Notizie dalla Terra: previsto un terremoto il 22 marzo 2012

Da qualche tempo corre sul web la notizia di un mega terremoto – è definito proprio mega earthquake – che il 22 marzo 2012 potrebbe devastare una zona della Terra, forse concentrandosi proprio sugli Stati Uniti. Secondo altre voci la data esatta sarebbe invece non il 22, ma il 23 marzo. Secondo altre, addirittura il 21 marzo.
Dove trova origine questa voce?

Su youtube esiste un video, al link http://www.youtube.com/watch?v=E35sH1Oy1As, in cui si susseguono diverse notizie che narrano di alcuni terremoti avvenuti negli ultimi anni, mostrandoci qualcosa che forse non avevamo notato.

Un primo spezzone, tratto da un documento della CNN dà la notizia del terremoto di magnitudo 8.8 avvenuto in Cile il 27 febbraio 2010, con epicentro a 320 km da Santiago. Fu il più forte terremoto dal 1900. Un secondo documento, sempre della CNN, introduce il terremoto di magnitudo 7.0 che il 3 settembre 2010 colpì la Nuova Zelanda. Esattamente 188 giorni dopo il precedente.

Terremoto alle Fiji - 15 settembre 2011

La cosa di per sé non avrebbe nulla di strano, se non fosse per il fatto che i fotogrammi successivi mostrano il terremoto di intensità 9.0 che colpì il Giappone l’11 marzo 2011, e poi quello delle Fiji, il 15 settembre del 2011, devastate da un sisma di magnitudo 7.3.
Tra il terremoto in Nuova Zelanda del 3 settembre 2010 e quello del Giappone dell’11 marzo 2011 trascorsero esattamente 189 giorni.
Tra quello del Giappone e quello delle Fiji trascorsero altri 188 giorni.

Secondo gli autori del video, dopo altri 189 giorni, esattamente il prossimo 22 marzo 2012, dovremmo assistere ad un altro mega terremoto, localizzabile negli Stati Uniti o nel Messico. Questo, secondo un calcolo che alterna il sisma, rispettivamente, ogni 188 e 189 giorni rispetto a quello precedente. Se si trattasse di un’alternanza di 189 giorni, si arriverebbe pertanto alla data del 23 marzo 2012.
Altri ancora farebbero slittare il forte sisma agli inizi di aprile, sempre seguendo la linea di un calcolo ciclico.

Ma un simile allarme da cosa sarebbe determinato?
Una nozione interessante introdotta nel video mostra che, in concomitanza di ogni terremoto di una certa intensità (tutti i terremoti citati hanno una magnitudo uguale o superiore a 7.0 gradi della scala Richter), l’asse terrestre si sposta. In realtà pare che si sposti comunque, anche con intensità minori, a seconda della magnitudo. In pratica, di volta in volta, lo spostamento avviene nella misura di alcuni pollici.

CNN - terremoto dell’11 marzo 2011 in Giappone

Secondo un articolo della CNN, il terremoto dell’11 marzo 2011 e lo tsunami che ne derivò spostò la costa del Giappone di circa 8 piedi, corrispondenti a 2,4 metri, facendo slittare anche la Terra dal suo asse. La cosa venne registrata dalla Geospatial Information Authority e le foto della NASA immortalarono lo spostamento, visibile dal satellite, con delle foto che mostravano un prima e un dopo. Il terremoto in Cile del 27 febbraio 2010 ha fatto spostare invece l’asse terrestre di circa 3 pollici.
Lo spostamento dei poli non è dunque così immaginario come molti sono propensi a credere.

Molti altri filmati danno dimostrazione di come la stessa teoria possa essere applicata anche a sismi precedenti, e sempre di una certa intensità. Al link http://www.youtube.com/watch?NR=1&feature=fvwp&v=9xyE_Ju4zqs troviamo altri dati.

Procedendo a ritroso, vediamo infatti che:
il 9 marzo del 2009 un terremoto di intensità 7,6 colpì Tonga;
il 20 marzo del 2008 un terremoto di intensità 7.2 colpì la Cina;
il 20 febbraio del 2008 un terremoto di magnitudo 7.4 colpì l’Indonesia;
il 6 marzo del 2007 un terremoto di magnitudo 6.4 colpì Sumatra;
il 25 marzo del 2007 un terremoto di magnitudo 6.7 colpì il Giappone;
il 22 febbraio 2006, un sisma di magnitudo 7.0 colpì l’Africa;
il 20 aprile del 2006 un terremoto di magnitudo 7.6 colpì la Russia.

In questa serie di eventi la ciclicità non è la stessa, ma si riscontra una ripetitività per così dire “stagionale”.

Ring of fire - l'Anello di fuoco

In particolare si presta attenzione nel cosiddetto “Anello di fuoco” o “Ring of fire”, che comprende quella zona del Pacifico che tocca almeno 14 tra i punti più problematici, tra le coste della Nuova Zelanda, passando per il Messico e il Cile.

Si pensa che un possibile sisma di magnitudo 8 e oltre possa verificarsi in quella zona circoscritta e che i luoghi più probabili, in base alle ricerche recenti, siano: Alaska, Nuova Zelanda, Giappone, Cile, Messico o la West Coast.

L’intensa attività che si ha a cavallo della dorsale Medio- Pacifica, nel punto di subduzione della Fossa delle Marianne, spiegherebbe i terremoti che periodicamente coinvolgono la zona.
Per gli studiosi che si limitano a riconoscere il terremoto come un elemento puramente geologico, la Fossa delle Marianne basterebbe forse a spiegare il sisma e la sua intensità.
Quello che non appare chiaro è però la ciclicità del fenomeno. Altri studiosi, aperti a novità più “globali” e coinvolti in studi planetari, sostengono che la Terra si venga a trovare in particolari situazioni di difficoltà ogni volta che alcuni corpi celesti si trovino in allineamento all’interno del sistema solare.

C’è chi parla di una nana bruna, chi parla del famoso Nibiru; chi, come Bendandi, dei trans nettuniani.

Tralasciando le singole argomentazioni, che ci porterebbero troppo lontano rispetto al punto da cui si è partiti, possiamo solo dire che non dovremmo escludere alcuna ipotesi, seppur fantasiosa.
La consapevolezza che ci sia qualcosa di altro rispetto a ciò che conosciamo e che diamo per certo dovrebbe tuttavia spingerci a comprendere la finitezza del nostro campo visivo e i limiti delle nostre scoperte attuali.

Forse pensavamo di sapere tutto sulla Via Lattea, ma puntualmente accade qualcosa che ci contraddice.

Le recenti ricerche in merito al 21 dicembre 2012, l’intensificarsi dei fenomeni tellurici e degli tsunami, la meteorologia impazzita degli ultimi tempi fanno pensare che probabilmente ci sia qualcosa di vero nelle varie teorie sulle Ere geologiche che il nostro pianeta attraversa.
E non si parla solo dei Maya e di una profezia che, mal interpretata, vede prossima la fine del modo. Ma si intuisce che forse teorie come quella che mostra la Terra coinvolta in un fenomeno più ampio all’interno del suo piccolo universo, come quella di Dmitrev sul plasma magnetizzato, trovano la loro ragion d’essere.

Non ci sono certezze riguardo i terremoti che colpiscono il pianeta e sulla possibilità di prevederli, al momento. Né dubbi sul fatto che la nostra cultura, soprattutto quella italiana, ci abbia trovati spesso impreparati e bellamente incoscienti nell’affrontare eventi di una certa portata; eventi ai quali dovremmo al contrario essere abituati. Se non altro, nella capacità di gestirli senza panico, ma con cognizione di causa.

Il nostrano Giampaolo Giuliani ha più volte invitato a controllare le emissioni di radon e quanto le stesse vadano ad intensificarsi nelle zone coinvolte, a ridosso dei terremoti. Questo, anche nella presenza di uno sciame sismico, che non sempre tuttavia riesce a “predire” un terremoto di violenza maggiore.

Senza volersi addentrare nelle sterili polemiche che hanno coinvolto il tecnico nel terremoto dell’Aquila, è opportuno far riferimento ad un documento importante che ci proponeva, proprio in quell’occasione, e alla nostra capacità di affrontare l’evento.

Oltre a chiarire l’intervento di Bendandi, il profeta dei terremoti, in merito al sisma previsto su Roma per l’11 maggio 2011 e mai verificatosi (ma mai dichiarato dallo stesso Raffaele Bendandi nelle sue carte), Giuliani dà indicazioni spicciole sulla capacità di affrontarlo.

Trovate il video al link
http://www.youtube.com/watch?v=qsCiqnRb4rw&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=Xs-prArC-Qc&feature=related

Un altro ottimo video è al link:
http://www.youtube.com/watch?v=JJiLKUoPdaA&feature=related

Fonti di riferimento: citate nell’articolo

Questo articolo è riproducibile indicando chiaramente il sito e linkando la fonte www.ilpuntozero.com

Bendandi e la scomparsa di Atlantide

Sulla scomparsa di Atlantide, il continente mitologico inabissatosi migliaia di anni fa, si sono avvicendati studiosi di tutte le epoche, e anche Bendandi disse la propria.
Di fatto, le uniche fonti scritte alle quali rifarsi per individuarne la realtà storica sono alcuni dialoghi di Platone, vissuto ad Atene tra il 428/427 a.C. e il 348/347 a.C., e che raccolgono le narrazioni di Solone, vissuto però almeno cento anni prima. Lo stesso Solone avrebbe a sua volta riportato dei racconti recepiti forse dagli Egizi, e non vissuti in prima persona. Anche in questo caso non si può parlare, pertanto, di fonti dirette, ma solo di tradizioni orali, poi trascritte. Né ci si può basare sulle letture di Edgar Cayce, nonostante l’abbondanza della documentazione trasmessaci, poiché il profeta dormiente, pur fornendo pagine e pagine di informazioni sul mitico continente, visse nel XX secolo.

Atlantide secondo l'immaginario

In Timeo e Crizia Platone descrisse Atlantide come un’isola ricca e felice, in cui tutto abbondava. Estesa più di quanto fosse immaginabile, oltre le Colonne di Ercole, era “un’isola più grande della Libia e dell’Asia messe insieme”. Dai suoi racconti emerge un continente così pacifico che ricorda il paradiso terrestre, ma abituato a combattere per difendersi. Atlantide possedeva una flotta militare immensa, che – sembra, anche se le fonti non concordano per via un anacronismo storico – combatté anche contro la stessa Atene. Secondo alcuni ricercatori, fu proprio la brama di potere degli atlantidei a far perdere loro il controllo e a farli soccombere, in una serie di battaglie scatenate tra gli abitanti. Altri sostengono che Atlantide si inabissò nel giro di un giorno e una notte in seguito ad enormi cataclismi. Altri ancora che in parte si sgretolò e che la parte rimanente fu avvolta dalle acque.

Tante le teorie, e molteplici le date ipotizzate per la scomparsa del leggendario continente. Alcuni, come il Filippoff, sostennero che il cataclisma si sarebbe verificato nell’anno 7.256 a.C., altri tra il 9.400 e l’8.400 a.C. Tra questi, lo stesso Platone, che collocava l’inabissamento del continente nel 9.500 a.C. circa.
La più comune credenza si attesta però intorno al 10.500 a.C. e sembra che anche il Bendandi vi si sia associato. Tornando indietro nel passato, come era sua abitudine fare nello studio dei terremoti e adottando la sua metodologia, Bendandi stabilì con precisione il luogo e l’ora della catastrofe, avvenuta il 10.431 a.C.

“La garanzia che il metodo è buono si ha guardando nel passato”, sosteneva Bendandi.

Atlantide secondo una collocazione immaginaria

Atlantide sarebbe stata collocabile, secondo i calcoli dello studioso faentino, in una precisa zona di terra emersa tra la costa del Portogallo e le isole Azzorre.
Per spiegare la scomparsa dell’isola, Bendandi ricorse ai capisaldi della sua idea di base: La Terra è influenzata da forze gravitazionali interplanetarie che agiscono ciclicamente e in quel particolare momento sarebbe stata soggetta allo spostamento dei poli geografici e al rigonfiamento equatoriale. Una sorta di dislocazione della crosta terrestre, dunque. Conseguenza diretta di questo evento, l’allagamento di alcune regioni emerse, tra cui Atlantide.

Cataclismi di dimensioni  notevoli, ma inferiori, si sarebbero registrati, per il Bendandi, nel 2687 a.C. in coincidenza del diluvio universale, quando il concorso delle forze gravitazionali avrebbe investito un minor numero di corpi celesti, mentre un evento analogo – per intensità – a quello di Atlantide, Bendandi lo avrebbe ritenuto possibile solo nel 2.521 d.C.

Tutte ipotesi, è ovvio, per le quali il condizionale è d’obbligo. Non si può sottovalutare, tuttavia, il fatto che la data 10.500 a.C. ricorra piuttosto di frequente quando si parla di studi riguardanti il prossimo 21 dicembre 2012.

Secondo numerose ricerche, infatti, proprio in quella data si assistette a cambiamenti climatici netti e repentini, violenti terremoti, eruzioni vulcaniche e scioglimento dei ghiacciai. Nel giro di vent’anni o poco più, a cavallo del 10.500 a.C., si registrarono mutamenti meteorologici che portarono a violente alluvioni con estinzioni di massa. Contestualmente, le odierne ricerche sui picchi raggiunti dal Sole hanno evidenziato un’intensa attività solare proprio in concomitanza con quella data e il picco che si registrò all’epoca è identico a quello che si registra oggi. Stranamente, retrocedendo nella storia, troviamo questi picchi del Sole proprio in coincidenza con ciascuna delle quattro grandi Ere del passato, ogni 5.125 anni. E sembra che ciascuna di queste Ere sia terminata con grandi catastrofi naturali.

Dobbiamo allora parlare di pure e semplici fantasie o le intuizioni di Bendandi su Atlantide potrebbero nascondere qualcosa di reale?

Sicuramente si tratta di asserzioni personali da parte di un uomo che non fu “dottore” in materia. L’osservazione scientifica dei fenomeni, inoltre, ci porta a sposare solo quelle teorie seguite poi da una sperimentazione pratica: una sorta di prova “provata”. E nel caso di Bendandi non fu così. La teoria “sismogenica” restò per sempre confinata nei saperi di un uomo che non volle divulgarla per intero, forse  per il timore di non essere preso sul serio. Solo dopo la morte dello studioso ebbe inizio l’opera di catalogazione dei documenti raccolti nella sua casa – osservatorio da parte di sismologhi e ricercatori appartenenti all’associazione “La Bendandiana”.

Osservando le ricerche di Bendandi secondo un’ottica comparativa, possiamo rapportarle a quanto Gregg  Braden, scienziato e ricercatore, ha sostenuto in una conferenza tenuta in Italia lo scorso marzo 2011 e che molto ricorda quanto asserito dallo studioso faentino. Braden sostiene infatti che “Il 2012 si è già verificato nel passato perché fa parte di questa ciclicità, dei cicli di cui stiamo parlando. Diciamo che rappresenta un frattale del passato”. Stando a questa affermazione, e rifacendoci alla ciclicità del fenomeni, tra cui anche il prossimo allineamento dei pianeti previsto al 21 dicembre, non sarebbe poi così lontana quell’ipotesi secondo la quale Atlantide, continente reale e non mitologico, si sarebbe davvero inabissata, come sostenuto dal Bendandi, e che ciò sarebbe avvenuto in coincidenza di un particolare evento planetario durante il quale le forze dei pianeti avrebbero agito sulla crosta terrestre, modificandone la struttura.

Se tutto ciò fosse vero e dimostrabile, l’uomo dei terremoti avrebbe fornito una bella prova sulla quale poggiare la propria teoria e la “sismogenica”, designata a lungo come teoria psicoscientifica, diventerebbe scienza a tutti gli effetti.