Notizie dal cielo. Venere in passerella davanti al Sole e… sulle mura di Mayapan

Transito di Venere - Fonte culture-and-current-affairs.com

La notte tra il prossimo 5 e 6 giugno il pianeta Venere sfilerà in passerella davanti al Sole, in una visione spettacolare che potremo ammirare dalla Terra. Passaggio ritenuto imperdibile poiché non si ripeterà più fino al dicembre del 2117. L’astro più luminoso del cielo dopo la Luna, infatti, compie un giro che si alterna, con un ciclo irregolare, in un passaggio ogni otto anni per due volte consecutive, separate da due vuoti temporali di 121,5 anni e 105,5 anni. Tanto quanto basta a farcelo ammirare tra qualche ora e per più di qualche minuto, probabilmente per l’ultima volta. Continue reading

Notizie dal cielo: eclissi solare del 20 maggio 2012

Eclissi 20 maggio 2012 - Fonte NASA

Il prossimo 20 maggio 2012 è prevista una eclissi anulare di Sole, visibile solo da alcune zone del pianeta, le stesse che saranno interessate dal cono d’ombra proiettato dalla Luna.
L’eclissi parziale coprirà, con il suo cono d’ombra, Stati Uniti, Messico, Oceano Pacifico e Asia Orientale. L’orario indicato è compreso tra le 20:53 UTC di quel giorno e le 2:49 UTC del giorno successivo, con un picco di visibilità collocato nel Pacifico settentrionale, in corrispondenza delle Isole Aleutine, alle ore 23:53 UTC.
È prevista una durata totale del fenomeno di 5 minuti e 46 secondi.

Come si svolge un’eclissi di Sole? Continue reading

Il gioco della Pelota

La Grande Pelota

Storicamente, il gioco della pelota era praticato non solo dai Maya, ma da altri popoli precedenti, come gli Olmechi.

Il gioco consisteva nel far scivolare la palla all’interno di anelli di pietra, servendosi di ginocchia e fianchi. Vinceva chi per primo portava a segno la palla.

 

Secondo le più recenti interpretazioni, pare che fosse proprio il vincitore a sacrificarsi. Uno dei bassorilievi vicino al campo mostra la decapitazione del vincitore nel cortile centrale. Dal suo collo fuoriescono dei serpenti. La vittima è raffigurata in ginocchio davanti ad una palla, all’interno della quale c’è un teschio che pronuncia riti funebri. Altre immagini immortalate lungo il basamento dei muri mostrano le due squadre, formate da 7 partecipanti ciascuna.

Il gioco della pelota è una rappresentazione simbolica degli eventi del 2012?
A molti studiosi della simbologia maya sembra essere proprio una metafora di quello che accadrà.

Giocatore davanti al teschio

La simbologia che ritroviamo nel cortile, nella palla e nell’anello vicini alla piramide di Chichén Itzá, sono alquanto rappresentative. La Grande Pelota, uno dei nove campi della palla di Chichén Itzá, nel cuore della foresta amazzonica, è il più grande di tutto il centro America, e farebbe pensare alla Via Lattea.

Secondo alcuni rappresenta invece la Terra. L’anello di pietra al centro del campo indica il centro della galassia.
Ai due lati del campo, sono presenti due piattaforme sulle quali si erigono dei templi dedicati al Sole e alla Luna.

Particolare del vincitore decapitato

 

Nel dicembre 2012, per allinearsi, il Sole si dirigerà verso il centro della galassia.
La simbologia è nella palla che rappresenta il Sole e che, entrando nell’anello di pietra, rappresenta la “fine del mondo”.

Anello di pietra


 

 

 

Il gioco, tuttavia, è legato anche al culto del Sole, che ogni giorno rinasce, abbandonando le tenebre. È per questo che il giocatore che lascia cadere a terra la palla sarà sacrificato, avendo impedito al Sole di tornare a sorgere.

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I Maya e la mitologia del Popol Vuh

2012? Cosa rappresentava per loro questa data? È importante conoscere questo popolo anche dal punto di vista mitologico, con riferimento al testo sacro del Popol Vuh.

La Via Lattea, la nostra galassia

Si tratta di un libro mitologico che parte dalla creazione divina del popolo maya e dalla storia che riguarda gli eroi gemelli Hunahpu e Xbalanque. Il testo descrive in dettaglio la nascita del regno Quiché, un ramo dei Maya, e mostra come il potere della famiglia reale abbia origine proprio dagli dei.

Il Popol Vuh, tradotto dai conquistatori spagnoli nel XVI secolo, ci introduce al una visione mitologica che vede la linea nera della Via Lattea come l’ingresso dell’aldilà, verso il regno del male. È proprio lungo questa direttrice che il Sole si allineerà il 21 dicembre 2012.

Raffigurazione di Hunahpu e Xbalanque

 

Sempre secondo la mitologia, i signori del mondo sotterraneo sfidarono il padre dei gemelli divini al gioco della pelota e, uscendo dagli schemi ludici, lo decapitarono. Hunahpu e Xbalanque sfidarono allora i signori del male in una partita successiva, consentendo al padre di resuscitare.

Il nome di Hun Hunahpu, il divino padre dei gemelli, sul calendario corrisponde al giorno del Nuovo Sole, che spunta con il solstizio d’inverno, il 21 dicembre.

Anello nel gioco della pelota

 

Chi ama credere in questa profezia, trova un ulteriore riferimento nell’allineamento cosmico del 21 dicembre 2012 e la cultura maya, culminante nel gioco della pelota.

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Gli Olmechi

Scultura olmeca

Quando si parla di profezie, quelle dei Maya sembrano essere decisive su molte altre. Chissà perché, visto che questo popolo, pur essendo molto preparato dal punto di vista astronomico, non ha fatto altro che adottare un calendario già esistente a quell’epoca, e proveniente da una civiltà ancora più remota: quella olmeca.
Degli Olmechi in realtà, si sa ancora poco. Si tratta di una civiltà precolombiana insediatasi negli stessi territori in cui riscopriamo la civiltà maya, e probabilmente sottomessi e inglobati da altre culture successive, tra cui quella azteca. Secondo alcune fonti, l’insediamento degli Olmechi presso la città di Izapa si può datare in modo stabile intorno al 1500 a.C., mentre quello maya sarebbe di molto successivo, intorno al 250 a.C.

Las Limas


Cultura mesoamericana precedente anche a quella zapoteca, e di cui non vi sarebbero fonti scritte, ma solo piccole statuine in giada e monumenti colossali come quello della Grande Madre, le sarebbe attribuibile anche la creazione del famoso gioco della pelota.

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Il lungo computo e le cinque ere cosmiche

I Maya, e qualunque popolo del Messico e del centro America, a differenza di noi occidentali, pensavano che il tempo fosse formato da cicli che si ripetono continuamente. Un evento verificatosi nel passato, dunque, era destinato ciclicamente a perpetuarsi.
Il lungo computo, secondo Bruce Scofield, studioso di simbologia maya, ci dà un messaggio preciso: indica che le nostre vite individuali fanno parte di un contesto più ampio. Ci dà una prospettiva diversa, e ci permette di vedere la storia in un modo a noi finora ignoto. È come se la inserisse all’interno di uno schema.

Il calendario maya replica i cicli e i ritmi naturali per raccordare le azioni degli uomini ai ritmi dell’universo.

Il calendario Maya

Il tempo diviso in cicli fa sì che il calendario riproponga periodicamente, secondo periodi stabiliti, le medesime possibilità che un evento si verifichi.
Secondo i Maya, e come stabilito dal loro calendario, le Ere cosmiche sono cinque. Le quattro precedenti sono dell’Acqua, dell’Aria, del Fuoco e della Terra.
Tali Ere, alle quali corrispondono altrettante civiltà, si sono concluse con grandi catastrofi, ed è questo che fa presumere che il termine dell’odierna Quinta Era, o Età dell’Oro, avvenga nello stesso modo.

Sembra, in pratica, che per i Maya le civiltà nascano, vivano e poi si estinguano, e che l’evento culminante che chiude un’Era getti le basi per una civiltà ed un’epoca nuove.

Anche nel nostro caso, il 21/12/2012 non ci sarà una fine del mondo inteso in senso stretto, ma del “nostro mondo” come potevano intenderlo i Maya tanto tempo fa. Il loro calendario, infatti, non si arresta, ma prosegue, e parla di una Sesta Era, dopo quella attuale. Una fase che comincerà con tanti sconvolgimenti naturali – molti dei quali sono già in corso – e proseguirà per circa mille anni, durante i quali le civiltà saranno contraddistinte da un tempo di pace e da una rivoluzione delle coscienze.

Il 21 dicembre 2012, giorno del solstizio d’inverno, si verificherà quel raro evento astronomico che gli stessi Maya avevano predetto. Il Sole si allineerà con il centro della Via Lattea, come avviene ogni 25.625 anni. In contemporanea, la Terra terminerà il giro intorno al suo asse, portando a compimento la precessione, che la porterà a modificare la propria angolazione rispetto al piano della nostra galassia.

Questo fenomeno, che ha luogo ogni 25.625 anni, determina il compimento del ciclo precessionale.

I lenti cicli precessionali, noti ai Maya, costituivano una unità astronomica così estesa nel tempo, che permetteva loro di comprendere in qualunque momento, in quale fase temporale si trovassero.

 

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Il codice Dresda

Una pagina del codice di Dresda

Uno dei più antichi e importanti codici pervenutici dal tempo dei Maya è il codice Dresda. Scampato al rogo di cui fu protagonista l’omonima città, bombardata nel 1945, questo codice, conservato per anni nella biblioteca, fu scritto nell’antica lingua maya, e contiene, nelle poche pagine conservate integre – circa una settantina – importanti annotazioni riguardanti i cicli di Venere e le eclissi di Sole e di Luna. La sua interpretazione è dovuta, in primis ad Ernst Wilhelm Förstemann, uno storico tedesco che nel 1880 ritrovò il codice nella biblioteca di Dresda e, consultandolo, comprese le potenzialità di quei disegni. Successivamente, altri studiosi vi si dedicarono, tra cui archeologi ed epigrafisti, ma per interpretarne i meccanismi in maniera corretta occorse almeno un altro secolo. Soprattutto, molto difficile risulta, ancora oggi, la sua comparazione con le iscrizioni e i disegni presenti sui monumenti.

È interessante notare, come spesso accade per volumi di tale portata, che il codice Dresda sopravvisse, inizialmente, forse per caso fortuito, o più probabilmente per un improvviso barlume di coscienza.

Diego Friar de La Landa, un monaco francescano inviato nello Yucatan nel 1549, parla del suo incarico di portare la fede cattolica tra le popolazioni maya che vivevano nella regione, a seguito della conquista spagnola della penisola. Convertire gli indigeni al cattolicesimo non fu facile, cosa che richiese lo sterminio di buona parte della popolazione, oltre alla sparizione di documenti e testimonianze che avrebbero assunto per noi un rilievo di enorme importanza nella comprensione di questo popolo e della sua capacità di predire eventi così lontani. Del resto, proprio de la Landa racconta che molti libri furono volutamente distrutti nel corso dell’invasione spagnola, perché ritenuti pieni di superstizioni
Lo stesso de La Landa, nonostante volesse difendere i Maya dai soprusi dei conquistadores, era spinto dalla sua fede integerrima a tacciare di diavolerie i loro scritti, e fu solo per un barlume di coscienza che ne trascrisse alcune tradizioni. Così, pensò di comporre di proprio pugno una sorta di relazione sulla scrittura, le conoscenze e le credenze del popolo Maya, per tentare di ricostruire quanto era andato perso. La stessa Relación de las cosas de Yucatán, però, datata 1566, andò perduta al suo ritorno in Spagna, insieme alle diverse copie. Queste furono più volte ritrovate in frammenti, e tradotte in un linguaggio che comprendeva le varie iterazioni subite dai diversi copisti, e che poco ci avrebbero raccontato di questo misterioso popolo.

Immagini tratte dal codice di Dresda

La precisione delle annotazioni contenute in ciò che rimane dell’originario codice di Dresda è impressionante, se si tiene conto del fatto che le previsioni riportate riguardano eventi astronomici lontanissimi per tempo e luogo.

 

Immagine tratta dal codice di Dresda

 

Il testo parla dell’eclissi di sole dell’11 agosto del ‘91, sul territorio del Messico, regolarmente avvenuta. Vi è associata un’immagine che rappresenta la morte, seduta su di un trono di ossa, che simboleggia l’era che sta terminando. Questa immagine, insieme all’eclissi di cui parlano, rappresenta per i Maya un momento di transizione, in cui avviene il passaggio nella nuova era, e la “fine dei cavalieri Giaguaro”, e si narra del prossimo incontro con i “Signori delle Stelle”. I Maya parlavano di una nuova età dell’oro, che sarebbe nata sulle ceneri della precedente. Cosa che sarà testimoniata, negli anni a venire, dai famosi cerchi nel grano, che compariranno non solo nel sud dell’Inghilterra, come comunemente si crede, ma anche in molte altre coltivazioni cerealicole della Bolivia, del Canada, del Perù, della Cina e dell’URSS. La loro comparsa in Italia, dove comunque non sono mancati, risale agli ultimi anni.

Ultima pagina del codice di Dresda

Per molti studiosi l’elemento di maggior rilievo è costituito dall’ultima pagina del codice, in cui si vede l’acqua che travolge tutto. Uscendo dai vulcani, dal Sole e dalla Luna, crea oscurità intorno a sé, laddove prima c’era luce.
Da quanto emerge, non è difficile comprendere come, interpretando questa parte finale, si potesse pensare ad un diluvio, proprio come accadde nel caso della presunta scomparsa di Atlantide.
Altre previsioni catastrofiche di fine anno sono lo scioglimento dei ghiacciai e, secondo fonti più recenti, una sorta di profezia dell’acqua che si ricolleghi ai recenti studi fatti presso il CERN di Ginevra.
Tuttavia i Maya non hanno parlato della fine del mondo, ma solo della fine di un’Era, e dell’inizio dell’età dell’oro.

 

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Il 2012 e le sue Profezie

Il web è pieno di notizie più o meno catastrofiche riguardanti le profezie sul 21 dicembre 2012. Quello che ci preme appurare realmente, al di là di qualunque mistificazione, sono i possibili scenari che ci si aprono davanti, alla luce delle ultime, autorevoli ricerche.

Partendo da postulati scientifici, ricognizioni in materia e indagini di settore culminano in una serie di supposizioni in merito ai nuovi contesti possibili. Il ritrovamento di numerosi testi antichi che citano la data del 21 dicembre 2012 è allora posto a confronto con l’intensificarsi di fenomeni effettivi quali le tempeste solari e la diminuzione della forza gravitazionale terrestre, o paventati, come l’aumento della pulsazione interna della Terra. Dal confronto tra le attuali dinamiche cui è soggetto il pianeta e le documentazioni provenienti da un antico passato, emergono dati sensibili che mostrano come la Terra si stia trasformando, andando (o tornando) poco alla volta verso il suo “punto zero”.

Che significato ha tutto ciò?
Se ci avviciniamo alla cultura maya, una delle maggiori a noi pervenute dall’antichità, scopriamo che l’antico popolo mesoamericano viveva all’interno di un “suo” tempo, regolato e scandito da un calendario che tracciava i cicli di giorni, mesi e anni. Il sistema calendrico dei Maya concepiva la formazione esperienziale dell’uomo basandosi su di un ciclo totale di 25.625 anni, nei quali tutto era scandito da un equilibrio rigoroso e preciso.

Eclissi totale di Sole - agosto 1999

La stessa precisione che i Maya ebbero nel calcolare l’eclissi di sole dell’11 agosto 1999, avvenuta con appena 33 secondi di ritardo, e la medesima precisione che ci si aspetta per la prossima un’eclissi anulare di Sole, prevista il 20 maggio 2012. Secondo quest’ottica, terminato il ciclo delle cinque grandi Ere, tutto ricomincerebbe da capo, rispondendo ad un principio della ciclicità del tempo.

Si può dire allora che i Maya non abbiano lasciato profezie, ma solo profonde conoscenze astronomiche riguardo il passaggio epocale in atto. Ci definirono infatti “voi che camminate tra i mondi”. E si può affermare anche che il 2012, in un lontano passato, si sia in qualche modo già verificato.

È importante notare che il tempo in cui viviamo, e che sembra a volte sfuggirci di mano, sempre dai Maya fu definito “il tempo del non tempo”, una sorta di spazio crepuscolare e obbligato momento di passaggio iniziato vent’anni fa, quando qualcosa cambiò anche nella nostra percezione della vita e della consapevolezza. Quello che stiamo vivendo, secondo i Maya, è una sorta di tempo che viene prima ancora dell’alba di una nuova civiltà. Altro che fine del mondo, dunque! Ma il fatto che il calendario termini è indicativo di una diversa presa di coscienza con la quale dobbiamo confrontarci proprio a breve. Non a caso quello che stiamo vivendo è anche il termine di un katun, un ciclo della durata di 20 anni, iniziato nel 1992. E i katun, ripetuti ciclicamente ogni 260 anni, servivano ai Maya proprio per contrassegnare ogni epoca in base agli accadimenti dai quali era caratterizzata.

Collocabile all’interno del nostro katun, il tempo del non tempo è iniziato circa 13 anni fa, proprio nel 1999, quando i Maya “sapevano” che un asteroide o una cometa sarebbe passato molto vicino alla Terra.

Hale Bopp - fonte NASA

Che si trattasse di Hale Bopp non è certo, ma fu l’anno in cui secondo i Maya sarebbe iniziata una sorta di “perdita di coscienza” da parte della nostra civiltà. E le comete, stando alle leggende, si sa, da sempre sono il sintomo di povertà, materiale o morale che sia.
Giustificabili, allora, tutte le profezie a seguire, di popoli vicini e lontani nel tempo, e che fungono da corollario ad un’epoca di disordini e paure. Si spiega così anche la nascita di discipline moderne e New Age, che gettano una luce scaramantica su quanto potrà accadere il prossimo 21 dicembre 2012.

Nei testi antichi le presunte profezie non parlano mai di distruzione totale, però. Né gli Hopi, né i maestri tibetani, né tanto meno i Maya, che parlarono della fine del “nostro” mondo, intendendo probabilmente la fine di un certo tipo di sistema nel mondo come oggi “noi” lo intendiamo. Ma questo potrebbe voler dire di tutto: dall’implosione di un sistema economico al termine delle risorse elettriche, solo per dirne alcuni. Certo è che, stando a ciò che sostengono alcuni studiosi, i primi a franare sarebbero quei sistemi che, portati al collasso, sono ormai incapace di reggere ancora per molto. In questo, però, il 21 dicembre c’entra davvero poco.

Codice di Dresda - l'acqua che avvolge tutto

La libertà garantita dalla rete e la dovizia di particolari hanno spinto a documentarsi su una materia ancora troppo complessa e che meriterebbe di essere trattata in tutta la sua interezza. Perché se è vero che i Maya ci pongono davanti a degli interrogativi (c’è pur sempre la famosa ultima pagina del codice di Dresda), non sono certamente gli unici a farlo. Chi si avvicina a questa disciplina scopre un mondo ricco di misteri, affiancato da certezze supportate da dati reali, ma che ancora si fa fatica ad accettare.

Tiwanaku

Piramidi in Egitto

La trasversalità dell’approfondimento ci porta dalla piramide di Chichén Itzá alle rovine di Tiwanacu, dalle antiche e meravigliose pietre di Ica alla scomparsa della mitica Atlantide, dai moderni cerchi nel grano, a Stonehenge e all’insediamento di Coral.

Pietre di Ica

Ma siamo davvero pronti ad affrontare il futuro senza neanche ipotizzare una – ormai necessaria! – retrodatazione di eventi del passato? Come si può pensare che le piramidi in Egitto furono costruite “appena” duemilacinquecento anni fa quando la loro collocazione architettonica, riflesso di una precisa collocazione astronomica che rispondeva alla posizione di Orione nel cielo, le orienterebbe invece a 10.500 anni fa? Secondo Robert Beauval, proprio a quel tempo, la Sfinge guardava alla costellazione del Leone, e la sua disposizione mostra che gli Egizi, nel costruire le piramidi, risposero al principio “Come in cielo, così in terra”.

Teorie e supposizioni messe in ridicolo dagli egittologi, ma spiegabilissime per i geologi.
Recenti scoperte, obiezioni documentate e dimostrabili che si scontrano con antiquate supposizioni scientifiche, meritano di esser valutate pacificamente e con obiettività dalla scienza ufficiale, prima che si possa affrontare, senza pregiudizi, argomenti come la fine di un’Era. Poiché è chiaro, incontrovertibile, che siamo in fase di passaggio verso un’epoca nuova. Chi si avvicina alla tematica “21 dicembre 2012” lo fa o con sacro rispetto, oppure pensando siano semplici idiozie. Eppure, se apriamo bene gli occhi, anche quel terzo occhio rimasto addormentato per millenni, se ci poniamo in modo aperto ma critico verso le nozioni che abbiamo intorno, non possiamo non accorgerci che davvero qualcosa sta cambiando, non fosse altro che per quei mutamenti geologici che si registrano sempre con maggiore frequenza, come tempeste solari, terremoti e tzunami…

Quello che accadrà tra qualche mese non ci è dato conoscerlo, ma sappiamo per certo che siamo in un momento di passaggio epocale che stiamo già sperimentando nel quotidiano, e qualunque cosa accada, di sicuro non si verificherà in un solo giorno. Al di là di pure e semplici profezie, quindi, è bene imparare d ascoltare la Terra sulla quale camminiamo e ad accostarci ai fatti con atteggiamento critico.

Vera Di Donato

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Fonti di riferimento

Camminare tra i mondiComprendere la tecnologia interiore delle emozioni, Gregg Braden
I Maya e il 2012, Sabrina Mugnos, Macro Edizioni

 


La cultura di un antico popolo

È difficile comprendere come le conoscenze astronomiche fossero così compiute, per un popolo che a malapena conosceva l’utilizzo della ruota. Il popolo maya aveva mantenuto inalterate le proprie tradizioni, che pare trovassero una soluzione di continuità con una cultura ancora più antica, che si ravvisa, secondo molti studiosi, in quella olmeca. Tra il 600 e il 900 dopo Cristo, la cultura maya raggiunge il massimo splendore. La popolazione è collocata tra il Messico e l’America centrale. La città di Chichén Itzá è sede di traffici commerciali e incontri religiosi. Questi ultimi rappresentano un elemento fondamentale della civiltà precolombiana, e determinano la fioritura di importanti strutture architettoniche e cerimoniali. Nel frattempo, l’Europa attraversa ancora il Medio Evo. I siti maya sono ricchi di osservatori, le cui finestre erano utilizzate per studiare il cielo. I Maya basavano le loro predizioni sugli equinozi e sui cicli di Venere, affidando le loro interpretazioni astronomiche, ricche di calcoli matematici, a dei bassorilievi ricchi di figure e a dei codici, scritti a mano in un complesso linguaggio geroglifico. Dal punto di vista architettonico, il compimento delle loro profezie trova spazio nell’erezione della piramide di Chichen Itzà, dedicata al loro Dio Kukulkan, del quale attendevano il ritorno durante il giorno del Giudizio, al termine del Giorno Galattico.

La testa di Quetzalcoatl

La struttura, dalla forma piramidale, è posizionata seguendo lo schema di un preciso calendario. Ogni lato è costituito da 91 gradini, ai quali si aggiunge quello della piattaforma in alto, per un totale di 365, come i giorni del nostro calendario gregoriano. La piramide è direzionata in modo tale che il Sole, durante il giorno dell’equinozio, illuminando la scalinata nord, crei un’ombra simile ad un serpente gigante che scende verso il basso, e che si vada poi a congiungere con la testa di Quetzalcoatl, situata a valle.

La piramide di Chichén Itzá e il Serpente di Luce

In base a quanto accade, ogni anno il sito ha molti visitatori nei giorni del solstizio. Che si tratti di pura coincidenza o evocativa rappresentazione religiosa, l’avvenimento raccoglie intorno a sé curiosi provenienti da ogni parte del mondo.
Kukulkan è descritto come una figura dai tratti somatici molto diversi da quelli del popolo che lo venera. I lineamenti, più simili a quelli caucasici, sono illuminati da occhi azzurri e dalla barba bianca. Il cranio, invece, è piuttosto allungato, e l’amore verso questa divinità, che non sappiamo essere una figura solo divina o anche umana, spinge le donne a fasciare la testa dei neonati per fare in modo che gli somigli. Convinti che il Sole avesse la necessità di nutrirsi, i Maya erano dediti alla pratica del sacrificio umano, che li spingeva al dono dei bambini. Pratiche ritenute eccessive dai conquistadores spagnoli, che provarono repulsione per questo popolo, fino quasi a sterminarlo, distruggendo la maggior parte dei loro codici. Documenti iconografici costituiti da fogli creati con fibre dell’albero di fico, hanno delle pagine enormi, grandi fino a sei metri di lunghezza, piegate a fisarmonica. Gli unici quattro codici scampati per miracolo alla furia distruttrice degli spagnoli, sono accuratamente studiati e forniscono informazioni sempre più emozionanti riguardo la cultura e le conoscenze astronomiche del popolo maya.

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I Maya

L’antica cultura maya si fa risalire ad una civiltà precolombiana, insediatasi lungo le coste e nell’entroterra dell’odierno Messico e dell’America Centrale. Le fasi in cui viene distinta l’età di questo popolo sono tre, di cui la prima è datata, secondo fonti ufficiali, intorno al 1.500 a.C. Fonti ufficiose, al contrario, sembrano collocare tale civiltà in tempi nettamente più remoti. Sembra infatti che il calendario maya risalga addirittura a 18.000 anni fa.

Il popolo maya ebbe una tale conoscenza in campo astronomico, tale da giustificare la creazione di un calendario lungo e complesso, che si arresta ai giorni nostri, con il finire della Quinta Era, in corrispondenza del 21 dicembre 2012.
Il ciclo in questione era iniziato il 13 agosto del 3114 avanti Cristo, ed aveva una durata di 5.125 anni.
Secondo alcuni studiosi, in realtà, non furono i Maya i primi a tracciarlo, ma lo adottarono certamente, fino a farne arrivare notizia fino a noi.


Il calendario maya

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