Fisica e Fisica Quantistica

La fisica è definita come lo studio dei fenomeni naturali e di tutti gli eventi che possano essere descritti o quantificati per mezzo di grandezze fisiche, al fine di stabilire principi e leggi che regolano le interazioni tra le grandezze stesse. L’insieme di tali principi e leggi determina la nascita di teorie “deduttive”, che nascono da una sperimentazione pratica, eseguita quindi sul campo.

Galileo Galilei, 1564 - 1642

Isaac Newton, 1643 - 1727

Considerata all’inizio solo come una branca della filosofia, dal XVIII secolo venne invece chiamata fisica naturale, in seguito all’introduzione del cosiddetto metodo “scientifico” elaborato da Galileo. Il metodo scientifico si proponeva infatti l’osservazione di fenomeni naturali, ai quali seguiva la formulazione di ipotesi interpretative. Queste erano seguite da esperimenti, che ne mettevano in luce la validità, attraverso prove inconfutabili. In questo senso si parla di fisica “classica”, la cui nascita è collocabile intorno al 1700, con Isaac Newton.Nel 1687,

Albert Einstein, 1879 - 1955

Newton pubblicò l’opera Philosophiae Naturalis Principia Matematica, i cui assunti avrebbero costituito le fondamenta della fisica classica. Maxwell e i suoi studi sul magnetismo e l’elettricità nell’’800 e Einstein con la teoria della relatività nel ‘900 avrebbero poi contribuito a rendere la fisica fondamentale nello spiegare la maggior parte dei fenomeni che viviamo giorno per giorno sul pianeta, fino ad arrivare ai movimenti dei corpi celesti e delle galassie.

Per molto tempo, dunque, elaborazioni e teorie nuove hanno poggiato su assunti già esistenti e dati per certi, perché acquisiti secondo un rigoroso metodo scientifico. Dunque, non discutibile. Trecento anni di fisica classica hanno così rappresentato un valido punto di partenza, ma anche di arrivo delle sperimentazioni.
Solo negli ultimi anni la scienza si è aperta a nuove possibilità, che hanno messo in luce il limite intrinseco della sua natura.

Nel XX secolo si è scoperto per puro caso un nuovo, piccolo mondo, al quale le leggi di Newton non sembravano essere applicabili: quello dell’atomo. Se infatti inizialmente l’atomo era rappresentato come un elemento statico, al centro di una piccola galassia, la sua raffigurazione oggi appare completamente diversa. Gli stessi scienziati hanno notato come, sia nell’infinitamente piccolo – come nell’atomo – che nell’infinitamente grande – come nella nostra galassia – si potessero osservare fenomeni che non rispondevano ai dettami della fisica tradizionale, e che da questa non potevano essere spiegati.
È nata così la fisica quantistica, che ha aperto un varco verso confini inimmaginabili che mostrano come lo spazio intorno a noi sia tutt’altro che vuoto.

 

Max Planck, 1858 - 1947

Padre della fisica quantistica è Max Planck, che intorno al 1944 ha dichiarato come esista “un campo unitario di energia che unisce tutto il creato”. Non più induzione sperimentale e fisica deduttiva, quindi, ma fisica dei quanti, e delle innumerevoli possibilità che da questi derivano.
Il termine quantum indica i quanti di energia elettromagnetica, cioè la quantità di particelle – e di sostanza – di cui è fatto il mondo. Minuscole esplosioni di luce, fotogrammi infinitesimali, energia allo stato puro che esiste su scala microscopica e che permea la materia, che si tratti di aria, acqua o vento, e che consente a questi ultimi di viaggiare nello spazio. Vibrazioni, onde di energia vitale che, propagandosi da un posto all’altro, ci inducono a pensare l’etere un campo di energia diversa da quelle studiate finora. Tesi, questa, che capovolge totalmente il principio base della fisica classica: ritenere che lo spazio sia vuoto.

In realtà la visione di Einstein, secondo la quale “il mondo esiste indipendentemente da noi esseri umani e si presenta come un grande, eterno indovinello, accessibile solo in parte alle analisi scientifiche e al nostro pensiero” era già all’epoca confutata da Jhon Wheeler, fisico a Princeton e suo contemporaneo. Wheeler, infatti, sosteneva che la vecchia idea secondo la quale l’universo era separato dall’essere umano era ormai superata dalla nuova tesi del mondo quantistico, che vede il ruolo dell’uomo capovolgersi da osservatore in partecipatore.

L’uomo che non è più spettatore è centrale anche nelle tesi di David Bohm, altro fisico formatosi a Princeton che, in riferimento alla teoria dei quanti, parla di “soggiacenti livelli di realtà”. Nella sua idea, l’universo ha un ordine implicito simile ad un ologramma dinamico, a noi invisibile, ed un ordine esplicito, che invece vediamo. Si può dire che Bohm fosse, per certi versi, un antesignano della natura olistica dell’universo.
Max Planck sostiene che proprio in virtù della presenza di questo campo, esiste un’intelligenza responsabile del mondo fisico. Questa forza, vista come materia, presuppone l’essere di una mente cosciente e intelligente, che rappresenta la matrice di tutta la materia.

Secondo questa concezione, nelle dimensioni più infinitesimali della nostra realtà, saremmo collegati gli uni agli altri in una sorta di griglia infinita che unisce scienza e spiritualità, secondo l’ultimo sentiero tracciato dalle Scienze Noetiche.

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