Notizie dallo Yucatan. Las Águilas e 21 dicembre 2012: timore o psicosi?

Las Águilas - ingresso principale - fonte filmato Voyager

Sempre più spesso si sente parlare di fine del mondo, collegata alla data del 21 dicembre 2012. Profezie catastrofiche lascerebbero immaginare una fine ormai vicina. Quella che colpisce più di tutte l’immaginario collettivo è però la presunta profezia Maya, secondo la quale nell’ultima pagina del codice di Dresda, l’almanacco stagionale dell’antico popolo mesoamericano, è raffigurata una Terra devastata dalle inondazioni. La conclusione del lungo computo, il calendario che termina a fine anno, viene fatta coincidere con una serie di cicli e l’interpretazione data al prossimo evento è per molti quella dell’Apocalisse.

La ‘Città della fine del mondo’ – fonte www.taringa.net

Sarà per questo che alcune persone sono corse ai ripari, letteralmente, rifugiandosi in città bunker, come nel caso di Las Águilas, nello Yucatan.

Di rifugi sotterranei si è sempre parlato, ma questi sfiorano l’irreale, nella fantasmagorica riproduzione di città antiatomiche che non hanno nulla da invidiare a quelle ricostruite nei film. Si parla di doppi muri spessi oltre 60 centimetri con la capacità di sopportare temperature inverosimili, di tunnel adattati ad evitare gli allagamenti, di mura rinforzate con materiali speciali, refrattari a radiazioni, incendi, terremoti e tempeste solari. All’interno della cittadella, non manca un’area dedicata alla coltivazione di frutta e verdura, impianti per produrre energia solare, una laguna e un fornito deposito di riserve alimentari.

Si parla anche di lusso, però.

Las Águilas – statua di Minerva – fonte filmato Voyager

Un operaio addetto alla perforazione del terreno avrebbe commentato infatti: “A Las Águilas tutto è di lusso, compreso il giardino botanico”. Lo stesso ha sostenuto che la maggior parte degli italiani proviene dal nord della nostra penisola.
Mario Tzek Santos, il commissario comunale, ipotizza che probabilmente gli abitanti del comprensorio non amano avere contatti con quelli del luogo, poiché raramente lasciano le loro case. Gli italiani escono dal villaggio solo per rari acquisti presso i negozi locali, ma non danno confidenza a nessuno. Sembra che la piccola comunità disponga praticamente di tutto il necessario per essere autosufficiente e la sua presenza sul territorio del posto sia praticamente impercettibile. Le unità abitative sono dotate tutte di energia elettrica, come previsto dal contratto con la Commissione Federale dell’Energia, ma dispongono anche di pannelli solari. Costruito per ospitare circa 150 famiglie, il résort è costituito da una struttura più grande al centro e, come le altre, ha doppi muri realizzati con un materiale sconosciuto. Sembra che nella zona non ci sia alcun segnale cellulare e l’ospedale più vicino sia distante diverse centinaia di chilometri.

Las Águilas, la laguna – fonte www.taringa.net

È una strana congiunzione quella tra costruzione antiatomica e ricerca dell’opulenza, se consideriamo che la mini-città di 800 ettari sorge proprio nel nulla. Il posto prescelto per l’insediamento, infatti, è una laguna quasi incontaminata distante dalle civili abitazioni, collocata in un fitto bosco vicino Xul, raggiungibile solo attraverso stradine sterrate e con intorno una fitta vegetazione. Il confinante villaggio di Xul (detto anche Xúul), è composto da 1500 persone; il suo nome nella lingua maya, significherebbe “fine”, “finale”, “muore”, “limitare” o “alla fine”. Molti invece attribuirebbero a questo luogo il significato di “ultimo posto della Terra”. Vi abita gente modesta, che spesso è costretta a varcare il confine per trovare lavoro, e la vicina giungla tutto rappresenta tranne che un luogo di vacanza. In questo contesto, gli italiani hanno garantito lavoro per qualche anno durante la costruzione degli alloggi, e continuano a fornirne a quei pochi operai che si occupano di giardinaggio e pulizia del comprensorio.

Las Águilas e la Quinta Essencia – fonte www.laprensaenlinea.com – Alejandro Cano

Le 38 famiglie italiane, circa 70 persone, che hanno traslocato presso il comprensorio si sono costituite nell’associazione “La Quinta Essencia”. All’ingresso principale del villaggio, oltre al suo nome, Las Águilas, campeggia una scritta: “Associazione civile senza scopo di lucro per conservare l’equilibrio ecologico e preservare le risorse naturali della regione.”
Osservando dal bosco, invece, è possibile vedere un ingresso con delle aquile e una fontana con la statua di Minerva: nel piedistallo una piramide che si intreccia con la stella di Davide. Le strade interne sono dotate di illuminazione, ma arrivare alla colonia non è semplice, poiché la strada che vi conduce direttamente è sterrata.

Las Águilas – fonte www.taringa.net

Chi avrebbe potuto permettersi un tale investimento e perché in un posto tanto isolato? Le autorità locali, intervistate anche da Roberto Giacobbo e dai suoi collaboratori di Voyager nello scorso dicembre, non hanno voluto diffondere i nomi, sostenendo che gli abitanti della zona hanno tutti un regolare permesso di soggiorno. Le indagini scattarono circa quattro anni fa, quando almeno 500 abitanti della vicina Xul furono chiamati a costruire il comprensorio di 22 case, 15 delle quali dalla particolare forma ovale. Gli operai, incuriositi dalla stranezza delle abitazioni e dalla estrema riservatezza dei proprietari, richiesero l’intervento delle autorità locali per verificare che le operazioni procedessero con un regolare permesso.

L’Istituto Nazionale dell’Immigrazione messicano appurò come i proprietari fossero in regola con la documentazione e alcuni di loro avessero richiesto e ottenuto la cittadinanza messicana. L’enorme ranch appartenuto alla famiglia Granados – Sierra e destinato all’allevamento di bestiame, era stato venduto un anno prima per 3 milioni di pesos messicani – pari a circa 180 mila euro – con il preciso intento di trasformarlo in una cittadina antiatomica. Situata lungo la strada per Yaxachén, nel comune di Oxkutzcab, Las Águilas divenne una vera e propria Arca di Noè, come fu ribattezzata dalla stampa italiana. Altri la definiscono il “Villaggio dell’Apocalisse”.

Juan Venegas Tolosa e l’articolo su Las Águilas – fonte filmato Voyager

La notizia si diffuse grazie a Juan Venegas Tolosa, il giornalista che per primo parlò della cosa nell’agosto 2010. L’uomo era incuriosito dal fatto che costruzioni antiatomiche così particolari collegate da passaggi sotterranei fossero state innalzate proprio nella giungla. L’articolo scatenò la curiosità di molti giornalisti, e costrinse l’Ufficio Immigrazione ad indagare. Risultò che 13 dei proprietari erano di origine italiana; 7 di loro erano diventati cittadini messicani, e altri 6 avevano regolare permesso di soggiorno. Le date di arrivo erano diverse, come le professioni di ciascuno. Unico dato comune era quello di non percepire introiti economici in Messico, ma solo in Italia. Poiché non identificati come organizzazione di tipo religioso – e lo stato del Messico considera illegale l’appartenenza o la fondazione di una qualunque setta non riconosciuta – di fatto, per lo Stato messicano, gli italiani di Las Águilas sarebbero solo dei contadini.

fonte www.taringa.net

Gli operai che vi lavorano li avrebbero definiti gente laboriosa, rispettosa delle persone e degli usi locali dei Maya. Gli italiani non consumerebbero alcol nè tabacco e ogni sabato, vestiti con abiti bianchi, svolgerebbero pratiche religiose. Alcune donne del posto lavorarono presso le abitazioni dagli spessi muri e dalle pesanti porte di metallo e vetro durante una Pasqua di qualche anno fa. Commentarono che in quel periodo c’erano circa trecento persone, provenienti da diverse zone, e tutte molto abbienti. Alcuni uomini sembravano messicani, ed erano sposati con donne italiane. All’’interno del comprensorio notarono anche l’accesso ad un ristorante e a una piscina e che alcune case erano state realizzate su tre piani. Il villaggio risultava sicuramente molto piacevole. Dall’esterno, sono stati visti alcuni degli abitanti riunirsi a pregare quasi quotidianamente, inginocchiati davanti agli alberi. Alberto Beh, operaio impiegato nella costruzione dei bunker e proprietario del terreno confinante con il complesso residenziale, ha notato anche la presenza di un uomo a guida del gruppo. A suo dire, però, nessuno degli operai può raccontare indiscrezioni, pena il licenziamento.
Informarsi su altro è ancora un tabù, ma sembra che i più giovani abitanti di Oxkutzcab, nonostante ignorino il fatto, siano consapevoli che il mito apocalittico del 2012 abbia anche generato reddito in una regione così povera.

Nulla da dire sulla bizzarria di certe scelte, né sull’eccentricità che spinge delle persone a investire in un habitat tanto ostile.
Il comportamento insolito della comunità lascia tuttavia immaginare qualcosa di sospetto.

Il villaggio, completamente recintato e lontano da occhi indiscreti, è sorvegliato 24 ore su 24 da telecamere e nessuno può avvicinarsi al perimetro. La sorveglianza è iniziata dal momento in cui i giornalisti si interessarono alla cosa. I pochi che abbiano tentato di accedere al complesso sono stati accolti da persone armate.

Karina Pérez Valle, un architetto che vive nella vicina città di Mani, qualche anno fa venne incaricata da una misteriosa donna italiana di progettare il villaggio. La Valle ha di recente sostenuto di non poter rilasciare dichiarazioni pubbliche, ma in un’intervista del 2010, quando Las Águilas era ancora in costruzione, affermò che “gli italiani non pensano che ci possa essere la fine del mondo, ma temono molti disastri naturali, temperature elevate fino ai 45 – 50 gradi centigradi, e inondazioni come quelle di Nuevo León”. Questo sarebbe stato il motivo, secondo l’architetto, per cui gli italiani avrebbero creato il loro spazio in cui vivere e proteggersi. Sempre a detta della Valle, uno psicologo e un ricercatore di origine italiana sarebbero i responsabili del progetto.

Xul, nello Yucatan

Sulla scelta del luogo, le indiscrezioni parlano di un sogno fatto da una donna – ora abitante del comprensorio – in cui qualcuno, un non meglio specificato “essere di luce” l’avrebbe esortata a costruire un rifugio proprio vicino a Kiuic, in un antico insediamento maya. Il sito in questione esisteva almeno dal 600 a.C. e si estendeva per chilometri nella zona. Gli edifici, situati sulla cima delle colline, erano caratterizzati da pareti in muratura, molte delle quali sono ancora in piedi. Nonostante nessuno abbia mai ufficialmente legato la costruzione del villaggio al calendario maya, gli abitanti della zona inevitabilmente mettono in relazione l’episodio con l’antica leggenda sulla fine del lungo computo nel 2012. Anche se gli italiani non sono tenuti a dare spiegazioni sulle loro scelte, è proprio l’alone di mistero che aleggia intorno alla piccola comunità che porta a fare ogni genere di congetture.

Pur cercando di evitare in ogni modo l’attenzione, inoltre, la loro presenza nella giungla non passa affatto inosservata. La mini-città infatti è stata costruita all’interno del Moyers Helen bioculturale Reserve gestito dalla associazione civile Kaxil Kiuic, un’organizzazione messicana che riceve in parte il sostegno da College Millsaps degli Stati Uniti d’America.

È ovvio che, al di là di qualunque comportamento che una o più persone si ritengano libere di tenere nella propria vita, qualora si tratti di un’intera comunità coinvolta in un fenomeno oggettivamente inconsueto, ci sia qualcosa che possa apparire strano.
Il sentore, se non quello che si tratti di una setta per definizione, è quello che sia in atto, all’interno del gruppo, una sorta di psicosi collettiva da catastrofismo.

Il dr. Gaspar Baquedano Lopez, coordinatore del programma di cura e attenzione ai suicidi presso l’Ospedale Psichiatrico “Yucatan”, già all’epoca pose l’accento sul fatto che se a Las Águilas si stava costruendo cercando protezione contro la fine del mondo, l’idea che dominava era quella di paura e morte, associata alla speranza nella salvezza. Il comprensorio in questione veniva inoltre definito “Città della Fine del Mondo” in un’accezione negativa, poiché il principio su cui si basava la costruzione del villaggio aveva come sfondo l’idea di morte e distruzione, che avrebbero potuto influenzare i residenti del posto, ben sapendo quanto la società Maya sia sempre stata vulnerabile all’idea del suicidio.

Episodi come quello di Las Águilas però non sono affatto isolati e a quanto sembra anche la costruzione di bunker negli ultimi anni è aumentata a dismisura.

Secondo il quotidiano messicano Milenio, lo Yucatan negli ultimi anni ha visto aumentare notevolmente la presenza di gruppi stranieri legati alle profezie e ai siti archeologici Maya, con insediamenti stanziali di gruppi di varie nazionalità presso Ek Balam e Temozon Township vicino al confine con Quintana Roo. Le manifestazioni di fenomeni archeoastronomiche più seguite sembrano essere gli equinozi e i solstizi a Chichén Itzá e Dzibilchaltún.

Uno dei casi più noti è sicuramente quello di Le Bugarach in Francia, dove, in virtù dell’antica leggenda secondo la quale il paesino di appena 200 abitanti custodirebbe il Sacro Graal, lo stesso sarebbe risparmiato dall’Apocalisse del 2012. La credenza avrebbe portato molti ad acquistare casa proprio nella zona, facendo lievitare i costi degli immobili.

In Italia, antiche leggende risparmierebbero dalla presunta fine del mondo solo il paese di Angrogna, comunità del torinese legata alla Chiesa Valdese, e in particolare la frazione di Pradeltorno, una roccaforte sulla quale sarebbero stati compiuti numerosi rituali dai valdesi e che avrebbe custodito per un certo periodo il Sacro Graal.

Va citato poi il caso di “Alive”, la comunità degli Stati Uniti dedita alla costruzione vicino alle principali città di una rete di 20 rifugi in grado di sopportare eventuali catastrofi, dalle armi biologiche e nucleari all’impatto di asteroidi a tempeste solari o terremoti.

Non da ultimo, il “GSE 2012” o “Gruppo di Sopravvivenza di Spagna 2012”, i cui membri stanno costruendo un rifugio antiatomico per proteggersi dalle previsioni apocalittiche.

Questi, ovviamente, sono solo alcuni dei fenomeni più noti, ma la situazione di allarmismo tende ad aumentare. E tutto proprio a causa di una errata interpretazione del calendario maya. Secondo il lungo computo infatti, il 21 dicembre è solo una datazione che finisce, ma ne inizia subito un’altra. E se volessimo stare a guardare anche l’ultimo calendario maya ritrovato di recente nella foresta pluviale di Xultun, in Guatemala, potremmo verificare che dopo il 2012 inizia un nuovo calendario lungo altri 6 mila anni. Proprio a testimoniare il fatto che, per i Maya, il tempo era ciclico e non lineare. Quello che termina il 21 dicembre 2012 è, così, solo uno dei loro tanti cicli.

Questo articolo è riproducibile indicando chiaramente il sito e linkando la fonte www.ilpuntozero.com

Fonti di riferimento:
http://webalia.com/vida/la-colonia-del-fin-del-mundo/gmx-niv99-con4958880.htm

http://www.laprensaenlinea.com/noticias/noticias-historias/20120314-misterio-la-ciudad-del-fin-de-mundo.ece?ssimg=501189

http://www.2012diciembre.com.ar/2010/08/construyen-la-ciudad-del-fin-del-mundo.html
http://www.facebook.com/note.php?note_id=179580258720402

http://www.poresto.net/ver_nota.php?zona=yucatan&idSeccion=1&idTitulo=38273

http://www.am.com.mx/Nota.aspx?ID=422722
http://www.youtube.com/watch?v=EE8Pw7SMl-8 Speciale 2012. Video fine Mondo – Voyager

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