Notizie dalla Groenlandia: scioglimento record dei ghiacci

Ruscelli e fiumi dall'acqua di fusione a Kangerlussuaq, calotta glaciale della Groenlandia - record di 21 luglio 2012 - Fonte M. Tedesco

Tempi difficili per la Groenlandia. Dopo lo scioglimento record dei ghiacci che ha fatto registrare in alcuni punti una riduzione del 40% all’8 luglio, il 12 dello scorso mese lo scioglimento del ghiaccio marino era arrivato al 97%.
In soli quattro giorni la fisionomia del continente artico è cambiata drammaticamente, complice un picco di insolita aria calda che lo ha attraversato dalla fine di maggio. L’aria più calda del normale che ha investito il continente nella seconda settimana di luglio ha fatto il resto.

Esattamente due anni fa, proprio nello stesso periodo, in Groenlandia si staccò una gigantesca isola di ghiaccio, estesa per 260 chilometri quadrati e attaccata ad uno dei principali ghiacciai della Groenlandia, il Petermann. Prima ancora, l’ultima gigantesca massa di ghiaccio si era staccata nel 1962.


Sembrerebbe dunque un fenomeno non poi così strano, vista la sua ripetizione nel corso degli ultimi anni. Eppure, vista la sua mancanza di una regolare ciclicità, dovremmo chiederci il motivo di questi fenomeni e dove poi l’acqua che si è sciolta vada a finire…

Groenlandia - calotte di ghiaccio pericolosamente assottigliate

Riguardo al primo punto gli scienziati si stanno ancora interrogando. Il riscaldamento globale in atto pare sia il più gettonato responsabile dell’evento, soprattutto a causa dell’intervento umano, oltre che a cicli naturali che l’intero pianeta regolarmente attraversa. Per quanto riguarda il secondo punto, non è un mistero. Nei giorni scorsi, infatti, immagini impressionanti hanno mostrato come le inondazioni fossero inevitabili, a causa delle enormi quantità di acqua che si riversavano nel fiume Watson, travolgendo il ponte e gli acquedotti nel Sud Ovest della Groenlandia, nel piccolo centro abitato di Kangerlussuaq.
Va detto che il nord della Groenlandia, proprio perché in gran parte coperta da ghiacci (tranne la parte più settentrionale, in cui l’aria è addirittura troppo asciutta per produrre neve e mantenere un mantello di ghiaccio) è praticamente disabitato. L’inurbazione comincia verso il centro-sud, culminando nella capitale Nuuk, che è posta a sud. Le coste isolane sono costituite da fiordi e isolotti creati dall’erosione dei ghiacciai nei millenni. Se gli stessi si sciogliessero completamente, la Groenlandia assumerebbe la forma di un arcipelago, con piccole isole abitate.
Uno scenario che non sembra poi così lontano, viste le numerose ipotesi sul futuro del continente artico.

La glaciologa Lora Koenig, del centro Goddard della NASA, sostiene che ”Le carote di ghiaccio prelevate dalla Summit Stationmostrano che gli eventi di fusione di questo tipo si verificano circa una volta ogni 150 anni in media. Con l’ultimo evento avvenuto nel 1889. Ma se continuiamo ad osservare gli eventi di fusione, come questo nei prossimi anni – aggiunge – sarà preoccupante””. Nei giorni scorsi proprio la zona attorno alla Summit Station a circa tre chilometri sopra il livello del mare – nel punto più alto della calotta di ghiaccio – mostrava segni di fusione.

THE DAY AFTER TOMORROW - Roland Emmerich, 2004

Un’immagine, questa, che riporta inevitabilmente all’incipit di The Day After Tomorrow, il film di Roland Emmerich del 2004. I primi minuti della pellicola mostrano il paleoclimatologo Jack Hall, interpretato da Dennis Quaid, assistere, insieme alla sua squadra, al distacco di una enorme banchisa di ghiaccio in Antartide. In seguito, alla conferenza delle Nazioni Unite sul surriscaldamento globale a Nuova Delhi in India, illustra le condizioni che ritiene possibili per l’avvento di una glaciazione, ma le sue saranno considerate solo ipotesi troppo suggestive e catastrofiste.

Uno studio dell’Università di Reading – Gran Bretagna – paventa come le cause siano da attribuire sia ai cicli naturali climatici che alle attività umane, e che l’uomo sia oggi responsabile di almeno il 70% del radicale declino dei ghiacci artici.
Il climatologo Jonny Day, del National Centre for Atmospheric Science dell’Università inglese, si dice certo che solo il 30% della fusione estiva di ghiacci sia dovuta a cause naturali e che il ritmo di tali sconvolgimenti non sia attribuibile alle sole cause naturali; eventi che, al contrario, i negazionisti del climate change e del global warming ritengono essere un fatto normale.

Ponte del fiume Watson, Kangerlussuaq, Greenland - 21 luglio 2012

L’équipe di Day ha mostrato come l’Atlantic Multi-decadal Oscillation (AMO), origine principale della variabilità dell’estensione dei ghiacci del nord Atlantico nel periodo estivo, fosse un fenomeno naturale che si ripresenta ogni 65-80 anni, e che è nella sua “fase calda” dalla metà degli anni ’70. La ricerca però ha avuto degli esiti inattesi, dimostrando come effettivamente solo il 30% dello scioglimento sia attribuibile all’alternarsi dei cicli climatici naturali e la restante parte sia invece 2 dovuto a qualcos’altro e che questo molto probabilmente sia da attribuire ai cambiamenti globali causati dall’uomo”.
Il 15 agosto, un comunicato stampa del City College of New York sosteneva invece che “la fusione dei ghiacci in Groenlandia batte il record con quattro settimane di anticipo”. Marco Tedesco, assistente professore di Scienze della Terra e dell’atmosfera presso il City College di New York, ha affermato infatti che lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia abbia battuto il record stagionale proprio l’8 agosto, 4 settimane prima della consueta stagione di scioglimento. La stessa, di solito, va da giugno ai primi di settembre, quando le temperature si abbassano; quest’anno, però, già ai primi del mese aveva battuto il record del 2010. Nei suoi studi, Tedesco ha misurato un indice di fusione cumulativa da valutare come misura della forza della stagione di scioglimento. In pratica, più alto è l’indice di fusione, più alto è lo scioglimento dei ghiacci. Tesi, questa, confermata anche dal suo collega, il dr. Thomas Mote, docente di Geografia presso l’Università della Georgia.
A ben guardare, su internet non mancano informazioni e immagini relative a veri e propri fiumi d’acqua che facevano la loro improvvisa comparsa in zone da sempre completamente ghiacciate, e ben prima di questa torrida estate. (Uno di questi è indicato a fine a articolo)

Indipendentemente da quali possano essere le cause di tali cambiamenti, resta una certezza: lo scioglimento sempre più corposo di enormi isole di ghiaccio apre scenari ambientali e geopolitici del tutto nuovi per questo Paese.
La Groenlandia, particolarmente ricca di elementi quali gas naturale, oro, diamanti, uranio e piombo, oltre che di petrolio, si mostra ora come una nuova terra da sfruttare. Stato quasi indipendente, anche se ancora sotto l’egida della monarchia danese, è uscita dalla Comunità Europea – alla quale la Danimarca tuttora appartiene – con un referendum del 1982, e si è imposta nel 2008 con un referendum in cui oltre il 75% della popolazione ha scelto l’autodeterminazione.

Vera Di Donato

Questo articolo è riproducibile indicando chiaramente il nome dell’autore, il sito e linkando la fonte www.ilpuntozero.com

Fonti di riferimento:

http://www2.ccny.cuny.edu/advancement/news/Greenland-Melting-Breaks-Record-Four-Weeks-Before-Seasons-End.cfm

http://blogeko.iljournal.it/2012/groenlandia-record-di-fusione-dei-ghiacci-gia-battuto-e-ce-ancora-un-mese-di-disgelo/69930

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/01/in-groelandia-scioglimento-calotta-e-passata-dal-40-al-97-in-4-giorni/312606/

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