La cultura di un antico popolo

È difficile comprendere come le conoscenze astronomiche fossero così compiute, per un popolo che a malapena conosceva l’utilizzo della ruota. Il popolo maya aveva mantenuto inalterate le proprie tradizioni, che pare trovassero una soluzione di continuità con una cultura ancora più antica, che si ravvisa, secondo molti studiosi, in quella olmeca. Tra il 600 e il 900 dopo Cristo, la cultura maya raggiunge il massimo splendore. La popolazione è collocata tra il Messico e l’America centrale. La città di Chichén Itzá è sede di traffici commerciali e incontri religiosi. Questi ultimi rappresentano un elemento fondamentale della civiltà precolombiana, e determinano la fioritura di importanti strutture architettoniche e cerimoniali. Nel frattempo, l’Europa attraversa ancora il Medio Evo. I siti maya sono ricchi di osservatori, le cui finestre erano utilizzate per studiare il cielo. I Maya basavano le loro predizioni sugli equinozi e sui cicli di Venere, affidando le loro interpretazioni astronomiche, ricche di calcoli matematici, a dei bassorilievi ricchi di figure e a dei codici, scritti a mano in un complesso linguaggio geroglifico. Dal punto di vista architettonico, il compimento delle loro profezie trova spazio nell’erezione della piramide di Chichen Itzà, dedicata al loro Dio Kukulkan, del quale attendevano il ritorno durante il giorno del Giudizio, al termine del Giorno Galattico.

La testa di Quetzalcoatl

La struttura, dalla forma piramidale, è posizionata seguendo lo schema di un preciso calendario. Ogni lato è costituito da 91 gradini, ai quali si aggiunge quello della piattaforma in alto, per un totale di 365, come i giorni del nostro calendario gregoriano. La piramide è direzionata in modo tale che il Sole, durante il giorno dell’equinozio, illuminando la scalinata nord, crei un’ombra simile ad un serpente gigante che scende verso il basso, e che si vada poi a congiungere con la testa di Quetzalcoatl, situata a valle.

La piramide di Chichén Itzá e il Serpente di Luce

In base a quanto accade, ogni anno il sito ha molti visitatori nei giorni del solstizio. Che si tratti di pura coincidenza o evocativa rappresentazione religiosa, l’avvenimento raccoglie intorno a sé curiosi provenienti da ogni parte del mondo.
Kukulkan è descritto come una figura dai tratti somatici molto diversi da quelli del popolo che lo venera. I lineamenti, più simili a quelli caucasici, sono illuminati da occhi azzurri e dalla barba bianca. Il cranio, invece, è piuttosto allungato, e l’amore verso questa divinità, che non sappiamo essere una figura solo divina o anche umana, spinge le donne a fasciare la testa dei neonati per fare in modo che gli somigli. Convinti che il Sole avesse la necessità di nutrirsi, i Maya erano dediti alla pratica del sacrificio umano, che li spingeva al dono dei bambini. Pratiche ritenute eccessive dai conquistadores spagnoli, che provarono repulsione per questo popolo, fino quasi a sterminarlo, distruggendo la maggior parte dei loro codici. Documenti iconografici costituiti da fogli creati con fibre dell’albero di fico, hanno delle pagine enormi, grandi fino a sei metri di lunghezza, piegate a fisarmonica. Gli unici quattro codici scampati per miracolo alla furia distruttrice degli spagnoli, sono accuratamente studiati e forniscono informazioni sempre più emozionanti riguardo la cultura e le conoscenze astronomiche del popolo maya.

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