperte – presenti proprio nei testi in questione – che da sempre sono state omesse.

Mauro Biglino


Nascono così le narrazioni autonome rispetto a quanto rinvenuto dai testi ebraici dai quali derivano le bibbie comunemente usate dai credenti, come quella di Famiglia Cristiana, e che si appoggiano al Codice masoretico di Leningrado, accettato universalmente. Partendo infatti da questa pergamena, risalente all’XI secolo, dalla quale derivano tutte le Bibbie che noi abbiamo in casa, il lavoro di Mauro Biglino è non quello di interpretare, ma di considerare valido quanto è scritto nella bibbia, a fronte, però, di una sua traduzione letterale. Non si usano categorie esegetiche particolari, nei suoi lavori, né si fa ricorso a interpretazioni allegoriche o metaforiche. Il suo lavoro è, quindi, solo quello di riportare alla traduzione fedele dei testi mal interpretati, vittima di trascrizioni sbagliate ripetute nei secoli, e arricchiti di interpretazioni che ne hanno modificato radicalmente il senso. Tutto ciò che ha contribuito a influenzare una storia dell’occidente dominata dal cattolicesimo anche a livello politico, dunque, viene così rimesso in discussione.
Il quadro che emerge dai racconti di Biglino è la storia di un popolo e del suo rapporto con un individuo in carne ed ossa chiamato Yahweh, al quale era stato affidato l’incarico di occuparsene. Da qui i suoi numerosi scritti, tra i quali Il Dio alieno della Bibbia” e “La Bibbia non è un libro sacro” della Uno Editori e “La Bibbia non Parla di Dio” edito da Mondadori e “Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia”. Nelle sue lunghe conferenze l’autore insiste su un punto: “Non dico che Dio non esiste, ma di certo in quel testo non si parla di lui”. In altre parole: non ci sono prove dell’esistenza di Dio nella bibbia.


Gli alieni nella bibbia: Elhoìm e Malhaìm,
Eliòn e l’Adam
“La bibbia usa il termine
Elohim per indicare una pluralità di individui, ed è un termine indubitabilmente plurale. Questo costituisce per i teologi esegeti monoteisti un problema notevolissimo, perché stanno da secoli tentando di spiegare come mai il presunto Dio dell’antico testamento… non c’è! Il presunto Dio è indicato con un termine plurale, quindi hanno inventato di tutto, ogni possibile spiegazione, dimenticando però chiarissimamente ciò che dice il contesto biblico. Il contesto biblico ci fa continuamente capire che gli Elohim erano un gruppo di individui, ben distinti dagli Adam, quelli che noi consideriamo “l’uomo”; erano individui che vivevano a lungo, sono quelli che hanno fatto l’Adam, sono quelli che erano dotati di conoscenze e tecnologie decisamente superiori all’Adam e la bibbia ce ne descrive non soltanto le caratteristiche ma anche gli atteggiamenti diversi e i nomi diversi, di questi Elohim”.      “Purtroppo” – dice Biglino – “la bibbia non ci dice da dove vengano gli Elohim, almeno i libri della bibbia che ci sono rimasti, perché noi sappiamo che gli esegeti giudaico cristiani, quindi ebrei – prima – e cristiani – dopo -, hanno fatto sparire moltissimi testi antico testamentari. Li hanno fatti sparire perché non erano riconducibili all’idea del monoteismo; magari in alcuni di quelli l’indicazione sulla provenienza c’era… Nella bibbia che ci è rimasta, che è il codice masoretico di Leningrado (quello sul quale io lavoro e dal quale io traduco) si parla dei Nephilìm, che hanno una curiosità. Anche questo è un termine plurale, sono i cosiddetti “giganti”. La bibbia ci dice che avevano sei dita per ogni arto, quindi sei dita per ogni mano e per ogni piede, e il termine Nephilà, singolare aramaico, significa una cosa sola, qui non c’è interpretazione: significa costellazione di Orione. Quindi questa è una possibile indicazione – chissà – di provenienza di qualcuna di quelle razze”.
Nella bibbia sono presenti gli Elhoìm e i Malhaìm.
Secondo La Bibbia, all’interno di una gerarchia militare, gli Elohim sarebbero gli alti ufficiali, i comandanti militari; mentre i Malahim, che sono tradotti artificiosamente come “angeli” - in realtà è chiarissimo nell’antico testamento come siano fatti anch’essi in carne ed ossa – sarebbero gli esecutori, i portatori di ordini, o ancora i guardiani o vigilanti. Anche qui, secondo Biglino, ci sarebbero dei parallelismi con la terminologia usata in molti racconti extra biblici e di popoli di atri continenti. “Quando mi si chiede chi è Dio – dice Biglino – io dico sempre che non ne parlo perché di Dio non so nulla. Io vivo in un mondo di dubbi, però ho una certezza: di Dio nessuno sa nulla. La differenza sostanziale è che io non ne parlo perché dico di non sapere. La teologia ne parla non sapendone nulla perché la teologia elabora un’idea di Dio, elabora un insieme di caratteristiche che attribuisce a quell’idea di Dio, e poi passa secoli a discutere di quell’idea di Dio e di quelle caratteristiche che lei stessa ha elaborato. Dal punto di vista sostanziale per quanto riguarda l’idea di Dio sia io che la teologia abbiamo esattamente  lo stesso atteggiamento: la differenza è che io dico che non ne so nulla e non ne parlo;  la teologia finge di sapere e ne parla, ma ciò che finge di sapere lo presenta come verità. Ma nessuno ne sa nulla”.

Chi è Dio? Il patto tra Yahweh e il popolo degli israeliti
“La bibbia ci racconta il rapporto di un popolo, che noi conosciamo come il popolo degli israeliti, con uno degli Elohim, che la bibbia conosce con il nome di Yahweh, che è quello che poi è stato in un modo assolutamente artificioso e ingiustificato trasformato in Dio.
Questo Yahweh, tra l’altro, all’interno della gerarchia militare degli Elohim – almeno dal punto di vista biblico – era uno dei meno importanti in assoluto, uno dei più piccoli, uno al quale è stato assegnato un pezzo di una famiglia e neanche un popolo. Come ci dice chiaramente Deuteronomio gli è stata affidata la famiglia di Giacobbe e dei suoi discendenti, mentre tutto il resto della famiglia a cui apparteneva la famiglia di Abramo (ci dice la bibbia) è stata affidata ad altri Elohim, di cui ci dice pure i nomi”.
“Quindi” – dice Biglino “l’antico testamento è il racconto del rapporto tra uno degli Elohim (quello che noi conosciamo con il nome di Yahweh) e quel pezzo di famiglia che il capo degli Elohim (che la bibbia conosce con il nome di Eliòn) gli ha affidato”.

 

La bibbia e l’ingegneria genetica. L’anello mancante e il Dio alieno
Gli altri capi saldi delle tesi di Biglino: la bibbia parla di ingegneria genetica e l’essere umano è il prodotto di quest’ultima. L’anello mancante di Darwin, dunque, quello che da sempre si è considerato il “buco” della teoria evoluzionistica, troverebbe il suo perché nella deduzione che l’uomo – come lo conosciamo oggi – sia stato il frutto di un elaborato processo genetico ad opera di un Dio alieno. Che il nostro DNA a 46 cromosomi sia il risultato di una elaborazione da parte degli Elohim sul DNA dei primati, a 48 cromosomi. T­­­­esi sostenuta dagli studi di Pietro Buffa, biologo molecolare (“I Geni manipolati di Adamo”, Uno editori), con il quale Biglino collabora, e che offrirebbe, se confermata scientificamente, la spiegazione più valida del salto genetico tra i nostri progenitori (le scimmie) e l’Homo habilis (inteso nel senso del moderno Homo Sapiens).
La tesi dell’ingegneria genetica, da sempre conosciuta e accettata dalla cultura ebraica, fa invece fatica ad essere accettata dalla cultura cattolica, dice Biglino.

Mauro Biglino a confronto con i teologi - Photo credit: Andrea Badoni

Nel marzo 2016 Mauro Biglino è a confronto con altri teologi in una conferenza a Milano, dal titolo “Che cosa dice davvero la Bibbia?”. Gli altri relatori, tutti esperti teologi, sono Rav Ariel Di Porto, Don Ermis Segatti, Daniele Garrone, Mons Avondios. La tesi di Biglino è: “L’antico testamento non parla di Dio, ma parla di un individuo che ha stabilito un patto di all­­eanza con un popolo. Ha stabilito un patto sulla base di regole precise, ed è un individuo in carne ed ossa”.

Pianeta X, Nibiru e Zecharia Sitchin – gli Elohim e gli Anunnaki
La sua onestà intellettuale porta Biglino a fermarsi laddove l’argomento non sia di sua pertinenza. In numerosi incontri gli si fanno domande in merito alle teorie di Sitchin riguardo Nibiru, e il ritorno del Pianeta X. In uno dei suoi libri Biglino riporta esattamente la teoria di Zecharia Sitchin per completezza di informazioni, ma non si spinge oltre. Certamente però ritiene, come molti studiosi prima di lui – e lo stesso Sitchin – che sia possibile attribuire un deciso valore storico alle tavolette sumere, prima ancora che ai testi biblici, che, passati attraverso centinaia di mani, hanno subito traduzioni ed interpretazioni a mano dei teologi. Ne “Il Dio alieno della Bibbia”, analizza i due racconti della cosiddetta creazione dell’uomo e le analogie con i racconti sumeri sono davvero sorprendenti; dice Biglino: “Direi che si parla veramente degli stessi esseri”.
Il motto di Mauro Biglino è “facciamo finta che”.­­­­­­­­­­­ Se in effetti noi facciamo finta che tutto questo sia accaduto, come ci dice realmente la bibbia, e senza scendere nelle pieghe della sua interpretazione, spiegare il salto evoluzionistico sulla base delle circostanze citate risulta affascinante e credibile. Gli eventi avvenuti “per caso” quali il passaggio repentino dall’ominide all’Homo Abilis (citato da Buffa) assumono una spiegazione plausibilmente valida: l’uomo è stato creato “a immagine e somiglianza di…” per servire qualcuno. È stata prelevata una parte del DNA e riutilizzata in modo diverso. Se Sitchin parla di Anunnaki arrivati sulla Terra alla ricerca di oro, e che poi hanno creato – dopo una serie di tentativi – l’operaio perfetto addetto a scavare nelle miniere, combinando il loro DNA con quello degli ominidi presenti all’epoca sulla terra, le tesi di Biglino non sembrano poi così diverse. Del resto, è la bibbia stessa a parlare di creazione in questi termini. Per la Bibbia siamo stati “fatti” per servire quei signori (gli Elohim/Anunnaki) i cui interventi su di noi sono stati molteplici. A questo proposito, il popolo di Israele (Giacobbe) guidato da Yahweh si dice discenda dagli adamiti, cioè da quel gruppo speciale che gli Elohim si sono fabbricati per il loro gan-eden, quello che comunemente siamo abituati a considerare il paradiso terrestre.
Ma perché oggi non viene raccontata la verità? “Il vero lavoro che è stato fatto sulla bibbia nei secoli è stato quello di coprirla – volutamente – di una coltre di mistero, introducendo le cosiddette intrerpretazioni allegoriche o metaforicheSi dice che bisogna andare a fondo perché se si capisce ciò che c’è chiaramente scritto in superficie, cade tutto. Se si capisce ciò che gli autori antichi ci hanno raccontato, non si può costruire nulla.  Si prende atto di una cronaca e non si costruisce nulla sopra. Se noi applicassimo esattamente le stesse categorie esegetiche che si applicano al vecchio testamento all’Iliade e l’Odissea noi costruiremmo un monoteismo omerico avente la stessa dignità di esistenza del monoteismo biblico”.

 

Fonti di riferimento:
https://maurobiglino.it/2015/04/news-mauro-biglino-su-panorama/
https://maurobiglino.it/2011/10/nuova-intervista-a-mauro-biglino/
http://www.bellunopress.it/2016/02/15/nella-bibbia-non-ce-traccia-di-dio-le-traduzioni-errate-spiegate-da-mauro-biglino-martedi-a-verona/

https://www.youtube.com/watch?v=2gzN6Gwl3lQ

https://www.youtube.com/watch?v=2gzN6Gwl3lQ

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Nikola Tesla

Nikola Tesla, il genio perduto

Molti ne conoscono solo il nome, altri ne hanno sentito parlare in riferimento all’energia elettrica, ma Nikola Tesla fu un fisico e ingegnere meccanico ed elettrico dalle grandi capacità intellettuali unite ad una estrema dote pratica. Di nazionalità serba, nacque nella cittadina croata di Smilijan il 10 luglio 1856 da un rigoroso sacerdote ortodosso ed una donna poco istruita ma dotata di grandi doti inventive. Entrambi gli trasmisero un profondo rigore morale, che lo portò ad interessarsi di scienza e tecnica fin dai quattro anni, quando si accorse della carica elettrostatica che si produceva strofinando la mano sul pelo del proprio gatto.

Quarto di cinque figli, frequentò il liceo a Karlovac, terminando il periodo previsto di quattro anni nel giro di soli tre anni. Si iscrisse alla facoltà di Ingegneria Elettrica presso il Politecnico austriaco di Graz nel 1875 e secondo alcune fonti ricevette qui il Baccalaureato; secondo l’Università sembra invece che non continuò oltre il primo semestre del terzo anno, durante il quale smise di frequentare lezioni. I pareri sulla sua laurea sono tuttora discordi in merito, anche se viene a tutti gli effetti definito ingegnere.
Nel 1880 fu convinto dal padre a frequentare la Charles-Ferdinand University di Praga, dove venne influenzato da Ernst Mach. Alla morte del padre, lasciò di nuovo gli studi.

Quello che ancora oggi è sepolto sotto un certo strato di oscurità, sembra tuttavia essere stato uno dei più grandi geni al mondo, ed al quale dobbiamo parecchie invenzioni, delle quali usufruiamo ai giorni nostri, e che hanno contribuito ad inaugurare la Seconda Rivoluzione Industriale.

Nicola Tesla nel laboratorio di Colorado Springs

A partire dalle prime scoperte, come quella del campo magnetico rotante, avvenuta nel 1882, all’invenzione del motore a induzione con l’accompagnamento della corrente alternata a lunga distanza di trasmissione elettrica, avvenuto nel 1888, i brevetti di Tesla diedero un supporto decisivo alla nascita dell’energia elettrica commerciale e agli sviluppi dell’elettromagnetismo tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo. Altri dispositivi elettrici e meccanici costituirono le fondamenta dell’attuale wireless, ma ve ne furono altri che passarono per molto inosservati, come la bobina e la candela; alcuni di questi furono utilizzati poi da Guglielmo Marconi (ed a quest’ultimo ingiustamente attribuiti), diventando noti solo con lui.
In pieno XX secolo la fama di Tesla, che parlava anche correntemente otto lingue, era in grado di rivaleggiare con quella di qualunque altro scienziato o inventore tipico della cultura popolare. Elementi di robotica, radar, telecomando ed informatica, per l’espansione della balistica, di fisica nucleare e fisica teorica sono contenuti in nuce nelle sue teorie ed invenzioni.

Vera Di Donato

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Fonti di riferimento:

http://www.crystalinks.com/tesla.html
http://en.wikipedia.org/wiki/Nikola_Tesla

 

Benjamin Solari Parravicini

Benjamin Solari Parravicini, Buenos Aires, 8 agosto 1898 - Buenos Aires, 13 dicembre 1974

Benjamin Solari Parravicini (Buenos Aires, 8 agosto 1898 – Buenos Aires, 13 dicembre 1974) è stato un pittore e scultore argentino, apprezzato per le sue grandi doti artistiche e per una lunga serie di disegni che costituirono delle vere psicografie profetiche.

Maggiore di otto figli, era soprannominato Pelón e trascorse tutta la sua infanzia e la giovinezza ne “La Casona”, una casa colonica di Vicente Lopez, ad Olivos, a 10 km a nord di Buenos Aires.

Realizzatosi fin da giovanissimo nella pittura, espose anche a Liegi, in Belgio, dove vinse una medaglia d’oro e re Alberto acquistò uno dei suoi quadri. Rientrato a Buenos Aires, insegnò presso il Liceo di Spagna e divenne responsabile del Dipartimento delle Arti presso la Banca Municipale della città, infine direttore artistico della Galleria d’Arte di Buenos Aires e, dal 1948, segretario della Associazione per lo Sviluppo delle Arti.

Proprio ad Olivos iniziarono le prime manifestazioni legate alla sua particolare intuizione: fin da giovanissimo, infatti, Parravicini era solito trovare una collocazione ad oggetti ma anche a persone scomparse, anche se fu solo nel 1938 che manifestò appieno le proprie capacità. Svegliatosi all’improvviso, percepì un forte odore di salsedine e di alghe, e poi una voce femminile che raccontava come si stesse staccando dalla realtà terrena e fosse al contempo circondata da immagini meravigliose. Parravicini, inizialmente ignaro, stava assistendo, in una sorta di semi-trance, alla morte della poetessa Alfonsina Storni, che proprio quella notte di ottobre del 1938, si suicidava, annegando nelle acque di Mar del Plata, a 450 km da lì.
Già qualche anno prima l’uomo aveva manifestato un’espressività artistica del tutto inconsueta, quando le sue mani, senza controllo, erano lasciate libere di scrivere e disegnare cose che sarebbero accadute – sembra – molti anni dopo. Le psicografie di Parravicini non furono accolte con grande gioia dall’artista, che inizialmente ne fu intimorito, al punto da strappare numerosi disegni. La maggiore attività si espresse soprattutto tra il 1936 e il 1940, anche se le psicografie profetiche lo accompagnarono per tutta la vita.

L’amore per l’arte e l’espressione delle sue capacità profetiche avvenivano principalmente attraverso degli schizzi, che rappresentavano vere e proprie profezie, tanto che fu definito il Nostradamus d’America. Fabio Zerpa, l’autore che ne curò la biografia, seppe dallo stesso artista del suo primo contatto con gli UFO. Parravicini era seduto su una panchina sul marciapiede di Avenida Nueve de Julio, nel centro di Buenos Aires, quando due persone si avvicinarono. Una luce enorme, proveniente da un’astronave aliena, li avvolse, trasportando tutti e tre in una stanza  circolare con pannelli luminosi e un tubo centrale. Lì vi erano altri esseri simili a quelli che lo avevano condotto al suo interno. La comunicazione avvenne telepaticamente; uno dei due personaggi gli avrebbe detto “Tu devi predicare l’amore. L’universo è armonia. Noi stiamo guardando. Il comportamento umano è aggressivo. Abbiamo molti eletti. Ci rivedremo”. Il viaggio, una vera e propria abduction, sarebbe durato per più di tre ore, a bordo di una navicella che sorvolava molte terre, tra le quali il poeta riconobbe il Giappone, la Francia e poi il Cile, per poi tornare nello stesso luogo da cui era stato “prelevato”, la piazza centrale di Buenos Aires. L’entità bionda con la quale aveva parlato, e che aveva una voce gutturale, dal linguaggio incomprensibile, aveva un aspetto nordico e occhi chiarissimi. I suoi modi erano piuttosto amichevoli. Da quel momento, la sua vita sarebbe stata dominata da un’entità superiore, come l’artista la definiva, che gli avrebbe donato la capacità di eseguire disegni profetici, quelli che lui chiamava psicografie premonitrici, tra il 1936 e il 1972.

In quegli anni Parravicini produsse oltre 700 psicografie, molte delle quali avevano ad oggetto proprio la sua terra, l’Argentina. Le immagini erano accompagnate sempre da un breve messaggio esplicativo, che ne delineava il tratto preciso, realizzando profezie che coprivano tutti i campi dell’attività umana: politico, sociale, culturale, spirituale, metafisico, scientifico, tecnologico, e che contraddistinsero la sua figura, almeno in patria, come quella di un abile visionario e profeta di vita. Purtroppo questo non bastò a farlo conoscere subito in tutto il mondo, ma l’artista tornò in auge soprattutto dopo il verificarsi delle profezie presumibilmente contenute in alcuni suoi disegni.

Dagli schizzi emerge la sua profonda spiritualità, e quello strano rapporto che lo legava agli “esseri dello spazio”, quegli “estranei”, come li definiva il poeta, o “esseri azzurri” provenienti dal pianeta Ki-En-Ki, che tenevano d’occhio la Terra già da migliaia di anni e sarebbero tornati su enormi navi rosse a forma di pesce. Secondo l’artista, gli stessi esseri avevano contribuito alla nascita di molte civiltà, tra cui quella sumera, quella egizia, quella greca e quella romana. Gli “estranei” avrebbero cercato anche di aiutare l’uomo durante le due Guerre Mondiali, cercando di fortificarlo nella mente e nello spirito. Molte delle sue profezie si riferiscono proprio ad un contatto futuro con esseri alieni, che sarebbero venuti in pace.

Benjamin Solari Parravicini - uno dei disegni

Le sue mani, che realizzavano schizzi senza alcun controllo da parte dell’artista, disegnavano e poi scrivevano cose che con il tempo, dopo molti anni, sarebbero arrivate ad avere un senso. La cosa interessante è che ogni messaggio contiene sia un disegno visivo – simbolico, il cui tracciato “parla” alle nostre emozioni ed intuizioni; la prosa scritta è invece fissata dall’artista, completamente sveglio, che si rivolge più al nostro intelletto.

Tante le premonizioni che potremmo dire avveratesi:

B. Solari Parravicini - il presunto disegno sull'attentato alle Twin Towers

Dalla morte di Mussolini e della sua amante Claretta Petacci in un momento in cui il dirigente era ancora in auge, alla caduta di Hitler in tempi non sospetti. L’ascesa di Castro a Cuba, le comunicazioni via satellite, il lancio del primo animale nello spazio – il cane – previsto nel 1938 e realizzatosi nel 1957, quando la cagnetta Laika fu la prima a volare; i trapianti di cuore artificiale previsti per il 1966: idea racchiusa in una profezia datata 1938; la bomba atomica, l’assassinio di JFK, la distruzione delle Torri Gemelle del World Trade Center a New York City, la decadenza della Chiesa cattolica.

Molti dei suoi messaggi si riferiscono all’Argentina, per la quale Parravicini prevedeva nel 1971 miserie e disavventure a livello nazionale, con una profonda caduta verso il basso, spingendosi ad avvertire che il Paese avrebbe subito la propria sanguinosa “rivoluzione francese”, sprofondando in una crisi grave se gli argentini non avessero riconosciuto ed accettato l’Uomo Grigio che avrebbe potuto rimettere l’Argentina sulla retta via, dalla quale si era allontanata. Se ciò fosse successo, il sud America in generale sarebbe stato, a detta del poeta, un “faro per il mondo intero” dopo le prossime catastrofi di origine artificiale e naturale immaginate da molti. Si è detto e scritto tanto su chi potesse essere questo Uomo Grigio, se una figura individuale come un riformatore sociale e politico sconosciuto, oppure una metafora per indicare la classe media, l’uomo o la donna comune capaci di condurre il Paese verso una nuova epoca. Sembra però che questa profezia non si sia ancora avverata, come molte altre, del resto.

Llega la unificación de ideas - de procederes - de razas - Unificación de la Babel mundana en la Cruz Orlada - 1972

Le sue fonti in merito alla conoscenza di quanto disegna e scrive sono, per Parravicini, “esseri superiori” che gli hanno trasmesso grandi preoccupazioni per il futuro dell’umanità. In particolare, ha parlato di José de Aragón, un monaco che il poeta considerava il suo Angelo Custode, e che lo ha incitato a disegnare e parlare alle generazioni future. Da lui deriverebbe la creazione del simbolo nato per ispirare la Nuova Umanità, quella che ancora oggi sta nascendo e porterà l’uomo a livelli superiori di coscienza, ad una vita sana ed all’allineamento armonico con le forze cosmiche. Il simbolo fu la “Cruz Orlada”, o “Croce Rasata”, il cui simbolismo mistico gli sarebbe stato dettato dallo stesso Fratello Aragón:

La Cruz Orlada“Molto semplicemente, caro figlio, perché Dio è l’universo e l’universo è circolare, quindi abbiamo che Dio è un cerchio: così Dio è universale. La croce all’interno del cerchio che può essere semplice o “tagliata” con le fiamme, simbolo del Sole, e anche di Dio – cioè il Dio-Cristo – deve essere di amore, fede, luce, è portato al centro di unione … Invia al nostro fratello Sigurd (von Wurmb), che può diffondersi attraverso la sua penna nella stampa qui e all’estero …. Digli che il tempo della Croce Rasata è venuto. “

La maggior parte delle psychographies furono raccolte dai coniugi Sigurd  (morto nel gennaio 2007) e Ana María Von Wurmb, amici del poeta: catalogate e poi pubblicate in quattro volumi dalla Casa Editrice Kier, a Buenos Aires. Un’altra parte dei disegni è invece contenuta nell’archivio della signora Bibiana Bryson, che continua a fare attività di ricerca sulle modalità di interpretazioni in merito allo svolgimento dei vari eventi mondiali. Proprio Bibiana Bryson, nel suo sito www.freewebs.com / bibianabryson / parravicini.htm (sito che al momento non risulta essere attivo) ammonirebbe gli eventuali interpreti delle profezie di Parravicini a porre molta attenzione in merito ai presunti “significati” e “interpretazioni” dei messaggi del poeta.

Sia Sigurd von Wurmb che la sig.ra Bryson fecero notare che il Parravicini andava quasi in trance, e che tutte le interpretazioni dei suoi disegni sono di esclusiva responsabilità delle persone che le intuiscono,  e non vanno attribuite al poeta stesso. Von Wurmb sosteneva che il poeta si considerasse solo un messaggero,canale di più voci, a guardia di pericoli imminenti e che poteva guidare l’uomo verso l’alto. Ecco perché i suoi schizzi non potevano essere costretti in un cerchio di sensazionalismo.

Malgrado ciò, uno degli esempi più eclatanti è una psicografia che chiaramente fa riferimento agli attacchi al Trade Center del 2001, sia per quanto riguarda l’immagine e il testo, che dice: “La luce di libertà del Nord America perde la sua lucentezza, la sua torcia non illuminerà come ha fatto ieri, e il monumento sarà attaccato due volte”. Questa psicografia è datata 1939, quasi trent’anni prima che le Torri Gemelle fossero costruite.

Olimpiadi Londra 2012 - B. Solari Parravicini

È evidente che il monito sia volto a porre attenzione ad eventuali interpretazioni riguardo le Olimpiadi di Londra del 2012.

Esistono due psicografie che si presterebbero ad interpretazioni.
Una prima contiene una serie di immagini che non riguardano solo le Olimpiadi, ma sarebbero legate alla mappa del sito principale dei Giochi Olimpici, in quanto le due immagini sarebbero perfettamente sovrapponibili. Il disegno in questione, che sembrerebbe riferirsi alle Olimpiadi di Londra, fu composto nel 1938 ed è contenuta nell’archivio privato della sig.ra Bryson. Sembra mostrare una serie di simboli e immagini di Londra, Gran Bretagna e le Olimpiadi, e porta un messaggio inquietante: “L’ora della Grande Tribolazione è venuta”.

L’altra psicografia, datata 1972, mostra la scultura a forma di spirale progettata dall’architetto indiano Anish Kapoor, e chiamata Orbit ArcelorMittal. Si trova nel Parco Olimpico e secondo la BBC è di 22 metri superiore a quella Statua di New York della Libertà, alta 114,5 metri. Seguono la campana olimpica da 27 tonnellate, molto più grande di Big Ben così come la Torcia Olimpica. In modo allarmante, si vede una falce, tradizionalmente un simbolo di Saturno e della Morte.
Il testo associato al messaggio recita: “Fuego, hambre, pestes, muerte repite la campana justiciera que se acerca al mundo, más aun el mundo no escucha ni ve. Viene la tiniebla del dragón que pareció dormido. Viene el terror del oso que fingió amor y hermandad. Viene el demócrata humilde que no lo fue nunca, y viene con él la pobreza, el sin albergue y con elos todas las explosiones de la disgregación. Viene la oscuridad y luego ¡La luz del Sud! ¡Y la cruz!”

Forse solo una intuizione errata, o un’interpretazione troppo ambiziosa per un accadimento diverso o futuro, di una tra le tante profezie di Benjamín Solari Parravicini che ancora non sono accadute e che, se dovessero verificarsi, avrebbero un impatto senza precedenti per l’umanità intera…

 

 

 

Vera Di Donato

Questo articolo è riproducibile indicando chiaramente il nome dell’autore, il sito e linkando la fonte www.ilpuntozero.com

Fonti citate:

http://www.newdawnmagazine.com/articles/the-amazing-prophecies-of-benjamin-parravicini

http://farandulamexicana2.blogspot.it/2012/06/benjamin-solari-parravicini.html

http://www.guerrerocruzorlada.com.ar

http://www.edicolaweb.net/nonsoloufo/pav_proi.htm

 

Zecharia Sitchin

Zecharia Sitchin, fonte www.sitchin.com

Zecharia Sitchin è uno scrittore e ricercatore che ha fatto molto discutere gli archeologi più tradizionalisti e con il suo piglio deciso e la sua enorme sete di conoscenza ha aperto scenari apparentemente inverosimili sulle origini della razza umana. Le sue ricerche, le sue controverse teorie, basate – sembra – su una troppo personale interpretazione dei testi sumeri, di cui è ancora oggi lo studioso più rappresentativo, lo hanno imposto all’attenzione del grande pubblico e lo hanno eletto a fondatore di una letteratura pseudoscientifica di tutto rispetto. Continue reading

Fractal Time: Il codice del tempo secondo Gregg Braden

Fractal Time, Il Codice del Tempo - Gregg Braden

Tra i numerosi testi pubblicati da Gregg Braden, Il Codice del tempo – Fractal Time – è una vera banchina di approdo per il ricercatore, e rappresenta il frutto di oltre vent’anni dei suoi studi.

Il tempo frattale e la possibilità di conoscerlo attraverso un programma di codice temporale, sono volti a dimostrare come l’antichissima ciclicità del tempo percepita dai Maya, risulti attuale più che mai. E come in essa si nasconda la chiave di lettura per l’interpretazione della data 21 dicembre 2012.

Coniugando le scoperte sui frattali e quelle sulla ciclicità del tempo al messaggio tramandato da popoli antichi come gli Esseni, interpretiamo la mappa di un passato modello naturale di vita ed equilibrio, rappresentazione concreta della sezione aurea phi e propositivo di una comprensione del tempo alternativa, che ci fa cavalcare cicli temporali infiniti.

Cos’è un frattale? Continue reading

Gregg Braden, il Punto Zero e la Risonanza di Schumann

“Risvegliarsi al punto zero” è il titolo di una conferenza tenuta da Gregg Braden il 25 febbraio 1995 a Washington. La stessa fu tradotta e resa pubblica e oggi è consultabile sul sito di Stazione Celeste, al link http://www.stazioneceleste.it/articoli/braden/risvegliarsi_al%20punto_0.pdf.

Perché questa conferenza è così importante nella valutazione del ricercatore?
Braden nel 1995 era ancora poco conosciuto, e da qualche tempo aveva lasciato il proprio lavoro di informatico presso il Martin Marietta Aerospace per dedicarsi allo studio di argomenti diversi che lo appassionavano e lo resero un precursore in materia. Da allora ebbe il talento e la fortuna di sapersi imporre all’attenzione pubblica, gestendo con capacità i successi derivanti dalle numerose conferenze tenute dapprima solo in America, e poi nel resto del mondo.

Rotoli del Mar Morto, frammenti

Proprio nel settore tecnico aveva iniziato a svolgere le sue ricerche, passando dall’essere uno dei primi attuatori del “programma internet” ad una stesura più ampia, che comprendeva uno studio sulla religione delle culture mesoamericane, e le conoscenze degli antichi saggi, custodite in lontani monasteri tibetani e boliviani. Braden sostiene che all’origine dei tempi, circa quaranta testi furono sottratti e alcuni andarono distrutti, e che la consapevolezza della tecnologia interiore in essi racchiusa rimase nascosta per un tempo immemore. Fu in parte possibile rilevarne traccia nei manoscritti esseni ritrovati tra le dune di Qumran e antichi testi custoditi nei monasteri tibetani e in Bolivia. Purtroppo, degli stessi manoscritti esseni per anni fu vietata la divulgazione e solo di recente si sono resi consultabili – anche online – gli oltre ventimila frammenti ritrovati.

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Gregg Braden

Gregg Braden

Nato il 28 giugno 1954, Gregg Braden è oggi uno dei maggiori rappresentanti di teorie che hanno ad oggetto la data fatidica: 21 dicembre 2012, e tiene conferenze in tutto il mondo, a frutto di una lunga ricerca. Formatosi come geologo e impiegato presso una importante azienda del settore informatico, Braden ha lavorato per molti anni nel campo dei computer e dei sistemi di rete, tanto da essere stato uno dei primi fondatori del “progetto internet”. Partendo da una formazione scientifica, ha allargato i propri orizzonti al settore totalmente opposto del mondo spirituale, tanto da essere considerato oggi il primo precursore di un linguaggio nuovo e affascinante, che crea un ponte tra scienza e spiritualità.

I suoi viaggi lo hanno portato nei lontani monasteri del passato, alla ricerca di verità perdute che, coniugate al sapere dei nostri tempi, porterebbero l’uomo moderno ad avere maggiore conoscenza di sé e dalla propria tecnologia interiore, oltre che alla padronanza di quella esterna. Guaritori e mistici, profondi conoscitori del corpo e dell’anima, esponenti di culture lontane dalla nostra e protette dal segreto delle antiche mura dei monasteri tibetani e boliviani, trasmettono le proprie conoscenze alla civiltà del progresso. Braden sostiene che l’uomo stia vivendo un’epoca unica, un’esperienza singolare, perché mai in altre Ere del passato è stato possibile coniugare la consapevolezza e gli strumenti del presente con le profonde conoscenze degli antenati.

E forse non è un caso che popolazioni così avanzate come i Maya, pur così esperte nell’astrologia, non conoscessero neppure l’uso della ruota…

È, allora, come se quei libri sacri andati persi migliaia di anni fa tornassero a vivere, riscoperti sotto la coltre di polvere della nostra tecnologia, e, alla luce della nuova civiltà, assumessero il ruolo di protagonisti. È solo attraverso la nuova – per noi – scienza della compassione che si può sperare di vivere in un futuro di consapevolezza, in cui noi tutti ci percepiamo come esponenti di un’unica famiglia. Nascono così i suoi libri, frutto di un misto tra esperienze di vita vissuta, saggezza scientifica abbinata al miracolo della guarigione e della pace, e il potere salvifico della preghiera. Il ricercatore mostra chiaramente come una preghiera detta da un singolo in una stanza possa vere effetti di risonanza in tutt’altra parte del mondo. Basta solo aprire il nostro cuore a qualcosa che ci era stato sottratto. Superando i confini della scienza per entrare nel mondo spirituale serve a capire come siamo arrivati fino a qui e ci apre gli orizzonti per affrontare le sfide del futuro.

A Braden si deve il merito di esser partito da assunti certi, oggettivamente provati, e averne valutato la mutazione a cui quale sono stati soggetti nel tempo. Il periodo che viviamo ora, secondo il ricercatore, è una fase di passaggio, un “non tempo” la cui percezione da parte nostra è accelerata, al punto tale che le giornate sfuggono al consueto controllo e appaiono della durata di circa 16 ore. Secondo Braden, come molti altri autorevoli scienziati, tra cui Dmitrev – che parla di plasma magnetizzato – la Terra, spostandosi lungo la cintura fotonica, muove verso il centro della galassia, la Via Lattea, sollecitata da una forza sconosciuta che sta mettendo repentinamente a disagio tanto i campi magnetici quanto la sua frequenza, quello che è riconosciuto come il “battito cardiaco del pianeta”.

Questo influisce non solo sul pianeta in quanto tale, ma anche sul nostro corpo, sul cervello, sulla capacità di gestire le emozioni. Gli stessi picchi solari influenzano i nostri flussi di energia. Le tempeste solari degli ultimi anni, aumentate dalle 30/40 l’anno alle oltre 300 al mese sono solo l’espressione di come il nostro universo sia in continua evoluzione, coinvolgendo in un effetto a cascata il nostro piccolo mondo. Ne sarà così influenzata la realtà di ogni giorno, dal battito cardiaco alla risposta ormonale, dal sistema nervoso ai conflitti sociali.

Caral, in Perù

Risvegliarsi al punto zero è solo una delle conclusioni alle quali il ricercatore sia approdato. Anni di studi lo hanno condotto a dimostrare come sia possibile una retrodatazione della nostra civiltà e che quella che viviamo adesso sia solo l’ultima di una serie di civiltà, succedutesi nel corso di epoche lontane, e di cui difficilmente si trova traccia. Una delle più recenti testimonianze è data con serie probabilità dall’insediamento di Caral, a nord di Lima, dove il ricercatore ha verificato l’esistenza di 6 lastre di un materiale sconosciuto per quel luogo, e che testimonierebbero l’esistenza di 6 grandi Ere. Quella che stiamo vivendo è solo la quinta, iniziata nel 3114 e che terminerà il 21 dicembre 2012.

Le lastre in pietra ritrovate in Perù sono la dimostrazione pratica di come la previsione dei Maya e di altre culture fosse esatta. Il non tempo che stiamo attraversando è un’epoca di passaggio tra la fine della Quinta Era, e di una Sesta, e che non siamo prossimi alla fine del mondo, ma del “nostro” mondo, vale a dire del mondo come noi lo conosciamo.

Calendario di Dendera

Secondo Braden le civiltà nascono, crescono e muoiono, e la loro presenza sul pianeta non è altro che il risultato di un fenomeno naturale a cui è soggetta la Terra stessa: la ciclicità. Non a caso, i Maya, come gli Atzechi, gli Incas, e prima ancora gli Olmechi, percepivano il tempo nel modo ciclico in cui lo avevano rappresentato nei diversi calendari che ci sono pervenuti. Anche il calendario di Dendera, espressione di una civiltà geograficamente lontana da quelle mesoamericane, si allinea sulla stessa  idea.

Quello che stiamo vivendo è solo uno dei tanti cicli, e siamo giunti ormai al termine. La sua conclusione avverrà, per Braden, come è accaduto in epoche passate, con sconvolgimenti e catastrofi, ma sono mutamenti fisici che in realtà stiamo già vivendo. Il 21 dicembre è solo l’apice di un cambiamento epocale già in itinere che spinge anche gli uomini ad un mutamento.

Cambio di coscienza, consapevolezza di sé e compassione potranno portare gli esseri umani ad una svolta che garantirà mille anni di pace. Quello che avevano visto i Maya, gli Hopi, il Mahabaratha e la Bhagavad-Gita degli Indù non sono altro che espressioni della svolta epocale che si attende da migliaia di anni, e sulla quale anche molte discipline New Age hanno fondato i propri assunti.

Sta però all’uomo comprendere sé stesso e i suoi simili come esponenti di una famiglia unica, legati dallo stesso DNA e da una fitta rete di legami, quella che Braden chiama Matrix Divina, e tentare di accettare il cambiamento. Solo calandosi in quest’ottica, secondo lo scienziato, è possibile vivere il mutamento e non esserne travolti.

Bendandi e la scomparsa di Atlantide

Sulla scomparsa di Atlantide, il continente mitologico inabissatosi migliaia di anni fa, si sono avvicendati studiosi di tutte le epoche, e anche Bendandi disse la propria.
Di fatto, le uniche fonti scritte alle quali rifarsi per individuarne la realtà storica sono alcuni dialoghi di Platone, vissuto ad Atene tra il 428/427 a.C. e il 348/347 a.C., e che raccolgono le narrazioni di Solone, vissuto però almeno cento anni prima. Lo stesso Solone avrebbe a sua volta riportato dei racconti recepiti forse dagli Egizi, e non vissuti in prima persona. Anche in questo caso non si può parlare, pertanto, di fonti dirette, ma solo di tradizioni orali, poi trascritte. Né ci si può basare sulle letture di Edgar Cayce, nonostante l’abbondanza della documentazione trasmessaci, poiché il profeta dormiente, pur fornendo pagine e pagine di informazioni sul mitico continente, visse nel XX secolo.

Atlantide secondo l'immaginario

In Timeo e Crizia Platone descrisse Atlantide come un’isola ricca e felice, in cui tutto abbondava. Estesa più di quanto fosse immaginabile, oltre le Colonne di Ercole, era “un’isola più grande della Libia e dell’Asia messe insieme”. Dai suoi racconti emerge un continente così pacifico che ricorda il paradiso terrestre, ma abituato a combattere per difendersi. Atlantide possedeva una flotta militare immensa, che – sembra, anche se le fonti non concordano per via un anacronismo storico – combatté anche contro la stessa Atene. Secondo alcuni ricercatori, fu proprio la brama di potere degli atlantidei a far perdere loro il controllo e a farli soccombere, in una serie di battaglie scatenate tra gli abitanti. Altri sostengono che Atlantide si inabissò nel giro di un giorno e una notte in seguito ad enormi cataclismi. Altri ancora che in parte si sgretolò e che la parte rimanente fu avvolta dalle acque.

Tante le teorie, e molteplici le date ipotizzate per la scomparsa del leggendario continente. Alcuni, come il Filippoff, sostennero che il cataclisma si sarebbe verificato nell’anno 7.256 a.C., altri tra il 9.400 e l’8.400 a.C. Tra questi, lo stesso Platone, che collocava l’inabissamento del continente nel 9.500 a.C. circa.
La più comune credenza si attesta però intorno al 10.500 a.C. e sembra che anche il Bendandi vi si sia associato. Tornando indietro nel passato, come era sua abitudine fare nello studio dei terremoti e adottando la sua metodologia, Bendandi stabilì con precisione il luogo e l’ora della catastrofe, avvenuta il 10.431 a.C.

“La garanzia che il metodo è buono si ha guardando nel passato”, sosteneva Bendandi.

Atlantide secondo una collocazione immaginaria

Atlantide sarebbe stata collocabile, secondo i calcoli dello studioso faentino, in una precisa zona di terra emersa tra la costa del Portogallo e le isole Azzorre.
Per spiegare la scomparsa dell’isola, Bendandi ricorse ai capisaldi della sua idea di base: La Terra è influenzata da forze gravitazionali interplanetarie che agiscono ciclicamente e in quel particolare momento sarebbe stata soggetta allo spostamento dei poli geografici e al rigonfiamento equatoriale. Una sorta di dislocazione della crosta terrestre, dunque. Conseguenza diretta di questo evento, l’allagamento di alcune regioni emerse, tra cui Atlantide.

Cataclismi di dimensioni  notevoli, ma inferiori, si sarebbero registrati, per il Bendandi, nel 2687 a.C. in coincidenza del diluvio universale, quando il concorso delle forze gravitazionali avrebbe investito un minor numero di corpi celesti, mentre un evento analogo – per intensità – a quello di Atlantide, Bendandi lo avrebbe ritenuto possibile solo nel 2.521 d.C.

Tutte ipotesi, è ovvio, per le quali il condizionale è d’obbligo. Non si può sottovalutare, tuttavia, il fatto che la data 10.500 a.C. ricorra piuttosto di frequente quando si parla di studi riguardanti il prossimo 21 dicembre 2012.

Secondo numerose ricerche, infatti, proprio in quella data si assistette a cambiamenti climatici netti e repentini, violenti terremoti, eruzioni vulcaniche e scioglimento dei ghiacciai. Nel giro di vent’anni o poco più, a cavallo del 10.500 a.C., si registrarono mutamenti meteorologici che portarono a violente alluvioni con estinzioni di massa. Contestualmente, le odierne ricerche sui picchi raggiunti dal Sole hanno evidenziato un’intensa attività solare proprio in concomitanza con quella data e il picco che si registrò all’epoca è identico a quello che si registra oggi. Stranamente, retrocedendo nella storia, troviamo questi picchi del Sole proprio in coincidenza con ciascuna delle quattro grandi Ere del passato, ogni 5.125 anni. E sembra che ciascuna di queste Ere sia terminata con grandi catastrofi naturali.

Dobbiamo allora parlare di pure e semplici fantasie o le intuizioni di Bendandi su Atlantide potrebbero nascondere qualcosa di reale?

Sicuramente si tratta di asserzioni personali da parte di un uomo che non fu “dottore” in materia. L’osservazione scientifica dei fenomeni, inoltre, ci porta a sposare solo quelle teorie seguite poi da una sperimentazione pratica: una sorta di prova “provata”. E nel caso di Bendandi non fu così. La teoria “sismogenica” restò per sempre confinata nei saperi di un uomo che non volle divulgarla per intero, forse  per il timore di non essere preso sul serio. Solo dopo la morte dello studioso ebbe inizio l’opera di catalogazione dei documenti raccolti nella sua casa – osservatorio da parte di sismologhi e ricercatori appartenenti all’associazione “La Bendandiana”.

Osservando le ricerche di Bendandi secondo un’ottica comparativa, possiamo rapportarle a quanto Gregg  Braden, scienziato e ricercatore, ha sostenuto in una conferenza tenuta in Italia lo scorso marzo 2011 e che molto ricorda quanto asserito dallo studioso faentino. Braden sostiene infatti che “Il 2012 si è già verificato nel passato perché fa parte di questa ciclicità, dei cicli di cui stiamo parlando. Diciamo che rappresenta un frattale del passato”. Stando a questa affermazione, e rifacendoci alla ciclicità del fenomeni, tra cui anche il prossimo allineamento dei pianeti previsto al 21 dicembre, non sarebbe poi così lontana quell’ipotesi secondo la quale Atlantide, continente reale e non mitologico, si sarebbe davvero inabissata, come sostenuto dal Bendandi, e che ciò sarebbe avvenuto in coincidenza di un particolare evento planetario durante il quale le forze dei pianeti avrebbero agito sulla crosta terrestre, modificandone la struttura.

Se tutto ciò fosse vero e dimostrabile, l’uomo dei terremoti avrebbe fornito una bella prova sulla quale poggiare la propria teoria e la “sismogenica”, designata a lungo come teoria psicoscientifica, diventerebbe scienza a tutti gli effetti.

Edgar Cayce

Edgar Cayce

(Hopkinsville, Kentucky, 18 marzo 1877 – Virginia Beach, Virginia, 3 gennaio 1945)

Edgar Cayce è uno di quei personaggi che rivestono un ruolo chiave nel settore “profezie”, intendendo con questo termine una conoscenza ampia sui diversi aspetti del futuro dell’uomo, grazie alla sua profonda sapienza nel campo dell’astronomia nello specifico, ma, in generale, dell’animo umano.

Nato nel 1877, si formò come fotografo, ma si dedicò soprattutto al settore delle profezie e del paranormale. Passò alla storia con lo pseudonimo di profeta dormiente poiché interpretava il futuro entrando in uno stato di trance, una sorta di sonno auto ipnotico, nel quale Cayce affrontava i più disparati temi. Dapprima i suoi interventi furono esclusivamente a carattere medico (ben nota è la “dieta Cayce per una perfetta salute”), e lo studioso fu uno dei precursori nel prediligere un’alimentazione prevalentemente a base di frutta e verdura, che escludesse poco alla volta le proteine animali.

Indubbio è il fatto che la posizione di Cayce dal punto di vista spirituale puntasse alla purificazione delle nostre coscienze, e al rapportarsi al proprio corpo come ad un tempio da custodire al meglio.

Al di là delle presunte doti di chiaroveggente, Cayce fu certamente un precursore nel lanciare un ponte tra l’atteggiamento solido ed empirico della scienza e quello della spiritualità. Successivamente, i suoi studi e le sue previsioni ebbero ad oggetto soprattutto gli aspetti cosmici, legati al futuro dell’uomo.

Secondo numerose fonti, ad Edgar Cayce sarebbero ascrivibili ben 7 profezie, tutte regolarmente avveratesi. Tra queste, la crisi del 1929, lo spostamento dei poli terrestri, la scoperta del sangue come mezzo diagnostico e anche il ritrovamento dei Rotoli del Mar Morto. In particolare, avrebbe descritto nel dettaglio la comunità degli Esseni prima ancora del ritrovamento dei frammenti, il primo dei quali vide la luce solo nel 1947, a distanza di due anni dalla morte di Cayce. Lo studioso anticipò i tempi sul ruolo che la scienza olistica avrebbe avuto molti anni dopo nel vedere l’uomo come parte di un tutto cosmico, e nel trattamento di diverse malattie, dall’epilessia alla psoriasi.

Le doti di chiaroveggenza di Edgar Cayce non passano certo inosservate, anche se molti preferiscono limitarsi a considerarle pure e semplici intuizioni.

Edgar Cayce morì nel 1945 e fu ritenuto il fondatore ufficioso della New Age, nonostante fosse vissuto prima della nascita ufficiale del movimento.

I precetti di Cayce furono raccolti in una serie di letture che oggi appaiono molto utili anche ai più miscredenti, soprattutto nel campo della salute. Le letture, circa 14 mila, fanno parte di una serie di scritti datati tra il 1901 e il 1944 e anticipano i tempi su nozioni importanti, quali l’effetto delle emozioni sulla salute umana, il ruolo della preghiera e la guarigione spirituale.

Una per tutte, che riguarda il DNA (scoperto solo negli anni ’50) è la lettura 283-2, che cita:

“Presto si determinerà la condizione fisica delle persone da una sola goccia di sangue”.

E, su questo, pare che proprio non possano essere avanzati dei dubbi.