Il katun e le profezie di Cilam Balam

Nel sistema di calcolo del lungo computo, viene utilizzata una precisa unità di misura, il katun, che consiste in un ciclo di 20 anni.
Di conseguenza, 20 haab rappresentavano un katun.

Questa unità di misura ci è molto importante per comprendere come il lasso di tempo ultimo del ciclo in cui viviamo, iniziato nel luglio del 1992, si concluda il 21 dicembre 2012, a termine dell’ultimo katun della nostra era, in coincidenza con il termine dell’ultimo ciclo, di 5.125 anni, e del Giorno Galattico di 25.625 anni, comunemente ricondotto a 26.000 anni.

Al compimento di questo ciclo, si realizzerà una disposizione rarissima dei pianeti, collocati al centro della Via Lattea.

I Maya formulano una specifica profezia relativa ad ogni katun: gli stessi katun, insieme alle loro previsioni, si ripeteranno ciclicamente ogni 260 anni.

Testo sacro che raccoglie gli eventi relativi a ciascun katun è il Cilam Balam, una misteriosa raccolta di testi che narrano gli accadimenti di ciascun ciclo. Sembra che Balam fosse un antico sacerdote che aveva previsto l’arrivo di uomini barbuti e dalla pelle bianca nella penisola dello Yucatan. Insieme a questo, i Maya avevano previsto una serie di eventi negativi per la loro civiltà, prevedendo anche che si sarebbero poi ripetuti periodicamente nel tempo.

Il passaggio tra le varie epoche faceva sì che la Terra, secondo i Maya, procedesse, in uno scorrere del tempo stimato in 25.625 anni, verso il centro della sua galassia, costituita dalla Via Lattea. Quest’ultimo ciclo, che rappresentava il cosiddetto Giorno Galattico, era diviso a sua volta in altri 5 sottocicli, della durata di 5.125 anni ciascuno, considerati come singole Ere e chiamati Soli.

Il termine di ogni Sole, secondo i Maya, portava enormi scompigli dovuti ad un’intensa attività solare, che mal si conciliava con l’attività pulsante del nucleo terrestre.

A testimonianza scientifica di questa tesi, negli ultimi anni, nozioni trasmesse dalle varie sonde lanciate nello spazio, come la Soho, registrano l’aumento dell’attività solare in un modo mai accaduto in epoche recenti. Basti pensare che le tempeste solari sono arrivate, negli ultimi anni, alle trecento manifestazioni al mese.

La cosiddetta profezia maya sembra allora trovare spazio nei messaggi provenienti dai cerchi nel grano, che ci trasmettono l’andamento dell’energia proveniente dal centro della Via Lattea.

I diversi pittogrammi, infatti, mostrano come la Terra stia procedendo sempre più velocemente verso la fine di questo Sole, e del calendario tracciato.

Qual è, allora, il senso della profezia Maya?

Il lungo computo trascende la vita individuale e consente ai Maya di collocarsi in una dimensione cosmica, nella quale si ha un riflesso ed una ripetizione di eventi già accaduti. È proprio studiando i cicli che si può capire cosa ci riserverà il futuro, e dunque la fine della nostra Era.

Studiando i katun precedenti, e ricollocandoli nel presente, si intuisce che:

  • Katun 13 è quello dell’invasione spagnola nel Messico del 1520. Questo Katun si ripete nel 1776, nel periodo della rivoluzione americana e francese. Cilam Balam prevede tutto nel Katun 13, parlando di “un tempo del crollo totale in cui ogni cosa è perduta…” 
  • Nel Katun 5 si parla di una grande carestia, di pochi uccelli e dell’abbondanza di serpenti. “È un tempo di sventure, i sovrani e loro sudditi si separeranno e la gente perderà fiducia nei suoi sovrani”. L’ultimo ciclo di Katun 5 inizia nel 1855 con la guerra civile americana, in cui lo scioglimento dell’unione riecheggia la separazione tra sovrani e sudditi, e l’assassinio del presidente Lincoln.
  • In Katun 8 sono descritti eventi che sembrano coincidere con il grande cambiamento degli Anni ’60 in coincidenza con le rivoluzioni culturali e i disordini sociali. Il ciclo di Katun 8 è devastante per i Maya: nel Cilam Balam viene descritto il periodo peggiore questa civiltà, che soccomberà alla dominazione spagnola, con tutta la città – stato di Chichen Itzà, nel 1690. Molti anni più tardi, negli Anni ’60 del XX secolo, gli omicidi politici e la guerra in Vietnam, sono motivo di profonde divisioni in America. Eventi apparentemente non collegati che si ritrovano nelle predizioni del Katun 8.
  • Nel Katun 6, l’ultimo ciclo del quale è iniziato nel 1973, si riscontrano lo scandalo Watergate, il caso Irangate e le crociate contro la fame in Africa.
  • Il ciclo attuale, Katun 4, è iniziato nel 1993 e terminerà nel 2012.
    Secondo Cilam Balam durante questo ciclo ci sarà il ritorno di Kukulkan, la divinità suprema, per annunciare l’inizio di una nuova Era. Questo Katun è descritto come un momento in cui l’uomo riprende il contatto con sé stesso. È il preludio dei grandi cambiamenti che avverranno tra alcuni decenni, nel Katun 13 e nel Katun 11.
    L’inizio di una fase nuova.

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Gli Olmechi

Scultura olmeca

Quando si parla di profezie, quelle dei Maya sembrano essere decisive su molte altre. Chissà perché, visto che questo popolo, pur essendo molto preparato dal punto di vista astronomico, non ha fatto altro che adottare un calendario già esistente a quell’epoca, e proveniente da una civiltà ancora più remota: quella olmeca.
Degli Olmechi in realtà, si sa ancora poco. Si tratta di una civiltà precolombiana insediatasi negli stessi territori in cui riscopriamo la civiltà maya, e probabilmente sottomessi e inglobati da altre culture successive, tra cui quella azteca. Secondo alcune fonti, l’insediamento degli Olmechi presso la città di Izapa si può datare in modo stabile intorno al 1500 a.C., mentre quello maya sarebbe di molto successivo, intorno al 250 a.C.

Las Limas


Cultura mesoamericana precedente anche a quella zapoteca, e di cui non vi sarebbero fonti scritte, ma solo piccole statuine in giada e monumenti colossali come quello della Grande Madre, le sarebbe attribuibile anche la creazione del famoso gioco della pelota.

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Il calendario maya e il calcolo del tempo

Quello che appare chiaro, studiando la simbologia maya, è che questo popolo fosse affascinato, se non addirittura ossessionato, dal tempo. I Maya pensavano che un evento accaduto in passato si sarebbe ciclicamente ripetuto.
Il tempo, dunque, non è inteso come lo vediamo noi occidentali, cioè come una sequenza lineare, dritta, che punta in avanti verso l’infinito, ma è concepito in modo ciclico.

I Maya lo avevano suddiviso e regolato in tre calendari:

il calendario civile, o solare, o ciclo Haab. Questo’ultimo era formato da 18 mesi di 20 giorni ciascuno. Il totale era di 360 giorni. Come arrivare dunque alla durata dell’anno solare di 365 giorni? Veniva aggiunto un ultimo mese, costituito solo da 5 giorni, e il cui nome era Uyaeb. Va detto che gli ultimi cinque giorni rappresentavano, per questo popolo, un periodo nefasto, durante il quale era vietata qualunque cerimonia.

Il ciclo Tzolkin, il calendario sacro, cerimoniale, formato da 13 mesi di 20 giorni. Il totale era di 260 giorni. Durata, questa, coincidente con il periodo della gestazione umana. Era infatti utilizzato per comprendere i diversi momenti dell’esperienza umana e per raccordare gli eventi celesti a quelli terreni. È questo che scandisce la vita quotidiana dei Maya, che lo utilizzano per determinare, giorno per giorno, le scelte importanti, come la data di una battaglia, la decisione del nome da dare ad una persona, prevedere le eclissi o il ciclo di Venere, in base al nome del giorno stesso e all’allineamento planetario ad esso associato. Ogni giorno, infatti, aveva il proprio nome, ed un significato particolare.
• Combinando i due cicli Haab e Tzolkin, in modo simile agli ingranaggi di una ruota. i Maya creano un calendario circolare, pari ad un ciclo di 52 anni, che unisce l’anno solare e l’anno sacro. In esso, i numeri, i giorni e i mesi, si ripetono ogni 52 anni. È un ciclo che equivale al nostro secolo, e serviva loro per tenere sotto controllo lo scorrere del tempo, giorno per giorno.

Secondo il dott. Arlen F. Chase, antropologo presso l’University of Central Florida, i Maya potevano ritenersi fortunati se vivevano un intero ciclo di 52 anni, poiché era quella l’età media della loro vita. Ci sono pervenute notizie di pochi esponenti della civiltà maya che si siano avvicinati agli ottant’anni. Tuttavia, il ciclo dei 52 anni, sembrava essere superato da un conteggio ancora maggiore.

Fu Förstemann il primo studioso ad accorgersi che, oltre al calendario circolare, i Maya segnavano il tempo anche con un altro sistema: il lungo computo.

Il lungo computo permette ai Maya di calcolare la presunta data della fine del mondo, partendo dal giorno di nascita mitico della loro civiltà, e trascendendo la vita individuale. Dopo anni di studi astronomici, archeologici e iconografici, gli studiosi riescono finalmente ad individuare la data d’inizio dell’Era in corso: il 13 agosto 3114 a.C. e la data della sua presunta fine, il 21 dicembre 2012, esattamente 5.125 anni dopo. Per i Maya, quella data corrisponde al 13 Baktun e al Giorno del Giudizio, in cui si realizzerà un nuovo punto zero. Ogni 13 Baktun, quindi ogni 5.125 anni, il tempo “finisce” poiché termina un’Era e ricomincia un altro ciclo cronologico. Il calendario maya prevede dunque cinque grandi Ere cosmiche, ognuna della durata di 5.125 anni, quattro delle quali sono già trascorse. Secondo questo calendario, che calcola la durata del Giorno Galattico, formato da 5 Ere di 5.125 anni ciascuna, ci troviamo alla fine della Quinta Era, e al compimento del 25.625° anno.

Il 21 dicembre 2012, costituirà quindi il termine del Giorno Galattico, nel quale la Terra compirà il giro precessionale intorno al proprio asse. Questa fase è chiamata infatti anche precessione degli equinozi.

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