Zecharia Sitchin

Zecharia Sitchin, fonte www.sitchin.com

Zecharia Sitchin è uno scrittore e ricercatore che ha fatto molto discutere gli archeologi più tradizionalisti e con il suo piglio deciso e la sua enorme sete di conoscenza ha aperto scenari apparentemente inverosimili sulle origini della razza umana. Le sue ricerche, le sue controverse teorie, basate – sembra – su una troppo personale interpretazione dei testi sumeri, di cui è ancora oggi lo studioso più rappresentativo, lo hanno imposto all’attenzione del grande pubblico e lo hanno eletto a fondatore di una letteratura pseudoscientifica di tutto rispetto.

Nato a Baku, in Azerbaigian, Russia, nel 1920, Sitchin si trasferì presto in Palestina, prima di andare negli Stati Uniti. Si laureò in Storia Economica, ma la passione per le origini dell’uomo lo spinse a dedicarsi allo studio delle lingue semitiche, diventando presto un esperto della civiltà sumera. A due anni dalla sua morte, resta uno dei pochi studiosi in grado di interpretare i caratteri cuneiformi presenti sui bassorilievi e sulle tavolette di argilla ritrovati in tutto il Medio Oriente. La sua opera e le sue convinzioni si riscontrano in una serie di volumi diventati best-sellers e venduti in decine di lingue.

Quando i Giganti abitavano la Terra - Zecharia Sitchin

Nella sua divulgazione pseudo scientifica Sitchin parte da una considerazione iniziale: l’uomo non nasce sulla Terra, ma vi si naturalizza. La cultura sumera sarebbe attribuibile, secondo lo scrittore, ad una presunta razza aliena, chiamata Nefilim in lingua ebraica e Anunnaki in lingua sumera, e proveniente dal pianeta Nibiru.Nibiru sarebbe quindi il pianeta dei nostri creatori e gli Anunnaki , i suoi abitanti, detti anche Anunna, come figli di An. Nasce da qui una delle più grandi opere di Sitchin, Quando i Giganti abitavano la Terra.
Proprio a questo popolo sarebbe attribuibile la creazione delle opere megalitiche sparse sul pianeta, come la piramide di Giza. Le costruzioni, secondo lo scrittore, avevano prevalentemente funzioni astrologiche, astronomiche e calendariali.
In realtà, già dal suo primo libro, Il pianeta degli dei, uno dei cinque contenuti ne Le Cronache Terrestri, Sitchin ebbe modo di affermare che Adamo fu creato a nostra immagine e somiglianza, progettato geneticamente 300 mila anni fa. All’epoca, infatti, secondo Sitchin, gli Anunnaki, approdati sulla Terra dal pianeta di origine, Nibiru, si unirono ai cosiddetti ominidi.

Secondo la Bibbia, furono celebrati dei matrimoni “misti”. I Nefilim sposarono le discendenti di Adamo e ne nacquero uomini eroici, figure di semidei che sarebbero riconducibili alle antiche tradizioni sumere e babilonesi.
A queste tradizioni sono riconducibili altre opere dell’autore, quali L’Altra Genesi, Gli Dei dalle Lacrime D’oro, Le Astronavi del Sinai e Il libro perduto del Dio Enki. Tutte opere che avrebbero condotto l’autore russo a sostenere un filone unico e coerente nella sua lunga carriera.

Nel libro Il pianeta degli dei si mostra come le convinzioni di Sitchin si sposassero con la teoria evolutiva di Darwin solo a metà. Ci fu infatti, secondo l’autore, una selezione naturale che determinò la nascita dei primati superiori dai quali oggi discendiamo, ma l’Homo Sapiens fu il risultato di un salto evolutivo di viaggiatori dello spazio creati a nostra immagine e somiglianza “che applicarono l’ingegneria genetica al bagaglio cromosomico dei nostri antenati africani”.

Qual era allora il ruolo di Nibiru?

Secondo Sitchin all’interno del nostro Sistema Solare esisteva un pianeta dall’orbita ellittica molto simile a quella delle comete, che gli consentiva un “passaggio” tra Marte e Giove ogni 3600 anni. Il transito del X pianeta – o del XII, come viene altrimenti descritto – permise agli Anunnaki, così definiti dai Sumeri, o ai Nephilim, come vennero indicati nella Bibbia, di visitare la Terra circa mezzo milione di anni fa. Le loro gesta furono descritte attraverso i millenni nell’Antico Testamento e nel libro di Gilgamesh, diventando apparentemente delle leggende.

Tra queste, quella relativa a Gilgamesh, il re mesopotamico che rivendicò il diritto all’immortalità, e quella di Utnapishtim, l’eroe babilonese del Diluvio.

Da qui la conclusione dell’autore. Se gli antichi egizi avevano ereditato il sapere dai Sumeri, questi ultimi da chi lo avevano fatto? La conclusione è intuitiva, secondo Sitchin. La mitologia non è altro che una memoria, anche se confusa e frammentaria, di fatti realmente accaduti e che la rende lontana dalla creazione fantastica. I testi sacri dei popoli antichi vanno così letti come dei veri e propri resoconti storici.

Il New York Times su Zecharia Sitchin, 10 ottobre 2010 - fonte www.sitchin.com

Apparentemente fantasiosa, la tesi del professore ha in sé una profonda logica. Appassionato fin da bambino dell’Antico Testamento, decise di leggere il libro della Genesi nell’originale ebraico e si accorse che il nome Nefilim, tradotto erroneamente con il termine Giganti, in lingua ebraica significava letteralmente “Coloro che sono stati gettati giù”. A scuola gli fu imposto di attenersi all’interpretazione tradizionale, ma quella per i Nefilim divenne una vera e propria ossessione. Appassionatosi alla storia antica, notò che i ritrovamenti archeologici di Sumeri, Babilonesi, Assiri, Ittiti, Cananei “confermavano sempre più l’assoluta precisione dei riferimenti biblici a regni, città, condottieri, luoghi, templi, strade commerciali, prodotti artigianali, oggetti e usanze di quelle genti. E dunque, perché non accettare nel suo preciso significato letterale la parola con cui quegli stessi testi biblici chiamavano i Nefilim, e cioè visitatori della Terra provenienti dai cieli?” Del resto, anche l’Antico Testamento sosteneva in più parti “Il trono di Yahweh è nel cielo” e “dal cielo il Signore contemplò la Terra”.

Secondo Sitchin la Bibbia fu scossa dall’avvento della teoria evoluzionistica, che impedì di credere a quanto gli antichi padri avevano visto e raccontato: gli dèi, quelli veri, erano scesi sulla Terra, ma avevano le capacità per tornare indietro in qualunque momento. L’uomo terrestre, quindi, non fu la conseguenza di una creazione istantanea divina, ma di un processo evolutivo accaduto nel tempo in cui i Nefilim avevano abitato il pianeta. Solo, i numerosi racconti furono classificati come “miti” e bollati dalla scienza tradizionale.

A questo punto, per capire se le tesi di Sitchin possano avere un reale fondamento, potremmo domandarci cosa intenda per evoluzionismo e se si riferisca solo a Darwin. È certo che l’evoluzionismo sia il pilastro fondante della biologia moderna ma si parla di teoria evoluzionistica solo a partire dal naturalista britannico, pur riscontrando una dinamica evolutiva, ereditaria e di cambiamento già alcuni secoli prima.

Quello che è certo invece, è che ai più tradizionalisti e ortodossi ricercatori Sitchin faccia sorridere.

Secondo Lorenzo Verderame, docente di assiriologia presso La Sapienza di Roma, la sua fama di autore pseudo scientifico lo renderebbe lontano dall’ambiente accademico, non tanto per la generale chiusura tradizionalista di quest’ultimo, ma per l’attitudine da parte dello studioso alla traduzione di singoli passi e non del testo originale. Il testo dell’intervista integrale del 20 luglio 2011 è consultabile al link http://www.eclisseforum.it/2011/07/20/le-civilta-mesopotamiche-zecharia-sitchin-e-nibiru-intervista-esclusiva-al-prof-verderame/.

C’è da dire che all’epoca dell’enunciazione delle teorie dello studioso russo ancora in pochi conoscevano il sumero. Oggi la traduzione degli antichi testi risulta più comprensibile e non è affidata a specialisti isolati. Il Sumerian Lexicon è inoltre diventato un portale di riferimento per le traduzioni singole o di passi estesi; cosa che dovrebbe garantire una maggiore oggettività delle interpretazioni. Le stesse, dai negazionisti considerate erronee, sono talvolta percepite come volute da parte dell’autore.
Inoltre, il dato di partenza su cui si basa Sitchin – l’iniziale collisione planetaria – è ripreso dalle teorie di diversi astronomi, ma gli stessi se ne distanziano in una differenza temporale e per alcuni dettagli citati.

Forse la considerazione maggiore poggia sul dato del X pianeta, come è solitamente classificato Nibiru, indicato come XII dall’autore russo. A detta di Sichin, l’interpretazione del sigillo sumero denominato “VA 243″ indicherebbe Nibiru come dodicesimo per la conoscenza dei dodici pianeti da parte dei Sumeri. Il linguaggio sumero e babilonese indicherebbe nel termine Mul qualunque corpo celeste, inserendo nel conteggio anche Sole e Luna. Dei dodici Mul farebbe parte quel pianeta che rientrerebbe nel Sistema Solare ogni 3600 anni, quel Nibiru associato, nella mitologia babilonese successiva al XVIII secolo a.C, al dio Marduk, principale divinità di Babilonia.

Il nostro pianeta sarebbe stato originato proprio dallo scontro tra il pianeta Marduk e il pianeta Tiamat, e ciò avrebbe determinato la disposizione delle terre emerse. Dalla collisione, l’origine di Ki, il nostro pianeta, proiettato nella sua orbita attuale, alcune comete e la fascia principale degli asteroidi.

Secondo altri studiosi, i sigilli indicherebbero invece solo 5 pianeti di conoscenza sumera. L’errata interpretazione del nostro autore sarebbe motivata dalla visione di 12 puntini presenti sul sigillo: gli stessi, a suo dire, rappresenterebbero i pianeti.

Michael S. Heiser, come altri autori tra cui Immanuel Velikovsky, Erich von Däniken, Alan F. Alford e Laurence Gardner, pur basandosi su teorie differenti, sarebbero concordi nell’interpretare i dodici puntini come delle stelle. Per cui, l’idea del XII pianeta secondo quanto interpretato da Sitchin verrebbe a cadere.

Teschio di insolita grandezza fotografato da Robert Connolly - fonte www.ufodisclosure.com

Nei suoi scritti, il lettore si muove tra figure ritenute espressione di una mitologia antica, e viene accompagnato alle tombe reali di Ur. Il popolo sumero credeva alle antiche divinità del Cielo che erano scese sulla Terra, da Tiamat a Kinshar, in una visione cosmogonica del mondo che aveva permesso che tutte le cose fossero state create. Riconoscevano in Anu il capo supremo.
Dai testi di si rivela una fonte inedita del DNA che, se fosse dimostrata, potrebbe portare alla veridicità di racconti leggendari sumeri e biblici, aggiungendo un punto di congiunzione, un anello mancante dell’evoluzionismo capace di individuare nella presenza aliena sulla Terra molteplici segreti, come quello della longevità, insieme al mistero della vita e della morte.

Il pianeta degli dei - Zecharia Sitchin

Alcuni studiosi sono concordi con le teorie di Sitchin, grazie ai numerosi indizi secondo loro evidenziabili sia dal punto di vista archeologico che scientifico e letterario. Sembra soprattutto che il primo libro dello studioso contenga alcune affermazioni di derivazione sumera che avrebbero poi trovato riscontro negli anni successivi alla sua stesura. Accanto a questi, Alessandro Demontis il ricercatore italiano che ne difende le interpretazioni, sostenendo come proprio grazie al Sumerian Lexicon di John Halloran si possa confermare l’esattezza dei significati attribuiti da Sitchin ad alcuni termini. L’errore dell’autore, secondo il ricercatore, sarebbe invece il fornire una traslitterazione di quei termini privata degli ordinali utilizzati in caso di omofonia. Con la giusta sequenza degli ordinali, si troverebbero allora dei riscontri nei significati interpretati da Sitchin. A sostegno delle tesi favorevoli alle teorie dello scrittore, alcuni ufologi ritengono che Sitchin e chi come lui si siano espressi sulla presenza di alieni sulla Terra vengano boicottati dagli accademici più integerrimi a causa di una copertura decisa dai governi in merito alla divulgazione dell’argomento UFO.

Altri ricercatori hanno enunciato teorie negazioniste, adducendo proprio la mancanza di prove. Il punto debole delle congetture di Sitchin poggerebbe su due basi: l’assenza di fondamento a sostegno del punto di vista linguistico, dovuta ad una interpretazione dei testi che viene identificata come parziale, ma anche mancanza da un punto di vista pratico di prove concrete. Stando a tale impossibilità di riscontro, secondo il sito www.eclisseforum.it, verrebbero a mancare anche le presunte prove in favore delle teorie di sitchiniana memoria apportate dal Demontis. Tra i maggiori detrattori dello scrittore russo, Michael Heiser, specializzato in letteratura e lingua semitica e Ian Lawton, scrittore e ricercatore specializzato in storia antica e filosofia spirituale.

L’attendibilità o meno delle conclusioni di Sitchin trova posizione sullo studio di una vita eseguito di persona sui testi sumeri e sulle epigrafi presenti su manufatti e altri monumenti mediorientali. Questo farebbe comprendere come i suoi approfonditi studi, partendo dall’astrofisica, concentrandosi sull’esegesi biblica, sulla linguistica e sulle religioni, abbiano potuto imporsi con tale potenza all’attenzione dei lettori, offrendo un punto di vista alternativo, che possa in qualche modo agire da ponte tra credenti e non credenti, forse riconciliando le loro posizioni sulle origini della razza umana.

 

Fonti di riferimento:
Il Pianeta degli Dei, Zecharia Sitchin, Piemme,1976
http://www.sitchin.com

http://www.terralab.it/esoterica/EnumaStudio.pdf

http://www.bibliotecapleyades.net/sumer_anunnaki/anunnaki/anu_8.htm

http://ad2004.com/Biblecodes/Hebrewmatrix/Nibiru%20End%20Time%20v5.pdf

http://it.wikipedia.org/wiki/Zecharia_Sitchin

http://www.esopedia.it/index.php?title=Zecharia_Sitchin

http://www.ufopedia.it/Sitchin_Zecharia.html

http://ufo.forumcommunity.net/?t=33997891

http://www.eclisseforum.it


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