I rotoli del Mar Morto

Una delle scoperte più grandiose a livello storico negli ultimi cinquant’anni riguarda il ritrovamento dei rotoli del Mar Morto presso sito di Qumran. Città antichissima di cui rimangono solo molte grotte, subì l’insediamento e la distruzione da parte dei romani. Gli Esseni, il popolo che la abitava, nascosero all’interno delle anfore, sistemate nelle grotte, una gran quantità di papiri, di cui ci sono pervenuti circa 20 mila frammenti. C’è però chi parla addirittura di 30 mila frammenti.

Sito di Qumran

Da notare che in una prima fase successiva al ritrovamento, il governo israeliano ritenne doveroso, per motivi riguardanti la sicurezza nazionale, non rendere pubblici tali frammenti se non una ventina, probabilmente quelli che ritenevano meno invasivi.

Negli anni successivi, i rotoli furono consegnati al Museo di Israele, ma continuarono le tensioni con la Cisgiordania, che ancora li rivendica. Proprio di recente, molti di quei frammenti sono stati digitalizzati e, in seguito ad un accordo con il Museo di Israele, Google ha provveduto a metterli in rete e sono liberamente consultabili. Da pochi giorni – i primi di febbraio 2012 – la loro interpretazione è affidata ad una équipe italiana, alla quale è dato il compito di comprendere cosa si nasconda dietro la loro stesura.

Cosa si nasconde in realtà dietro questi manoscritti, perché tanto mistero e di cosa parlano gli Esseni?

Secondo molti studiosi, quasi tutti i manoscritti sembrano poter essere attribuibili al popolo esseno, una comunità di lingua ebraica, ma la cui datazione non è affatto certa. La maggior parte dei testi ritrovati è scritta proprio in ebraico; una parte in aramaico, ad esso strettamente connessa; una parte restante, e appartenente all’Antico Testamento, è in greco. La rivendicazione dei rotoli è certa, a partire dal De Vaux, anche per altri, come Dupont-Sommer e Moraldi. Altri studiosi, invece, mettono in discussione proprio l’esistenza di questo popolo.

C’è chi parla di una linea interpretativa errata che si ebbe proprio a partire dal De Vaux, e che alimentò molte illazioni su un possibile complotto perpetrato dal Vaticano, intenzionato a secretare alcuni documenti reperiti nelle grotte; c’è chi sostiene semplicemente si sia fatta molta confusione. L’archeologo Jean-Baptiste Humbert, a capo dell’équipe italiana, ritiene che per far luce sulla vicenda sia indispensabile uno studio della ceramica rinvenuta nel sito. Ipotizza però che Qumran abbia attraversato diverse fasi: i rotoli sarebbero stati nascosti non dagli amanuensi stessi, ma da comunità successive, che tentavano di scappare alla furia distruttrice dei Romani.

Tra le stranezze alle quali la nuova équipe dovrà rispondere, dunque, le tracce di mosaici, colonne, fregi ed altri decori architettonici ritrovati all’interno di un sito nel quale era stanziata una comunità di celibi, oltre al ritrovamento di molte monete, in un luogo in cui il commercio non era praticato.
Ancora: Qumran, oltre a celare i manoscritti, era una vera necropoli. Vi furono trovati corpi ben composti all’interno di bare, a differenza di quanto previsto dall’usanza ebraica, che richiedeva invece l’utilizzo di teli. Questo farebbe presumere che le salme provenissero da un posto diverso rispetto a quello in cui sono state rinvenute.



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