Venere

Un trattamento a parte, rispetto ad altri pianeti e stelle, avviene per Venere.
Nella concezione dei Maya, Venere è fondamentale. È intorno ad esso, infatti, che si concentrano molti conteggi che ritroviamo nell’antico calendario. È inoltre nel loro almanacco – il Codice Dresda – che si parla dei cicli di Venere, ai quali si dà la stessa importanza dei cicli del Sole.

Venere

Il 21 dicembre 2012 sarà contemporaneamente: la conclusione del Giorno Galattico, il solstizio d’inverno e il momento in cui Venere sarà più vicino alla Terra.
Secondo alcuni, il non-tempo in cui viviamo, iniziato nel luglio del 1992, avrebbe avuto un momento culminante, datato 11 agosto 1999, in coincidenza con l’eclissi totale di Sole, in cui l’ombra lunare attraversò il pianeta partendo dall’Atlantico del nord, fino all’Oceano Indiano. Sarebbe iniziato in quel momento, e fino al 21 dicembre 2012, il cosiddetto periodo dell’Apocalisse; definito, però, anche della Liberazione.

Un’epoca al termine della quale, superato il paradosso delle contrapposizioni tra bene e male, uguaglianza e disuguaglianza, Oriente ed Occidente, ci sarebbe stata una rinascita delle coscienze, ma non senza sofferenze.

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Il codice Dresda

Una pagina del codice di Dresda

Uno dei più antichi e importanti codici pervenutici dal tempo dei Maya è il codice Dresda. Scampato al rogo di cui fu protagonista l’omonima città, bombardata nel 1945, questo codice, conservato per anni nella biblioteca, fu scritto nell’antica lingua maya, e contiene, nelle poche pagine conservate integre – circa una settantina – importanti annotazioni riguardanti i cicli di Venere e le eclissi di Sole e di Luna. La sua interpretazione è dovuta, in primis ad Ernst Wilhelm Förstemann, uno storico tedesco che nel 1880 ritrovò il codice nella biblioteca di Dresda e, consultandolo, comprese le potenzialità di quei disegni. Successivamente, altri studiosi vi si dedicarono, tra cui archeologi ed epigrafisti, ma per interpretarne i meccanismi in maniera corretta occorse almeno un altro secolo. Soprattutto, molto difficile risulta, ancora oggi, la sua comparazione con le iscrizioni e i disegni presenti sui monumenti.

È interessante notare, come spesso accade per volumi di tale portata, che il codice Dresda sopravvisse, inizialmente, forse per caso fortuito, o più probabilmente per un improvviso barlume di coscienza.

Diego Friar de La Landa, un monaco francescano inviato nello Yucatan nel 1549, parla del suo incarico di portare la fede cattolica tra le popolazioni maya che vivevano nella regione, a seguito della conquista spagnola della penisola. Convertire gli indigeni al cattolicesimo non fu facile, cosa che richiese lo sterminio di buona parte della popolazione, oltre alla sparizione di documenti e testimonianze che avrebbero assunto per noi un rilievo di enorme importanza nella comprensione di questo popolo e della sua capacità di predire eventi così lontani. Del resto, proprio de la Landa racconta che molti libri furono volutamente distrutti nel corso dell’invasione spagnola, perché ritenuti pieni di superstizioni
Lo stesso de La Landa, nonostante volesse difendere i Maya dai soprusi dei conquistadores, era spinto dalla sua fede integerrima a tacciare di diavolerie i loro scritti, e fu solo per un barlume di coscienza che ne trascrisse alcune tradizioni. Così, pensò di comporre di proprio pugno una sorta di relazione sulla scrittura, le conoscenze e le credenze del popolo Maya, per tentare di ricostruire quanto era andato perso. La stessa Relación de las cosas de Yucatán, però, datata 1566, andò perduta al suo ritorno in Spagna, insieme alle diverse copie. Queste furono più volte ritrovate in frammenti, e tradotte in un linguaggio che comprendeva le varie iterazioni subite dai diversi copisti, e che poco ci avrebbero raccontato di questo misterioso popolo.

Immagini tratte dal codice di Dresda

La precisione delle annotazioni contenute in ciò che rimane dell’originario codice di Dresda è impressionante, se si tiene conto del fatto che le previsioni riportate riguardano eventi astronomici lontanissimi per tempo e luogo.

 

Immagine tratta dal codice di Dresda

 

Il testo parla dell’eclissi di sole dell’11 agosto del ‘91, sul territorio del Messico, regolarmente avvenuta. Vi è associata un’immagine che rappresenta la morte, seduta su di un trono di ossa, che simboleggia l’era che sta terminando. Questa immagine, insieme all’eclissi di cui parlano, rappresenta per i Maya un momento di transizione, in cui avviene il passaggio nella nuova era, e la “fine dei cavalieri Giaguaro”, e si narra del prossimo incontro con i “Signori delle Stelle”. I Maya parlavano di una nuova età dell’oro, che sarebbe nata sulle ceneri della precedente. Cosa che sarà testimoniata, negli anni a venire, dai famosi cerchi nel grano, che compariranno non solo nel sud dell’Inghilterra, come comunemente si crede, ma anche in molte altre coltivazioni cerealicole della Bolivia, del Canada, del Perù, della Cina e dell’URSS. La loro comparsa in Italia, dove comunque non sono mancati, risale agli ultimi anni.

Ultima pagina del codice di Dresda

Per molti studiosi l’elemento di maggior rilievo è costituito dall’ultima pagina del codice, in cui si vede l’acqua che travolge tutto. Uscendo dai vulcani, dal Sole e dalla Luna, crea oscurità intorno a sé, laddove prima c’era luce.
Da quanto emerge, non è difficile comprendere come, interpretando questa parte finale, si potesse pensare ad un diluvio, proprio come accadde nel caso della presunta scomparsa di Atlantide.
Altre previsioni catastrofiche di fine anno sono lo scioglimento dei ghiacciai e, secondo fonti più recenti, una sorta di profezia dell’acqua che si ricolleghi ai recenti studi fatti presso il CERN di Ginevra.
Tuttavia i Maya non hanno parlato della fine del mondo, ma solo della fine di un’Era, e dell’inizio dell’età dell’oro.

 

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